Di Maio al Festival del Lavoro ovvero piccoli camerati crescono

Di Maio al Festival del Lavoro ovvero piccoli camerati crescono

Il Festival del lavoro, è una manifestazione organizzata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e dalla Fondazione Studi per parlare di lavoro ed occupazione.

L'edizione 2017, che si è svolta al Lingotto dal 28 al 30 settembre, ha avuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Camera dei Deputati, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dell'ANPAL e dell'INAPP, oltre che della Città di Torino e della Regione Piemonte.

Va da sé, pertanto, che tale evento non potesse non raccogliere, come mosche al miele, la partecipazione di tecnici e politici a livello nazionale.

Tra i politici era presente, sabato, anche il presidente del Consiglio in pectore del Movimento 5 Stelle, sua Eccellenza il non ancora cavaliere Luigi Di Maio.


Che cosa ha detto il candidato a primo ministro? Il suo intervento è riassunto in cinque punti. Si parte dallo Stato incubatore, che non è un'offesa, ma la definizione per "agevolare lo sviluppo di nuove professioni legate all’innovazione tecnologica e sostenere la nascita di nuove start up".

Successivamente Di Maio ha parlato, e vba riconosciuto non a torto, della necessità di cancellare il Jobs Act visto che non serve certo a creare lavoro stabile, citando l'ultima nota trimestrale sulle tendenze dell'occupazione che indica che a fronte di 437 mila nuovi posti di lavoro, 329.000 sono a tempo determinato!

Poi è stata la volta dei Centri per l’impiego, le cui finalità saranno migliorate e rese più efficienti all'interno della proposta relativa al reddito di cittadinanza.

Anche cambiare la Legge Fornero per evitare che si vada in pensione a 70 anni e per rendere efficace un effettivo turn over tra giovani e anziani è una delle priorità - ha detto Di Maio - del Movimento 5 Satelle.

Infine, Di Maio si è ricordato anche dei sindacati. E che cosa ha detto? «Con noi al governo o i sindacati si autoriformano o dovremo fare noi la riforma.

Serve un cambiamento radicale delle organizzazioni sindacali. Ci deve essere più possibilità delle organizzazioni giovanili di contare ai tavoli della contrattazione.»

E per chi si chiedesse chissà che cosa avesse voluto intendere con tale affermazione, ecco suibito la risposta: «Un sindacalista che prende la pensione d’oro e prende finanziamenti da tutte le parti ha poca credibilità per rappresentare un trentenne.»

Inutile far presente a Di Maio che i sindacati esistono in base alle iscrizioni, volontarie e non obbligatorie, dei lavoratori e che se i "giovani" pensassero di aver bisogno di un proprio sindacato che li rappresentasse meglio, nessuno vieta loro di crearlo ed organizzarlo.

L'importante per Di Maio, che sotto questo aspetto è in piena unità d'intenti con Matteo Renzi, è riformare i sindacati, come se l'origine di tutti i mali fosse la tutela del lavoro. Anche un altro ex socialista, circa 90 anni fa, faceva le stesse identiche affermazioni. Un caso?

Categoria Economia
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