Schiaparelli si è schiantata su Marte. All'ESA hanno perso ogni speranza

Schiaparelli si è schiantata su Marte. All'ESA hanno perso ogni speranza

Come ha dichiarato Jorge Vago, uno degli scienziati del programma ExoMars, è molto probabile che il modulo di atterraggio Schiaparelli, che avrebbe dovuto posarsi dolcemente su Marte, abbia invece impattato violentemente sulla superficie del pianeta rosso. Questo ne avrebbe compromesso irreparabilmente le funzionalità. Per una conferma ufficiale occorrerà ancora del tempo.

Dopo un viaggio di 500 milioni di chilometri e il posizionamento nell'orbita marziana della TGO (Trace Gas Orbiter), la missione ExoMars sembrava procedere come da programma.

Purtroppo, dopo il distacco dalla sonda madre, Schiaparelli, una volta nell'atmosfera di Marte, non si è comportata come previsto, secondo quanto ha ammesso Andrea Accomazzo dell'ESA, responsabile delle attività del lander.

Schiaparelli si è schiantata su Marte. All'ESA hanno perso ogni speranza

In base ai dati ricevuti, è stato possibile stabilire che i primi cinque minuti della discesa di Schiaparelli verso il pianeta rosso sono proceduti senza intoppi.

La sonda è entrata nell'atmosfera di Marte alla velocità di 21 mila km/ora, con uno scudo termico a protezione dalle alte temperature. Anche il paracadute si è aperto regolarmente e ha rallentato la discesa fino ad una velocità di 240 km/ora.

I guai sono iniziati dal momento in cui Schiaparelli ha attivato il radar, che sarebbe dovuto servire a rilevare velocità e altitudine per un controllo ottimale della fase di atterraggio.

Il distacco del paracadute è avvenuto 30 secondi prima di quanto programmato, il che non sarebbe stato di per sé un problema, perché il veicolo aveva già raggiunto una velocità sufficientemente bassa.

Il problema vero sono stati i retrorazzi che avrebbero dovuto frenarne la caduta. Hanno funzionato solo per tre o quattro secondi, invece dei 30 previsti, e questo ha impedito un impatto morbido.

E' difficile dire quale sia stata la velocità quando Schiaparelli ha toccato la superficie. Si ipotizzano circa 200 km/ora. Questo significherebbe che la sonda, del peso di mezza tonnellata, è andata completamente distrutta. La velocità era troppo elevata, perché la struttura protettiva, presente sulla pancia del veicolo, abbia potuto assorbire l'impatto.

Dopo lo spegnimento dei retrorazzi, Schiaparelli ha continuato a trasmettere per altri 19 secondi, durante i quali i computer hanno confermato l'attivazione della procedura di atterraggio. Le comunicazioni radio si sono interrotte 50 secondi prima del previsto, proprio a seguito dello schianto sulla superficie di Marte.

La speranza è di poter localizzare i rottami, per cercare di ricostruire, anche se parzialmente, quanto è accaduto. La Nasa ha già attivato il suo Mars Reconnaissance Orbiter, nel tentativo di inquadrare il Meridiani Planum, un altopiano in prossimità dell'equatore dove sarebbe dovuto avvenire l'atterraggio.

Non sarà facile individuare i resti di Schiaparelli, date le sue dimensioni relativamente piccole. Forse potrà essere di aiuto il paracadute, che ha un diametro di otto metri, ma solo nel caso che sia rimasto sufficientemente aperto.

Il fallimento di Schiaparelli, il cui compito era proprio quello di testare la fase di ingresso nell'atmosfera e il successivo atterraggio sul pianeta, in vista del lancio di un rover previsto per il 2020, rischia di incidere pesantemente sui piani futuri dell'ente spaziale europeo.

Schiaparelli si è schiantata su Marte. All'ESA hanno perso ogni speranza

Il rover sarà un veicolo di maggiori dimensioni ed avrà un costo molto più alto di quello di Schiaparelli. La fase di atterraggio, però, seguirà le stesse modalità. I paracadute saranno quattro, invece di uno, e le loro dimensioni saranno maggiori, ma le apparecchiature saranno le stesse: radar, giroscopio, computer, accelerometro. Sono proprio queste che non hanno funzionato correttamente questa volta. Chi può dire se funzioneranno la prossima?

In compenso, all'ESA ci si consola con il corretto posizionamento in orbita della TGO, un gigante con una larghezza di 18 metri, che nei prossimi anni analizzerà l'atmosfera marziana, per rilevare l'eventuale presenza di quantità anche minime di gas, compreso il metano, che potrebbe indicare la presenza di forme di vita sul pianeta rosso.

Ugo Longhi
nella categoria Scienza e Tecnologia
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