Il mondo piange Shimon Peres

Il mondo piange Shimon Peres

All'età di 93 anni, è morto Shimon Peres. Ricoverato due settimane fa dopo essere stato colpito da un ictus, Peres è morto in una clinica vicina a Tel Aviv. Ai funerali che si terranno venerdì parteciperanno capi di stato e di governo da tutto il mondo.

Sono stati pochi i politici a fare per Israele quello che ha fatto Shimon Peres, un uomo che in patria non è stato mai molto amato. Ha ricoperto il ruolo di ministro degli Esteri, ministro della Difesa, ma non è stato mai eletto capo del governo, anche se ha ricoperto questa carica in situazioni di emergenza, come nel 1995, dopo la morte di Rabin. Pochi mesi dopo, però, perse le elezioni, che videro il successo del suo rivale, Benjamin Netanyahu.

Un uomo dalle molte contraddizioni, esaltato all'estero e guardato con diffidenza in patria, fautore dell'armamento atomico del suo paese e sostenitore della pace con i palestinesi.

Nato nel 1923 in Polonia, Peres si trasferì con i suoi genitori in quella che era allora la Palestina all'età di undici anni. Vissuto prima a Tel Aviv e poi in un kibbutz, si occupò presto di politica aderendo ai socialisti sionisti, con i quali cominciò ad esercitare le sue ben note doti oratorie.

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Una caratteristica questa che fece sì che fosse notato dal futuro premier, David Ben-Gurion (insieme nella foto), che lo prese come suo assistente e nel 1953 lo nominò direttore generale del nuovo ministero della Difesa, appena istituito, in un periodo in cui, dopo la guerra di indipendenza, era necessario riorganizzare l'esercito e elaborare una strategia per la sicurezza. A soli 30 anni Peres era già ai vertici del potere, vertici che non ha più abbandonato per il resto della sua vita.

Pur non avendo mai fatto neppure il servizio militare, è stato Peres a modellare la politica di difesa di Israele fin dall'inizio. Lo stesso Ben-Gurion gli dette l'incarico di mettere in piedi l'industria nucleare, un compito che portò a termine con l'aiuto dei francesi. Questi erano inizialmente esitanti, e per convincerli Perez si servì della crisi di Suez del 1956. Israele si sarebbe ritirato dalla penisola del Sinai e in cambio avrebbe ottenuto l'accesso alla tecnologia nucleare, per potersi difendere da eventuali attacchi dell'Egitto, allora appoggiato dall'Unione Sovietica.

A Dimona, una città praticamente in mezzo al deserto del Negev, fu costruito un impianto nucleare mascherato da fabbrica tessile. Del resto Israele si era formalmente impegnata ad utilizzare la tecnologia nucleare solo a scopi scientifici. Peres portò avanti l'intero progetto senza consultare il parlamento e anche oggi l'agenzia atomica israeliana è un vero e proprio stato nello stato.

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Ufficialmente Israele non ha mai ammesso di essere in possesso della bomba atomica, ma non lo ha neanche mai negato. E' rimasta famosa la risposta di Peres a Kennedy, che gli chiese se Israele stava dotandosi di armi atomiche: "Signor presidente, non saremo certo i primi a introdurre armi atomiche in Medio Oriente."

Nella sua autobiografia, Peres ricorda che nel 1967, poco prima dello scoppio della guerra dei sei giorni, fece una certa proposta all'allora ministro della Difesa, Moshe Dayan, che secondo lui avrebbe potuto spaventare gli arabi ed evitare il conflitto. Per motivi di sicurezza dello stato, non ha detto di cosa si trattasse, ma gli americani hanno ipotizzato che intendesse un test nucleare a scopo dimostrativo.

Il mondo piange Shimon Peres

Questo era uno dei lati della personalità di Shimon Peres, un uomo pronto a prendere in considerazione anche forme di violenza forte e decisa, quando si trattava di difendere il suo paese. Ma era anche uomo di pace e va a suo merito l'aver dato inizio al processo di pace con i palestinesi. Oggi la sua idea di un nuovo Medio Oriente, ispirato all'Unione Europea, in cui Israele occupasse un ruolo centrale, può suonare ingenua.

Basta pensare che ancora negli anni novanta per Israele era proibito negoziare con l'OLP di Yasser Arafat. Peres, insieme a Rabin, ritenne che senza trattare direttamente con l'OLP, Israele sarebbe rimasto isolato Finalmente nel 1993, i suoi colloqui con l'OLP portarono ad una comune dichiarazione d'intenti.

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Insieme a Rabin e Arafat, Peres fu insignito del premio Nobel per la pace, forse troppo in anticipo con i tempi, dato che ben presto le speranze iniziali di pace furono deluse. Nel 1996, a seguito dei missili lanciati dagli Hezbollah nel nord del paese, dette il via alle operazioni militari e fece bombardare il Libano dall'artiglieria e dall'aviazione.

Peres non era solo un visionario, ma anche un uomo capace di atti concreti. Negli anni ottanta liberò il paese dall'inflazione, ridusse la disoccupazione e gestì il ritiro dell'esercito dal sud del Libano. Di fronte a tutte le difficoltà che Israele ha dovuto affrontare, è rimasto sempre un ottimista. Per lui essere pessimista era solo una perdita di tempo.

E' rimasto attivo fino a tarda età. Nel 2007 fu eletto presidente dal parlamento e ancora per molti anni ha occupato la scena politica, cercando, come sempre ha fatto, di essere il primo ambasciatore del suo paese.

Sandro Alioto
nella categoria Esteri
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