Renzi a Politics. Abbiamo assistito al solito spettacolo

Renzi a Politics. Abbiamo assistito al solito spettacolo

Lunedì, Matteo Renzi, ha lasciato sbigottiti molti dei suoi sostenitori: non era in televisione. Alcuni di loro pare abbiano avuto anche un accenno di crisi di astinenza. Per tale motivo, il presidente del Consiglio, premurosamente, ha informato via social che martedì sarebbe stato ospite di Politics, la trasmissione su Rai 3 in sostituzione di Ballarò diventata famosa perché nessuno la guarda.

Ma questa volta Politics dovrebbe esser forse riuscita a tirar su qualche spettatore in più, grazie anche alla riproposizione di un "nuovissimo" format degli anni '60: tribuna politica.

Infatti, Renzi ha fatto l'ospite politico a cui i giornalisti di varie testate hanno posto, a turno, varie domande, che hanno avuto per tema, principalmente, il referendum confermativo del 4 dicembre, la legge di stabilità che sarà presentata nei prossimi giorni, il futuro del Partito Democratico.

I giornalisti in studio erano Bianca Berlinguer ex direttora del TG3, Stefano Feltri vicedirettore de Il Fatto, Claudio Cerasa direttore de il Foglio, oltre a Gianluca Semprini come moderatore, nella veste che fu di Ugo Zatterin.

Bisogna ammetterlo, Semprini non è Zatterin (purtroppo per Semprini) e Renzi, purtroppo per lui, non è un politico degli anni '60. Non che i politici degli anni '60 fossero tutte bravissime persone ed avvesero tutti il senso delle istituzioni. Però, a differenza di Renzi, riuscivano a svicolare argomenti imbarazzanti in modo più dignitoso e credibile anche in rispetto alla carica istituzionale che occupavano.

Per farla breve, un Aldo Moro, un Amintore Fanfani... persino un Bettino Craxi non si sarebbero mai comportati come dei ganassa di periferia! Invece, Renzi sì. Ma ormai siamo abituati a questo genere di spettacolo.

In un'ora e mezzo di domande e risposte non si è sentito niente di nuovo in merito a tutti gli argomenti trattati, a parte la conferma che Renzi adesso abbia raggiunto la consapevolezza che gli italiani siano dei perfetti imbecilli.

Infatti, alla domanda di Bianca Berlinguer sull'evidenza che con il nuovo testo costituzionale ai consiglieri e ai presidenti di regione così come ai sindaci che siederanno in Senato sarà applicata automaticamente l'immunità parlamentare, Renzi ha risposto dicendo che con la nuova Costituzione ad avere l'immunità non saranno oltre 900 persone, ma "solo" 750.

Questa risposta è significativa come esempio per inquadrare il personaggio ed il modo in cui affronta gli argomenti: negando l'evidenza.

Così quando Stefano Feltri gli ha chiesto di fare una dichiarazione sul ruolo che Renzi ha avuto nella sostituzione di Viola, amministratore delegato di MPS, con Morelli sanzionato da Bankitalia per alcune scelte fatte a metà degli anni 2000 proprio mentre lavorava nella banca senese, il presidente del Consiglio si è innervosito e non poco dicendo che quella era una menzogna e che lui non è mai intervenuto, come invece facevano "quelli di prima", in nessuna nomina bancaria.

La menzogna, però, era relativa ad una telefonata fatta da Padoan a Viola, confermata da quest'ultimo, in cui il ministro invitava alle dimissioni l'ormai ex ad di MPS su mandato di Renzi. Telefonata riportata da tutti i principali quotidiani italiani e non smentita da Padoan. Da ricordare, infine, che Morelli è persona gradita a JP Morgan che, per conto di Monte dei Paschi, dovrà occuparsi dell'aumento di capitale di ben 5 miliardi di euro che la banca senese è costretta a chiedere al mercato per risistemare i propri conti.

Anche stavolta Renzi ha confermato che MPS è una banca solida in cui lui crede. Dopo una dichiarazione simile fatta da Renzi a gennaio di quest'anno, MPS ha perso quasi l'80% del suo valore in borsa. A Siena hanno già incrociato le dita.

Per pareggiare le domande di Berlinguer e Feltri, Renzi ha potuto usfruire degli assist del direttore de il Foglio Cerasa che hanno permesso al segretario premier di dilungarsi in sproloqui su quanto di nuovo, buono e bello fatto da lui in questi due anni e mezzo di governo.

In merito ai contenuti del referendum costituzionale, da segnalare che Renzi ha indicato in una volta al mese le riunioni del Senato! Nel testo costituzionale per i senatori sono indicati una decina di compiti, forse di più. E secondo Renzi i senatori si riuniranno 12 volte in 365 giorni! Non ci ha spiegato come possano scrivere, illustrare, dibattere e votare una qualsiasi legge in così breve tempo. Purtroppo nessuno glielo ha chiesto.

Il dibattito è terminato con i giornalisti a cui è stato chiesto se Renzi si sarebbe dimesso in caso di sconfitta al referendum. Stefano Feltri ha ricordato che è stato Renzi a dirlo e che adesso ne deve trarre le conseguenze: "Si è messo nei guai da solo."

Ovviamente, Renzi si è guardato bene dal dire che cosa farà. Ma, considerando che finora ha coerentemente e tenacemente fatto sempre l'esatto contrario di ciò che ha promesso, è chiaro che continuerà a rimanere al proprio posto.

Un'ultima annotazione. Appena l'occasione lo consentiva, Renzi ha sempre tirato in ballo i 5 Stelle come esempio negativo, fino ad affermare che loro credono nella presenza delle sirene nel mar Mediterraneo (ma forse non ha letto La Pelle di Curzio Malaparte) e che gli americani non siano mai andati sulla luna. Ormai per Renzi i 5 Stelle sono diventati una vera e propria malattia a cui non ha ancora trovato una cura adatta, neppure un palliativo.

Fabrizio Marchesan
nella categoria Politica
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