Il governo del cambiamento è guidato da un premier, Giuseppe Conte, che avrebbe dovuto assolvere il ruolo di mediatore tra gli interessi delle due forze politiche della coalizione, Lega e 5 Stelle.

A meno di cambiamenti futuri, quello che abbiamo potuto vedere in queste due settimane è che Conte, in questo governo, ha solo un ruolo burocratico... deve riempire una poltrona che nessuno dei due capi politici di Lega e 5 Stelle è riuscito ad intestarsi.

Ma così facendo, a dispetto del suo curriculum, delle sue competenze professionali e delle sue conoscenze linguistiche, Conte ha finito per essere, in due sole settimane, la marionetta di Salvini e di Di Maio, i veri presidenti del Consiglio in carica che, da vice, governano ognuno a suo modo in base al proprio interesse.


Salvini, non appena nominato ministro dell'Interno, si è dimenticato del programma di governo della Lega, stilando una lista di nemici da offrire all'ira degli amici di Facebook. Flat tax? Boh! Legge Fornero? Boh! Sgravi alle imprese? Boh. Ma chi lo ha eletto si è già dimenticato delle "piccolezze" da oltre 50 miliardi all'anno promesse dall'amico Matteo.

Adesso sono tutti in piazza per farsi la foto con lui, dopo che ha promesso loro di liberarli dall'invasione dei neri che rubano lavoro e case e fanno la pacchia alle spalle degli italiani. Per non parlare dei Rom che non potendo essere espulsi perché italiani, in compenso, possono però essere schedati. Perché? Ancora Salvini non lo ha spiegato, ma tanto ai suoi amici non interessa saperlo, perché neppure se lo sono chiesto. L'importante è l'intenzione e l'aspetto negativo che l'accompagna. È un possibile dispetto... quindi va bene.


Di Maio, viceversa, pensava di farsi propaganda facendo vedere di fare qualcosa di concreto per gli italiani. Così ha iniziato ad incontrare lavoratori, aziende, ad aprire tavoli, ad annunciare leggi (ma sempre rigorosamente a costo zero o quasi) per promuovere se stesso e i 5 Stelle come artefici del cambiamento.

La comunicazione pentastellata, nel frattempo, ha cercato di promuoverne l'immagine mostrandolo in primo piano, ora con il volto serio, ora con il volto sorridente, ora con il volto pensieroso... a seconda delle necessità. Ma non è bastato a contrastare la propaganda leghista... anche perché i 5 Stelle si sono trovati impreparati ad arginare i colpi di teatro del ben più navigato Matteo.

Così, con la vicenda Aquarius hanno finito per fare da ruota di scorta della Lega, farfugliando sulla chiusura non chiusura dei porti, sul rispetto del contratto di governo e sul fatto che quanto messo in scena da Salvini vi fosse o meno compreso.

Capito l'andazzo, anche se con molto ritardo, Di Maio ha iniziato a correre ai ripari, ma con cautela, estrema cautela... non vuole certo offendere il suo alleato. Così, per dire che il censimento dei Rom non è cosa, dichiara «Censimenti? Troviamo i raccomandati!», senza nominare i Rom, senza nominare Salvini, senza nominare la Lega... non si sa mai.


In ogni caso, questo è già il primo quasi scontro tra i due galletti "governativi", un primo disaccordo su un tema che nel contratto non c'è. Come andrà a finire? Salvini rinuncerà?

Non è questo il punto. L'aspetto più preoccupante è che il contratto di governo che doveva vincolare l'azione di due forze politiche tra loro diverse su un programma comune, ha finito per spianare la strada ad un partito di estrema destra che ha da subito iniziato a fare una propaganda di estrema destra e cose di estrema destra... e solo dopo neppure una settimana dall'avvio del nuovo governo. Nel caso, anche se improbabile, che questa alleanza duri, che cosa diventerà l'Italia e che cosa diventeranno gli italiani dopo 5 anni?

È questo che ci deve preoccupare... e molto.