Gli scienziati del progetto EHT sono riusciti a fotografare per la prima volta un buco nero

Gli scienziati del progetto EHT sono riusciti a fotografare per la prima volta un buco nero

Nella sua teoria della relatività generale, Einstein aveva previsto l'esistenza nell'universo dei buchi neri e la loro forma. L'esistenza era stata da tempo dimostrata, ma per le loro caratteristiche, fotografarli e misurarli finora era stato pressoché impossibile.

Ha provveduto a colmare questa lacuna la ricerca condotta dal progetto Event Horizon Telescope (EHT), una collaborazione internazionale iniziata nel 2012 con lo scopo di osservare l'ambiente circostante relativo ad un buco nero utilizzando una rete globale di telescopi terrestri.

L'immagine ottenuta conferma quanto predetto da Einstein nella teoria della relatività generale, come dichiarato dall'astrofisico Dimitrios Psaltis dell'Università dell'Arizona, che ha fatto parte del progetto EHT: "La dimensione e la forma dell'ombra corrispondono alle previsioni precise della teoria della relatività generale di Einstein".

Il buco nero "fotografato" è circa 6 miliardi di volte la massa del nostro sole e si trova in una galassia chiamata Messier 87 (M87) a circa 53 milioni di anni luce dalla Terra, vicino ad un gruppo di galassie della Vergine.

Quello fotografato è un buco nero supermassiccio, o supermassivo, il più grande tipo di buco nero esistente, con una massa di milioni o miliardi di volte superiore a quella del Sole, presente al centro di tutte le galassie, inclusa la nostra Via Lattea.

I buchi neri sono come i muri di una prigione da cui è impossibile fuggire. Una volta attraversato l'ingresso, non sarà più possibile uscirne e non sarà più possibile comunicare con l'esterno.

Il fatto che i buchi neri assorbano la luce ne rendeva finora impossibile la visione. La foto del buco nero al centro di Messier 87 mostra un anello luminoso colorato di rosso, giallo e bianco che circonda un centro scuro. L'immagine è stata realizzata rilevando lunghezze d'onda non visibili all'occhio umano. Ad esse gli astronomi hanno aggiunto il colore per rappresentare l'enorme calore di gas e polveri, che si pensa raggiunga temperature di milioni di gradi.

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