Parte dei 49 milioni della Lega nascosti in qualche paradiso fiscale all'estero?

Parte dei 49 milioni della Lega nascosti in qualche paradiso fiscale all'estero?

L'origine dei 49 milioni di euro della Lega, quelli di cui Salvini dice di non sapere come e quando siano stati spesi, è da attribuire alla Lega di Bossi e all'allora tesoriere Belsito. Però, una parte non certo irrilevante di quella cifra, decine di milioni di euro, è finita anche nelle casse della Lega gestita Da Maroni prima e Salvini poi.

Però la rendicontazione di come quei soldi siano stati spesi, se effettivamente sono stati spesi, è fittizia e non comprovata da fatture. Secondo i responsabili della Lega quei soldi sarebbero stati destinati all'attività politica del partito ed elargiti alle sedi sul territorio.

A darci però un'idea di come quei soldi potrebbero invece essere stati spesi e di dove (almeno una parte) potrebbero ancora trovarsi è la trasmissione Report, grazie all'inchiesta andata in onda lunedì 10 giugno.

Partendo dall'acquisto di una struttura termale messa all'asta in seguito ad un fallimento, nella puntata del programma condotto da Sigfrido Ranucci, i giornalisti hanno trovato, in quel di Bergamo, dei punti di contatto tra alcuni professionisti locali e gli attuali amministratori della Lega: Giulio Centemero, tesoriere del partito, Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, revisori contabili dei gruppi della Lega alla Camera e al Senato.

Ed è a Bergamo che lo scorso dicembre scorso i magistrati di Genova, in uno studio commerciale, hanno sequestrato decine di carte di alcune società con l'ipotesi che parte dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali destinati alla Lega siano finiti in qualche paradiso fiscale all'estero.

Dai commercialisti di Bergamo, Report passa poi in un altro studio di commercialista, stavolta a Milano, dove Matteo Salvini ha stabilito, per un breve periodo, la sede del partito, che adesso si trova di nuovo in via Bellerio.

Investigando sugli interessi del titolare di quello studio, Report ci ha fatto avere un esempio di come la Lega gestisce i soldi pubblici, tramite l'acquisto di un immobile per 800mila euro destinato alla Lombardia Film Commission, guidata fino allo scorso anno da Alberto Di Rubba (revisore dei conti della Lega al Senato). "Seguendo chi ha incassato buona parte dei soldi pubblici della Lombardia Film Commission, Report è finito con il tornare da dove era partito, nelle valli bergamasche, e più esattamente proprio nel paese di Di Rubba"...

Inutile aggiungere che i protagonisti della Lega eletti in Parlamento non hanno rilasciato dichiarazioni a commento dei fatti elencati nel servizio di Report di cui sono diretti protagonisti.

Il tanto strombazzato cambiamento che dovrebbe mettere al centro dell'attività politica gli interessi degli italiani, da quanto illustrato nell'inchiesta andata in onda ieri, nel caso esista, è comunque subordinato agli interessi della Lega che, è evidente, vengono prima di quelli delle persone con cui Salvini usa farsi i selfie.

Categoria Cronaca
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