Cronaca

Pedofilia: Cosa effettivamente indigna papa Francesco?

L'associazione il piccolo Davide, che ha come obiettivo primario quello di partecipare attivamente al ripristino e alla salvaguardia dei valori della famiglia, scrive a papa Francesco per chiedergli se sia indignato per le barbarie commesse dai preti o per il danno d'immagine giustamente subito dalla Chiesa?

Alberto Senatore, presidente de "il piccolo Davide" di Giffoni Valle Piana (SA), nata nel 2010 a seguito dello scandalo sulla pedofilia clericale, scrive al papa:

"Ho letto con molta attenzione la Sua ultima lettera inviata ai vescovi in occasione della Festa dei Santi Innocenti. Alcune delle Sue affermazione hanno attirato la mia attenzione...

Le presento alcune perplessità maturate all'interno dell'associazione, a seguito di un'attenta riflessione ed una profonda analisi delle dichiarazioni sopra riportate.

Lei scrive: "La Chiesa piange... perché conosce il peccato di alcuni dei suoi membri", ma, dopo aver ascoltato le testimonianze delle vittime e dopo aver preso visione degli atti giudiziari, in cui veniva sistematicamente accertata, denunciata e condannata la decennale omertà delle gerarchie cattoliche, non sarebbe più appropriato e giusto, che Lei invitasse la Chiesa a piangere perché "nonostante conoscesse i peccati che venivano commessi da alcuni dei suoi membri", invece di fermarli, e denunciarli alle autorità competenti, li ha coperti e protetti?...

Lei giustamente afferma: "Questo peccato ci fa vergognare". Ma la vergogna a cui Lei fa riferimento, è una conseguenza delle barbarie commesse dai sacerdoti o deriva dal danno d'immagine che la Chiesa ha giustamente subito? Lei continua dicendo: "Chiediamo perdono e piangiamo il peccato di omissione di assistenza, il peccato di nascondere e negare, il peccato di abuso di potere".

Con queste semplici parole, dall'alto dell'autorità che Le appartiene, Lei ha confermato e legittimato le sentenze dei giudici che, sia in Italia che nel mondo, hanno indagato e condannato l'omertà dei vertici della Chiesa cattolica. Lei conclude scrivendo bisogna quindi trovare "il coraggio necessario per promuovere tutti i mezzi necessari e proteggere in tutto la vita dei nostri bambini perché tali crimini non si ripetano più. Facciamo nostra chiaramente e lealmente la consegna 'tolleranza zero' in questo ambito".

Queste parole mi hanno ricordato un'affermazione del Suo predecessore, Papa Benedetto XVI all'indomani della diffusione in Irlanda del rapporto Murphy, un'indagine sugli abusi sessuali, fisici ed emotivi, all'interno della Chiesa irlandese. Dopo nove anni l'inchiesta accertò oltre 14.000 vittime di abusi e violenze sui minori, praticati da sacerdoti ed esponenti del clero cattolico. In quella tragica circostanza, Papa Ratzinger dichiarò: "La Chiesa continuerà a seguire la grave questione con la massima attenzione, al fine di meglio comprendere come tali vergognosi eventi siano accaduti e il modo migliore per sviluppare strategie efficaci così da evitare il loro ripetersi".

Correva l'anno 2010, quando Benedetto XVI, travolto dallo scandalo, prometteva strategie efficaci contro la pedofilia clericale, affinché tali vergognosi eventi non si ripetessero. Sono passati sei anni da quelle promesse e le cronache continuano a dar notizie di bambini che vengono abusati dai sacerdoti, ultima in ordine di tempo, la denuncia presentata da Francesco Zanardi, presidente della Rete L'Abuso, alla Procura della Repubblica di Verona, riguardante Don Nicola Corradi, un pedofilo recidivo che, sia in Italia che all'estero, abusava di bambini sordomuti. La situazione è sì migliorata, ma non di molto, i bambini continuano ad essere violentati dai cosiddetti uomini di Dio. Questo significa che la Chiesa ancora non è riuscita a trovare quelle strategie efficaci per contrastare e debellare la pedofilia clericale, e se le ha trovate, non è riuscita ad applicarle.

Come è possibile questo? Che cosa non ha funzionato? Perché gli abusi continuano? Queste erano le domande che si affollavano nella mia mente, domande che hanno trovato risposta quando ho confrontato le Sue recenti dichiarazioni con quelle del Suo emerito predecessore. Papa Ratzinger definì gli abusi "tali vergognosi eventi", minimizzando in questo modo l'atrocità di quelle violenze, forse non realizzò appieno la gravità di quegli atti bestiali, probabilmente non percepì l'entità del dramma che si stava consumando.

Lei invece, ha dato la giusta definizione della pedofilia clericale, "tali crimini". Crimini, questa è la definizione precisa degli abusi sessuali sui minori, commessi dai sacerdoti. Lei non avrebbe potuto utilizzare una parola più appropriata, che potesse esprimere appieno la crudeltà, la cattiveria, la disumanità, la meschinità, la malvagità, che l'abuso sessuale comporta. Ma a questo punto la riflessione nasce spontanea: se l'abuso sessuale sui minori è un crimine, di conseguenza chi lo commette è un criminale, a prescindere dalla sua professione, dal colore della pelle, dalla nazionalità, dalla posizione sociale o dalla sua religione. Se chi abusa dei bambini è un criminale, bisogna perseguirlo come un criminale. Per fermare i crimini bisogna individuare ed arrestare i criminali e i loro complici; per debellare la pedofilia all'interno della Chiesa, bisogna usare la stessa strategia, individuare ed arrestare i preti pedofili e i loro complici.

Per farlo è indispensabile la piena collaborazione con gli organi inquirenti, anche a costo di cambiare o modificare qualche ordinamento interno. A mio modesto parere questa è l'unica tolleranza zero; qualsiasi altra strategia, che non preveda la perseguibilità del sacerdote pedofilo in quanto criminale, non è altro che la solita tolleranza.

Nella speranza di aver, anche se in piccola parte, contribuito alla battaglia contro la pedofilia,
cordialmente La saluto."

Autore osipensaosicrede01
Categoria Cronaca
ha ricevuto 174 voti
Commenta Inserisci Notizia