Martedì 22 gennaio inizierà a Bari, presso la Fiera del Levante, il 18.esimo congresso della Cgil, il più grande sindacato italiano con circa 5 milioni e mezzo di iscritti. Un appuntamento non certo irrilevante, sia sul piano politico che su quello economico, visto che in quell'occasione si deciderà anche chi sarà il successore di Susanna Camusso all'incarico di segretario generale.

Si comincia martedì 22 gennaio con i saluti istituzionali e la relazione del segretario generale. Le conclusioni venerdì 25 gennaio.

Scorrendo il programma dell'evento, gli interventi di saluto sono previsti nella giornata inaugurale alle 12:30 e alle 15:30. Nell'elenco dei presenti figurano Carla Nespolo, presidente nazionale Anpi; Anna Maria Furlan, segretaria generale Cisl; Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil; Rudy De Leeuw, presidente Confederazione europea dei sindacati; Ayuba Wabba, presidente Confederazione sindacale internazionale.

Scorrendo il programma relativo anche ai giorni seguenti - i lavori del Congresso si protrarranno fino a venerdì - nel programma non è riportata la presenza di nessun rappresentante del Governo. Non è previsto che sia presente il premier Conte, non è previsto che sia presente il bi-ministro del Lavoro e dello Sviluppo Di Maio, non è prevista neppure la presenza del ministro dell'Economia Tria.

Possibile che a un evento così importante sul piano istituzionale il Governo, i cui principali rappresentanti assicurano la loro presenza alle riunioni anche delle più scalcinate associazioni di categoria, non provveda ad inviare neppure un ministro, fosse anche di second'ordine? Persino quando era presidente del Consiglio Berlusconi, il suo Governo inviò l'allora ministro Sacconi a presenziare al Congresso. Adesso, invece, il Governo del cambiamento fa finta di ignorare il Congresso del principale sindacato italiano.

Incredibile? Salvo ripensamenti dell'ultim'ora questo è ciò che accade e, ovviamente, non possiamo non leggerne il senso politico.

I 5 Stelle da sempre vedono il sindacato come un avversario, se non un nemico, che ostacola il rapporto con i loro sostenitori. I 5 Stelle, evidentemente, pensano di poter rappresentare autonomamente gli interessi dei cittadini anche per quanto riguarda le problematiche del lavoro, dimenticandosi la terzietà del ruolo della politica, visto che un partito, oltretutto di governo, deve legiferare tenendo conto degli interessi sia dei dipendenti, sia di chi offra loro lavoro. Ma pare che questo sia un concetto difficile da capire e da digerire per i grillini che, da alcuni anni a questa parte, hanno rilasciato dichiarazioni apertamente avverse nei confronti del sindacato in genere e della Cgil in particolare.

Inutile pensare che tale linea non sia condivisa da un partito di estrema destra, se non addirittura di stampo fascista, come la Lega.

Pertanto, nessun rappresentante del Governo del cambiamento sarà presente a Bari al Congresso della Cgil. Se questo sia da interpretare come un passo avanti per migliorare le condizioni del Paese, sinceramente, appare difficile comprenderlo.