Il PD e il surrealismo in una parola: cambiamento

Il PD e il surrealismo in una parola: cambiamento

Per capire la vastità della sconfitta di Renzi e del renzismo, perchè di questo si tratta essendo il PD ormai una semplice sigla burocratica, è stata emblematico il commento ai risultati delle amministrative fatto ieri dallo stesso Renzi. Commento rilasciato, obtorto collo, a margine di un evento già programmato a Palazzo Chigi: la celebrazione di un ristoratore italiano il cui ristorante è stato nominato migliore al mondo!

Evitando domande politiche sul voto di domenica, rimandate alla Direzione del prossimo venerdì, Renzi ha detto che la mezza sconfitta del PD è dovuta alla mancanza di coraggio del partito per non aver intercettato la richiesta di cambiamento (ricordate lo slogan rottamazione?) proveniente dalla società.

E, come accade in questi casi, tutti i media desiderosi di compiacere il capo hanno ritrasmesso questa panzana cercando perfino, in alcuni casi, di approfondirne i contenuti, ritenendola autentica!

E così, sulla stessa linea del surreale si sono poi sintonizzati gli altri big dl partito come Debora Serracchiani (vicesegretario) che su facebook posta: «Bisogna imparare dalle sconfitte. Non basta governare con capacità e onestà, né avere buoni programmi, occorre riprendere slancio nel rinnovamento, tornare a stare più vicini ai cittadini, in ascolto e in dialogo costante. Ricominciamo dai territori, dalle città, dalle comunità».

Orfini, invece, da commissario di Roma, punta tutto su Mafia capitale:«... la città era travolta dallo tsunami Mafia Capitale. Inutile qui ricordare nomi e cognomi di quelli che furono coinvolti tra i nostri compagni di partito. Non derubricammo la questione sotto la categorie delle “responsabilità individuali”, perché sarebbe stato un falso. Chiunque abbia un briciolo di onestà intellettuale sa che il nostro partito a Roma aveva una enorme responsabilità politica, ovvero quella di non essersi accorto di quanto stava accadendo nella città». Non solo. Secondo quanto scrive Orfini, il problema delle preiferie era Marino: «Chiunque abbia girato la città in questa campagna elettorale sa che i romani in periferia non ci criticavano per aver dimesso Ignazio Marino, ma per averlo eletto». Come se Marino si fosse candidato e votato da solo!

Inutile proseguire con gli esempi. L'indicazione arrivata dal Nazareno è la seguente: negare la realtà a qualunque costo. La realtà è molto semplice. Il PD di Renzi è stato trasformato in un partito nominalmente di sinistra ma che guarda esclusivamente a destra, proprio per prendere i voti di quell'area. Al di là delle intenzioni, i risultati di questa scelta politica sono evidenti. Il PD a destra non prende voti, al contrario dei 5 Stelle, mentre li perde a sinistra. E la riprova che questa è la chiave di lettura delle amministrative, a dimostrarlo ci sono le riprove di Milano e Cagliari, dove si è ripetuta o quasi l'esperienza elettorale di cinque anni fa con l'allenza delle forze politiche a sinistra del PD.

Ma Renzi e i suoi fanno finta di non vedere e di non capire, anche per non dare alcun appiglio alla minoranza dem in vista della Direzione di venerdì. Il problema per Renzi è che gli elettori quando barrano una scheda elettorale e la infilano nell'urna non avranno ascoltato la sua analisi e neppure quella dei dirigenti a lui fedeli. E se lo avranno fatto sarà stato solo per riderci sopra.

Vittorio Barnetti
nella categoria Politica
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