La direzione nazionale del PD si trasforma in un boomerang per Renzi

La direzione nazionale del PD si trasforma in un boomerang per Renzi

Nel mese di marzo, molti fedelissimi del segretario del Partito Democratico parlavano della Direzione Nazionale come l'occasione per farla finita con la minoranza del partito. «Sarà una direzione tostina...» la descriveva il presidente del partito, Orfini.
Dopo un rinvio dovuto agli attentati di Bruxelles, la direzione nazionale si è svolta e, paradossalmente, più che tostina per la minoranza, questa riunione del 4 aprile è diventata "tostina" per la maggioranza.

L'apertura dei lavori, come richiede la procedura, è stata fatta da  Matteo Renzi. L'intervento del segretario presidente, dopo una descrizione della situazione internazionale per certificare agli occhi della platea la sua figura di statista, si può riassumere in una lunga ed estenuante glorificazione di se stesso e delle decisioni, tutte fantastiche e positive, prese dal suo Governo.

E questo a dispetto dei nemici, i temibili e terribili grillini a cui si sono aggiunti i leghisti di Matteo Salvini. Nel gruppo di nemici sono stati inclusi anche i magistrati di Potenza, abilissimi ad istruire inchieste, ma mai ad arrivare ad una condanna (fatto smentito poco dopo dal presidente della regione Puglia, Emiliano).

Quello di Renzi e dei lealisti che dopo si sono succeduti sul palco sono stati interventi di pura propaganda. Più che un dibattito politico su questioni di merito interne al PD e a decisioni sugli indirizzi programmatici del Governo e della maggioranza parlamentare si è parlato di quanto gli avversari del PD, identificati in Movimento 5 Stelle e Lega, fossero inadeguati, incapaci, bugiardi, ecc.

Evidentemente, per Renzi sono cruciali gli appuntamenti elettorali delle prossime settimane, dal cosidetto referendum sulle trivelle alle elezioni amministrative, soprattutto quelle che si svolgeranno nelle principali città italiane.

Sono stati gli interventi di Speranza, ma soprattutto quello precedente di Gianni Cuperlo a portare il dibattito, almeno per qualche minuto, su temi più adeguati all'evento.

Cuperlo ha detto, in sostanza, che i problemi all'origine del PD sono dovuti al decisionismo di Matteo Renzi che evita il confronto su qualsiasi tema, sia da segretario del partito, sia da presidente del Consiglio. Il decisionismo di Renzi, nelle parole chiare e nette di Cuperlo, non ha nulla a che vedere con quello che deriva dalla statura di un leader, ma ha origine piuttosto in quello che può essere riferibile all'arroganza dei capi.

Le scelte di Renzi hnno portato il PD a catturare i voti della destra, ma hanno  anche avuto come conseguenza la perdita di consensi da parte degli elettori della sinistra che nell'attuale partito fanno fatica a riconoscersi, come lo stesso Cuperlo: «Oggi sento il peso di stare in un partito che non sento più mio».

Sullo stesso tenore l'intervento di Roberto Speranza, portavoce della minoranza del PD. Però le parole più interessanti di Speranza sono state quelle relative alla vicenda Eni di Viggiano.

Essendo originario della  Basilicata, Speranza si è detto proccupatissimo delle conseguenze ambientali che le premesse dell'inchiesta, se confermate, potrebbero avere su quella terra.

Inoltre, Speranza ha chiarito il percorso di quell'emendamento che ha decretato le dimissioni del ministro Guidi, facendo sapere che in commissione parlamentare era stato consapelvolmente e volutamente ritirato dallo Sblocca Italia, mentre è stato poi inserito nella Legge di Stabilità senza alcuna discussione e senza alcuna verifica, nenche con i parlamentari della maggioranza!

Al di là di quella che sarà la replica di Renzi, essendo il dibattito ancora in corso, la considerazione  più ovvia che oggi viene fuori è che il congresso del PD è iniziato, almeno nella sua fase preparatoria. Adesso manca solo di definirne la nuova data per lo svolgimento anticipato.

Roberto Castrogiovanni
nella categoria Politica
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