Un naufragio più giallo che verde

Un naufragio più giallo che verde

Oramai è solo questione di settimane e poi il Capo dello Stato indirà nuove elezioni e saremo chiamati ancora alle urne.

Sono trascorsi solo tre mesi dal 4 marzo ma è innegabile che lo scenario politico evidenzi, giorno dopo giorno, evoluzioni od involuzioni a seconda dei punti di vista, che incideranno sui prossimi risultati elettorali.

Purtroppo  sarà ancora la assurda legge elettorale Rosatellum a dettare le regole.

Oggi, ammesso e non concesso che i trend proposti dai sondaggi, più dei numeri, meritino un qualche credito, non possiamo non riconoscere che il protagonismo, positivo o negativo, di alcuni personaggi abbia scompigliato in poche settimane il panorama dei voti espressi dagli elettori il 4 marzo.

Ad esempio i sondaggisti sono concordi nel accreditare la Lega di una costante e vorticosa crescita dei consensi.

Gli stessi sondaggisti che, per contro, registrano il lento ma graduale sgretolamento del consenso elettorale che il M5S ha ottenuto il 4 marzo.

Tendenze che vengono confermate anche dopo il rovinoso naufragio del possibile governo gialloverde.

Il naufragio del vascello gialloverde, avvenuto a pochi metri da un porto sicuro, presenta modalità incomprensibili se non perfino misteriose.

È incomprensibile, almeno per me, che dopo il lungo lavorio per amalgamare il sedicente contratto di governo e per concordare la composizione del esecutivo, Di Maio e Salvini siano colati a picco sullo scoglio di Savona, non il porto ligure bensì il candidato al MEF Paolo Savona.

Fino a poche ore prima, infatti, i due avevano strombazzato che per il bene degli italiani stava nascendo il governo del cambiamento.

E poi, cosa è successo?

Possibile che entrambi se ne siano fottuti degli italiani solo per incaponirsi sul nome di un candidato?

Eppure sulle carte nautiche della politica era segnalata da molti giorni la presenza dello scoglio Savona.

Perché mai, dunque, Salvini ha cercato con ostinazione il naufragio?

Forse perché, pompato dai sondaggi, di lui si è impossessata la fregola di tornare alle urne per beneficiare dell’onda favorevole?

Ovvero ha voluto mandare un messaggio forte e chiaro a Di Maio per fargli capire che è lui, solo lui a dare le carte al tavolo M5S-Lega?

Oppure, più semplicemente, ha eseguito l’ordine di mandare a carte quarantotto il governo gialloverde perché indigesto a Berlusconi ed a Forza Italia?

Fatto sta che qualunque fosse il suo obiettivo Salvini lo ha raggiunto, dando anche prova di essere un leader spregiudicato, risoluto, ostinato ed indecifrabile.

A leccarsi le ferite, invece, è rimasto Di Maio che, in queste ore, deposto il suo sorriso stereotipato e strafottente esibito da mesi in ogni occasione, sta rabberciando un travestimento infantile da barricadiero che peraltro non gli confà.

È proprio Di Maio, infatti, ad uscire malconcio da queste caotiche ed ambigue settimane postelettorali, nonostante il M5S sia risultata la forza politica più votata dagli elettori !

Per il capo politico del M5S i suoi ricorrenti ondeggiamenti, la scarsa lucidità strategica, l’immotivato ottimismo, la sicumera che ogni suo passo fosse di successo, la voglia ambiziosa di premierato, hanno finito per inquinare le sue iniziative.

Al tempo stesso a Di Maio è mancata la capacità di cogliere ciò che accadeva intorno a lui e di leggere tra le pieghe le vere intenzioni delle controparti.

Possibile, ad esempio, che ancora oggi Di Maio non si sia reso conto che Salvini, in queste settimane, sia stato in ogni momento l’interlocutore privilegiato di Berlusconi dal quale, probabilmente, ha continuato a ricevere direttive?

Personalmente credo che anche lo stesso incidente creato ad arte sulla candidatura di Savona sia stato escogitato a Palazzo Grazioli.

Quale sarà, a questo punto, il probabile schieramento delle forze politiche che tra qualche settimana si presenteranno agli elettori?

La novità non di poco conto è che questa volta Berlusconi sarà candidabile ed intenzionato a scalare di nuovo Palazzo Chigi.

È consapevole, però, che un centrodestra formato solo da FI, FdI e UDC non avrebbe alcuna possibilità di successo.

Per questo Berlusconi userà le molte leve di cui dispone per indurre Salvini a far parte della coalizione.

In questo caso cadrebbe l’ipotesi di una alleanza elettorale tra M5S e Lega, ventilata negli ultimi giorni, e che secondo i sondaggisti rastrellerebbe il 90% dei collegi uninominali.

In queste ore, oltretutto un insistente vociare attribuirebbe alle principali forze politiche la volontà di anticipare le elezioni al 29 luglio.

Quale governo accompagnerebbe l’Italia alle urne? Gentiloni? Cottarelli?

Ma qualcuno si sarà interrogato su quale potrà essere la affluenza alle urne nel giorno in cui la maggioranza degli italiani sarà fuori sede per godersi le vacanze al mare o ai monti?

Categoria Politica
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