Il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone (dal 2016 in ritiro e ricerca presso uno dei Sacri Monti del Piemonte) commenta i dati di uno studio della diocesi di Milano: "Per superare la crisi dei preti occorre un cambio della normativa canonica che riammetta al ministero i preti sposati".

"Negli ultimi vent’anni i sacerdoti della diocesi di Milano sono passati da 2.200 a 1.737. E guardando al 2040, saranno sempre meno: dai 1.147 (nello scenario più ottimistico, con 17 nuove ordinazioni all’anno) ai 958, calcolando sette nuovi ingressi all’anno."Un clero che diminuisce velocemente in una società che si secolarizza e vive con meno intensità la propria fede": parte da questa fotografia - e dalla consapevolezza che "il numero di presbiteri attesi è fortemente insufficiente per proseguire come si è fatto finora" - l’ultimo studio scientifico e sociologico della Diocesi di Milano. Il dossier (in costante aggiornamento) è stato pubblicato a giugno da “La scuola cattolica“, rivista teologica del seminario arcivescovile di Milano.A firmare la ricerca i professori dell’Università Cattolica, Giulia Rivellini e Andrea Bonanomi, insieme a don Paolo Brambilla. Si parte dall’inverno demografico milanese, da battesimi, matrimoni e partecipazione alle messe, per analizzare la contrazione dei nuovi ingressi e invecchiamento della popolazione presbiterale.Quattro gli scenari elaborati, l’ultimo - con modellizzazione statistica - prevede per il 2040 una popolazione di circa 1.050 sacerdoti. A crescere è invece l’età media: da quella attuale - che supera di poco i 63 anni - si arriverebbe a 67 anni. Nelle proiezioni, a diminuire del 56,7%, sono i preti sotto i 40 anni, ai quali normalmente sono affidati oratori e pastorale giovanile. Dai dati un’esigenza: "Discernere soluzioni per un ripensamento della Chiesa sul territorio, almeno per quanto riguarda il ruolo dei presbiteri. Potrebbe essere interessante, in ogni singolo decanato, ipotizzare la distribuzione presbiterale per parrocchia o Comunità Pastorale nel 2040 per una maggiore consapevolezza nelle scelte da farsi in termini di gestione delle strutture, degli spazi e di rapporti con le istituzioni".Il fine ultimo della ricerca è offrire strumenti e indicazioni concrete a discussioni che sono già in corso. Dalla creazione delle comunità pastorale, con una razionalizzazione degli spazi (e anche una ridistribuzione delle messe) al ruolo di diaconi e laici "nella conduzione di alcuni degli incarichi ecclesiali, in modo specifico quelli che i presbiteri non riusciranno più a ricoprire". "Una particolare attenzione - si ribadisce nel dossier - merita la pastorale giovanile e la presenza di preti “giovani“.Se l’equazione “una parrocchia-un oratorio-un prete giovane“ ha cominciato a vacillare più di vent’anni orsono, molte delle scelte pastorali degli ultimi anni hanno cercato di mantenere questo principio. I numeri previsti chiedono di pensare in maniera alternativa".Non solo, "la Chiesa ambrosiana, attualmente, sperimenta un eccesso di strutture e istituzioni" che appesantiscono "incarichi e burocrazia". Il futuro è da ridisegnare "liberando energie". "Il numero dei presbiteri ambrosiani, nonostante sia in costante diminuzione, è ancora cospicuo rispetto ad altre realtà europee e nordamericane – si ribadisce nel dossier –: in questo momento contingente i preti presenti sono più che sufficienti, oltre che preziosi, per avviare un ripensamento corale e intelligente della presenza di pastori e guide sul territorio" (IL GIORNO).