Pd e 5 Stelle: segnali di dialogo

Pd e 5 Stelle: segnali di dialogo

Prima è stata la volta del segretario Pd, Nicola Zingaretti, che ha precisato che

"non è mai esistita nessuna manovra del Presidente Gentiloni per far fallire l'ipotesi di un nuovo Governo e sostenerlo è ridicolo e offensivo.Siamo nel pieno di consultazioni delicatissime e stiamo lavorando tutti insieme per raggiungere un obiettivo difficile: quello di dare vita a un Governo di Svolta per cambiare l'Italia. Questo passa per uno spirito unitario, per difendere contenuti, storia e valori del Partito Democratico.Torno per l'ennesima volta a fare un appello alla responsabilità: fondamentale per raggiungere questo obiettivo è fermare questo continuo proliferare di comunicati, battute, interviste che, questi sì, mettono tutto a rischio e logorano la nostra credibilità".

Inutile aggiungere che queste fossero rivolte a  e ai suoi sodali.


Chiarito il punto, le delegazioni di "grillini" e "piddini", guidate dai rispettivi capigruppo in Parlamento - ma senza i leader di riferimento - si sono incontrate alla Camera per verificare prima che ci fossero le basi per portare avanti le trattative per un accordo di governo.

Secondo quanto riportano le cronache, l'esito della riunione è stato positivo con differenze non insormontabili.

Il vice segratario Pd, Andrea Orlando, ha affermato che

"al M5S abbiamo chiesto chiarezza sul fatto che questa sia l'unica interlocuzione per affrontare ulteriori punti.Bisogna sciogliere ogni forma di ambiguità perchè si possa proseguire con l'interlocuzione. Non ci sono ostacoli insormontabili.Noi, sin dalle prossime ore, predisporremo i dossier necessari per un'interlocuzione su tutti i temi dell'agenda programmatica, attendiamo un passaggio tra i vertici delle due forze politiche. Vogliamo essere già operativi dalle prossime ore".

E tanto per chiarire che da parte del Pd non ci saranno ostacoli su un punto dirimente per i 5 Stelle, ennesima nuova bandiera di Di Maio, Orlando, Marcucci e Delrio (capigruppo, rispettivamente, al Senato e alla Camera) hanno poi rilasciato una nota comune in cui si dice:

"Noi siamo sempre stati e rimaniamo a favore del taglio del numero dei parlamentari.Siamo disponibili a votare la legge ma riteniamo che vada accompagnata da garanzie costituzionali e da regole sul funzionamento parlamentare. È questo il senso del calendario che siamo disponibili a costruire insieme e in tempi rapidi".


Evidentemente, delle rassicurazioni in merito da parte dei 5 Stelle sul fatto che il dialogo possa proseguire devono essere arrivate al Partito Democratico che, tramite il vice presidente del gruppo dei Deputati PD, Andrea Martella, ha fatto sapere che

"già da domenica pomeriggio si riuniranno i tavoli di lavoro del Pd per il programma del Governo di svolta.I tavoli saranno sei e verranno coordinati dai membri della segreteria con la partecipazione dei capigruppo del Partito Democratico nelle rispettive commissioni di Camera e Senato. Il tavolo sulle regole, con i capigruppo delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia, sarà coordinato da Andrea Giorgis.Il tavolo sull'Europa, con i capigruppo delle commissioni Esteri e Affari Europei, sarà coordinato da Enzo Amendola. Il tavolo sullo Sviluppo sostenibile, con i capigruppo delle commissioni Attività produttive e Ambiente, sarà coordinato da Chiara Braga.Il tavolo sull'Economia, con i capigruppo delle commissioni Bilancio, sarà coordinato da Antonio Misiani.Il tavolo su Lavoro e Welfare, con i capigruppo delle commissioni Lavoro e Affari sociali, sarà coordinato da Peppe Provenzano.Il tavolo su Sapere e Ricerca, con i capigruppo delle commissioni scuola e cultura, sarà coordinato da Camilla Sgambato".


Nel frattempo, Matteo Salvini che adesso che sta per perdere la poltrona di ministro dell'Interno si è acquartierato al Viminale dove in 14 mesi chi vi lavorava poteva dire di averne contato le presenze sulle dita delle mani, continua ad ipotizzare come possibile un nuovo governo con i 5 Stelle od il voto come alternativa:

"O un governo stabile, coerente, con un programma e con una squadra nuova, o il voto. I governi fermi che litigano non servono a nessuno: abbiamo scelto di dare uno scossone, uno stop, un allarme ma non nelle stanze dei palazzi.E adesso, alla luce del sole, o c’è un accordo con una squadra, un progetto, un’idea di Italia a prescindere dalle poltrone, oppure c’è la via del voto".

Evidentemente, la disperazione si sta progressivamente impossessando del segretario leghista che in tutti i modi cerca di porre rimedio all'autogol per aver voluto cercare di andare al voto, dimenticandosi di quali siano, in Italia, i tempi necessari ad un governo, dopo le elezioni, per entrare in carica e che il capo dello Stato, in tutti i modi, avrebbe comunque cercato di far nascere un nuovo esecutivo.

Categoria Politica
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