Lo aveva anticipato via twitter e lo ha poi messo in pratica. Anche Save the Children ha interrotto le operazioni di ricerca e soccorso in mare, dopo le dichiarazioni della Guardia costiera libica, trattenendo nel porto di Malta la nave Vos Hestia.


Le motivazioni di Save the Children, che seguono la stessa decisione presa ieri da Medici Senza Frontiere, sono ben spiegate nel comunicato, riportato di seguito.

 

Save the Children sta valutando l’evolversi dell’intero scenario dopo la dichiarazione della Marina libica di voler estendere il controllo e il divieto alle navi delle ONG nelle acque internazionali che fanno parte della SAR zone e la nave Vos Hestia resta ferma a Malta in attesa di capire se ci sono le condizioni di sicurezza per riprendere le operazioni.

L’Organizzazione si rammarica di dover essere costretta a mettere in pausa le proprie operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo a causa delle decisioni dalla Marina Libica di controllare le acque internazionali in cui normalmente opera la nave di Save the Children con l’obiettivo di salvare vite umane. Si tratta di una situazione molto preoccupante per il rischio di sicurezza dello staff e per la reale capacità della Vos Hestia di mettere in atto la propria missione di soccorso.

Il nostro team di esperti a bordo della nave è preoccupato che in questa nuova situazione le imbarcazioni dei migranti saranno costrette a tornare in Libia e molti bambini e adolescenti moriranno prima di lasciare la nuova zona SAR libica. Secondo quanto riportato, infatti, le autorità libiche avrebbero spostato la loro zona di competenza SAR dalle 12 miglia nautiche alle 70 miglia dalla costa libica e le imbarcazioni su cui viaggiano i migranti sono di gomma molto leggera, imbarcano facilmente acqua e non possono portare abbastanza carburante.

In questo momento non è chiaro se entrando in quella zona, l’operazione di ricerca e salvataggio di Save the Children potrebbe essere a rischio, ma ciò che è chiaro è che molte vite potrebbero essere messe in pericolo, con la diminuzione della capacità di soccorso e salvataggio in quel tratto di mare.

«Save the Children è pronta a riprendere le proprie operazioni nella zona di salvataggio, ma abbiamo il dovere di garantire la sicurezza del team e l’efficacia delle operazioni. Prima di poter riprendere la missione dobbiamo avere rassicurazioni in particolare sulla sicurezza del nostro personale, Se non le avremo saremo costretti a considerare la sospensione delle operazioni, anche se speriamo di non doverlo fare», spiega Rob MacGillivray, Direttore delle operazioni di Save the Children.

Save the Children è inoltre molto preoccupata per l’attuale diminuzione della capacità di salvataggio in mare, dovuta alla sospensione delle attività di altre Organizzazioni presenti nel Mediterraneo. «Capiamo e rispettiamo tutte le ONG che come noi in questo momento si trovano a dover prendere una difficile decisione. La pausa delle operazioni delle navi mette infatti a rischio vite umane e diminuisce la capacità di salvataggio e per questo è necessario poter continuare e riprendere appena possibile», continua Rob MacGillivray.

Oltre 2.200 persone sono già annegate quest’anno nel Mediterraneo e 4.500 lo scorso anno. Save the Children accoglie con favore ogni intervento che possa incrementare la possibilità di salvare vite in mare, ma resta preoccupata per la possibilità che i migranti vengano riportati in Libia, che non è considerato un luogo sicuro dove vengono rispettati i diritti umani fondamentali.

Le tantissime testimonianze che Save the Children ha raccolto da bambini e ragazzi salvato in questi mesi, parlano di violenze e abusi gravissimi subite anche dai bambini e dalle bambine più piccole. In questo quadro quindi, la preoccupazione che le operazioni di salvataggio possano essere rese inefficaci e che migliaia di persone possano rimanere nei centri di detenzione libici, preoccupa fortemente. È necessario che vengano garantite le condizioni per le operazioni di ricerca e salvataggio ma è altresì necessario anche un forte intervento anche in Libia per garantire che vengano rispettati i diritti umani. Anche alla luce di tutto questo e dell’odierna richiesta di aiuto del governo libico, Save the Children è pronta a fare la propria parte e a continuare a perseguire la propria missione di salvare i bambini, valutando la possibilità di intervenire anche in Libia qualora naturalmente vi siano le giuste condizioni di rispetto dei diritti umani.

 

Le dichiarazioni dei libici non chiare in relazione alla loro zona d'intervento rendono impossibile alle ONG far operare con sicurezza il personale a bordo delle loro navi impegnate nelle operazioni di ricerca e soccorso.

Il governo italiano, pilatescamente, finora non è intervenuto. Eppure, qualcosa da dire lo avrebbe, dato che opera in maniera congiunta con la marina libica nelle acque territoriali di quel paese. Come rimanere in silenzio quando questa situazione sta creando una evidente diminuzione del numero di navi impegnate nel soccorrere i migranti, con un logico aumento delle probabilità del numero di vittime?

È questo, dunque, il piano messo a punto da Minniti, sostenuto dal governo italiano e dal Partito Democratico? Arrivare persino a far crepare i migranti in mare, purché questi non raggiungano le coste italiane? Finché non ci sarà una dichiarazione ufficiale da parte di una qualunque autorità del nostro paese, purtroppo, siamo autorizzati a sostenerlo.