Nei programmi di allenamento di alcune discipline sportive, specialmente individuali come il pugilato ed il tennis, nei periodi che precedono competizioni di grande interesse, di solito i coach ricorrono ai cosiddetti sparring partner.

Lo sparring partner è un atleta al quale, per le sue caratteristiche, è affidato il compito di potenziare e valorizzare gesti e condizioni del campione che sarà chiamato ad esibirsi sul campo.

Da alcuni mesi anche sulla scena politica sembrerebbe essere spuntato un certo tipo di sparring partner.

Di certo non per migliorare le performance di qualche politico sul ring o sulla terra rossa, ma piuttosto per facilitarlo nel acquisire in fretta un sempre maggior consenso.

Il primo a beneficiarne è stato senza dubbio Matteo Salvini come confermano, peraltro, anche i risultati delle elezioni amministrative che si sono svolte la scorsa domenica in 761 comuni.

A lasciare basiti, però, è che a consacrarsi con impegno al ruolo di sparring partner di Salvini, dal 4 marzo in poi sia proprio Luigi Di Maio, cioè il capo politico di quel movimento che gli elettori hanno votato come primo partito.

Senza rendersene conto, giorno dopo giorno Di Maio ha fatto di tutto e di più per valorizzare le capacità di Salvini a muoversi ed agire con freddezza, furbizia, calcolo, lucidità, risolutezza.

Ricorrendo ad un esempio tennistico potremmo dire che, nel primo set, il martellante corteggiamento di Di Maio, che Salvini ha respinto con fermezza dimostrando lealtà verso Forza Italia e Fratelli di Italia, agli occhi della opinione pubblica ne ha esaltata ancor più la leadership del centrodestra, evidenziando, peraltro, con chiarezza come Salvini sia legato a Berlusconi da un misterioso vincolo dal quale non può liberarsi. Vincolo che solo Di Maio sembra non aver ancora colto !  

Infatti, nel secondo set, mentre Di Maio rivolgeva le sue avance al Partito democratico, ricavandone uno smacco mortificante, Salvini è ancora protagonista proponendosi al Capo dello Stato come premier di un esecutivo di centrodestra che avrebbe ottenuti in Parlamento i voti necessari per governare.

Ma è soprattutto nel terzo set che Di Maio ha data prova di essere lo sparring partner ideale di Salvini, cascando con ingenuità nel trabocchetto tesogli dal doppio Berlusconi-Salvini che, con scaltrezza ha sfruttata la sua fregola di formare comunque un governo con la Lega.

Solo con la benedizione di Palazzo Grazioli, infatti, è stato possibile partorire il contratto di governo a chiara impronta leghista.

Non solo, ma dopo il pasticciaccio che ha coinvolto Paolo Savona, dopo che Di Maio ha dato in escandescenze fino a chiedere lo impeachment del presidente Mattarella, dopo che è stato lì lì per nascere il governo Cottarelli, per l’opinione pubblica il vero protagonista che ha tolte le castagne dal fuoco ed ha permesso di dar vita al governo gialloverde è stato Matteo Salvini.

Sulla terra rossa sarebbe finita 6-0, 6-0, 6-0 !