Il Senato dà il via libera al decreto sicurezza bis, mentre i 5 Stelle confessano in aula il proprio fallimento

Il Senato dà il via libera al decreto sicurezza bis, mentre i 5 Stelle confessano in aula il proprio fallimento

Come già era previsto, il Governo del cambiamento - quello composto e sostenuto dagli stessi parlamentari che nella scorsa legislatura perdevano la voce a forza di inveire contro il precedente esecutivo che poneva le questioni di fiducia limitando di fatto le prerogative del Parlamento - ha nuovamente posto per l'ennesima volta la questione di fiducia in relazione all'approvazione del decreto Sicurezza bis, approdato lunedì al Senato.

Lo ha annunciato nel primissimo pomeriggio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro.

Inutile spiegare che cosa sia il decreto sicurezza bis e a cosa (non) serva. Dal punto di vista politico, è invece interessante sottolineare lo stato pietoso, patetico, quasi incredibile cui si è ridotto il Movimento 5 Stelle. Stato riassunto e, in pratica, confessato quest'oggi in Aula dal senatore Airola, nella parte conclusiva del suo intervento durante il dibattito relativo alla discussione sulla questione di fiducia del decreto Sicurezza bis. Queste le sue parole:

«Ora vi spiego perché ho cambiato idea sul voto sul decreto-legge cosiddetto sicurezza... il che di sicuro mi porterà moltissime critiche da chi rappresento in Piemonte e in Val di Susa.

Mai come adesso, con un certo groppo nel petto, mi sovvengono le parole di Rino Formica che conoscete benissimo - "la politica è sangue e merda" - che poi illustrava propriamente dicendo che "la politica è, per gli uomini, il terreno di scontro più duro e spietato. Si dice che su questo campo ha ragione chi vince e sa allargare il consenso e che le ingiustizie fanno parte del grande capitolo dei rischi prevedibili e calcolabili".

Bene. Ho fatto i calcoli che inevitabilmente sono anche sulla pelle delle persone, ma, considerando che siamo riusciti a depotenziarlo molto e a migliorarlo alla Camera dei deputati, in definitiva non si tratta dell'Anticristo dei decreti, ma di una manifestazione di forza del nostro contraente, la Lega, con la quale - vi dico la semplice verità - non possiamo permetterci di dividerci e dobbiamo essere compatti.

Certamente sarebbero stati utili una discussione in Assemblea e l'accettazione di nostri emendamenti, ma così non è stato.

Quindi, ora, o do forza al MoVimento 5 Stelle, oppure domani potremmo non avere un Movimento al Governo. Abbiamo tante cose da fare, in primis fermare il TAV - e chi vi dice che non si può fare mente, perché la partita è ancora aperta, - realizzare il salario minimo e una legge sul conflitto di interessi, che vedremo chi voterà, l'abbassamento delle tasse per chi assume, la riforma della giustizia. Insomma, si tratta finalmente di provvedimenti che cambiano realmente le vite dei cittadini.

Anche se oggi sembro cedere a qualcosa che non condivido pienamente, domani, per riprendere il concetto caro a Rino Formica, sarò duro e spietato e avrò ragione... perché conto di vincere».


Come giudicare l'intervento di Airola? Patetico, disperato, ridicolo, comico, grottesco? Praticamente è così, ma prima di tutto va ammesso che è oggettivamente sincero. Airola ammette, pur senza dirlo, che il suo capo politico e il movimento di cui lui fa parte hanno fallito su tutta la linea e se i 5 Stelle vogliono avere la possibilità di far votare i loro provvedimenti non possono permettersi di mettersi di traverso alla Lega, perché altrimenti l'attuale Governo cadrebbe e alle prossime elezioni i 5 Stelle non avrebbero neppure la possibilità di arrivare ad un consenso a due cifre.

Ma Airola si dimentica soprattutto di dire come e perché la Lega dovrebbe poi votare i provvedimenti dei 5 Stelle nel caso a Salvini non piacciano, come ad esempio il salario minimo. In fondo non è un dettaglio di poco conto. Per questo motivo, la perfida supposizione del Senatore La Russa che nel suo intervento odierno al Senato ha ipotizzato che i 5 Stelle siano disposti a votare la qualunque pur di mantenere la poltrona, ha più che un fondamento.


Il decreto sicurezza viene adesso votato al Senato con la procedura che prevede l'appello nominale e sarà approvato nei prossimi minuti, visto che una parte delle opposizioni si asterranno ma senza uscire dall'Aula, permettendo così di non abbassare il quorum e di evitare eventuali "scherzi" da parte di qualche dissidente grillino, ammesso che esista.

Che questo Governo sia diverso dagli altri che lo hanno preceduto è assolutamente evidente, visto che una parte della maggioranza di coloro che lo sostengono ha ampiamente e sfacciatamente dimostrato di voler rinunciare alla propria dignità pur di non rinunciare alla poltrona.


Per la cronaca, questo il risultato del voto con cui il decreto sicurezza bis è stato approvato al Senato tra il tripudio dei parlamentari leghisti e alcuni vergogna dalle opposizioni di sinistra:

Presenti: 289
Votanti: 238
Maggioranza: 109
Favorevoli: 160
Contrari: 57
Astenuti: 21

Categoria Politica
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