Io sono Carlo Verdone - IV

Io sono Carlo Verdone - IV


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MALEDETTO IL GIORNO CHE T'HO INCONTRATO 1992

E vorrei vedere, sbagliare un film con la divina Margherita Buy, l'attrice che mi fa entrare al cinema solo perché c'è il suo nome.  Due super impasticcati con una vita sentimentale disastrosa devono innamorarsi per forza, ma passando attraverso la passione frustrata per il rock, Jimi Hendrix, il tabù dei lassativi in vacanza, la cotta per l'analista, l'annullamento dell'erotismo dopo la fine di una storia, Rita Pavone...e tante, tante citazioni, in quella fase della vita in cui inizi a non provare più una "bella" nostalgia per il passato, ma si insinuano i rimpianti ed è meglio guardare avanti.  

 

AL LUPO AL LUPO 1992

Un altro terzetto vincente. A fianco di Carlo troviamo Francesca Neri e Sergio Rubini. Magari in qualche punto c'è la forzatura che deve tenere insieme il film , come l'abbuffata di sesso del fratello musicista dopo anni di supposta castità o il lirismo dell'album di famiglia, quando poi,  tutti, da giovani, l'abbiamo snobbata e non sapevamo nemmeno che vita conducessero i nostri fratelli. Ma essa c'è e, come può distruggerla, pure a volte ti salva la vita.

 

PERDIAMOCI DI VISTA 1994

Le allusioni all'ambiente RAI e lo sberleffo alla televisione del dolore sono espliciti e ci fanno gongolare, ma, ridendo e scherzando, si parla di disabilità, sullo sfondo, verso il finale, di una Praga romantica che correrò a visitare subito dopo. Il top: fingere di sapere qualcosa davanti a qualcuno per compiacerlo: ma si può sapere perché caspita fate certe domande alla gente, come se tutti fossero voi?

Personalmente non avrei scelto Asia Argento, ma va bene così. Musiche suggestive di Fabio Liberatori.

 

VIAGGI DI NOZZE 1995

Arriva alfine la riproposizione matura dei tre personaggi " classici", anche se l'episodio che segna il film resterà quello girato con Claudia Gerini, con il tormentone " 'o famo strano". Ed è il più bello: meno paradossi, ma dolente riflessione sulla coppia.

 

SONO PAZZO DI IRIS BLOND 1996

Ecco di nuovo la coppia Verdone/Gerini in un piccolo capolavoro. Questa volta non sono corsa a visitare il Belgio, ma non a caso concludo qui l'esposizione delle singole pellicole. C'è tutto il repertorio verdoniano, la passione per la musica, la superfrustrazione, l'amore inatteso, trovato e perso, il dolore e la rabbia, il sarcasmo verso i cinofili, un filo di moralismo che dovrebbe sempre sorvegliare gli istinti, una goccia di politicamente scorretto, l'irriconoscenza della vita, e la cattiveria pura: l'occhio di Jacqueline è come quello della madre in Fantozzi/Potemkin. E aspetti sempre una scena amorosa "vera" che Carlo non concederà mai.

Non avrei potuto vedere di meglio, da lì in avanti, lo sapevo, anche se ho seguitato a pagare il biglietto per godermi l'ultima uscita del mio beniamino, che aggiorna i temi, analizza i cambiamenti della società, soprattutto il difficile rapporto tra genitori e figli, riflette sulla difficoltà nel far rivivere il passato (che so, i Led Zeppelin) e trasmetterlo alle nuove generazioni, ingaggia le nuove star del cinema nostrano e invecchia insieme a me. Ne "La grande bellezza", regia di Paolo Sorrentino,  fa la sua apparizione misurata, ma mi sembra un Franco Fabrizi mancato. Comprimario, ci nasci; se sei sempre stato protagonista, fai come quello intonato che non riesce a stonare. Tre volte viene diretto da Giovanni Veronesi, in film corali dove il suo apporto è sempre gradito, ma non sono "roba sua".

Tengo fuori anche " 7 chili in 7 giorni", piacevole digressione diretta dal fratello Luca Verdone, film in cui umilmente Carlo accetta le dinamiche del coprotagonista Renato Pozzetto; "Grand Hotel Excelsior" di Castellano e Pipolo, dove sinceramente stento sempre a ricordarne la presenza; e "La Luna" di Bernardo Bertolucci, breve esordio del 1979: fuori, per così dire, dalla giurisdizione di Carlo.

Ho sempre tenuto a mente qualcosa che avevo letto in un libro di Simone de Beauvoir, covando il sospetto che si dia il meglio  di sé tra i venti e i trent'anni, ma nel tempo, grazie a Carlo, ho corretto il tiro. In quel decennio di piena gioventù, sei tu; successivamente, ti ricopri di vita, del suo guano, del suo veleno e rischi di perderti: la vera vittoria è riuscire a tenere la barra o, almeno, ritrovarla. Anche se sottotraccia ti chiedi sempre che ci fai, a questo mondo. E dunque Carlo ha lavorato bene anche quando i trenta erano trascorsi da un pezzo, sviluppando e dosando le illuminazioni avute in dono nel decennio d'oro della vita.

Continua...

 

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