La ministra eletta dal governo di destra ha in agenda l' ostacolo strisciante ma determinante all'applicazione della legge sull'aborto, minando di fatto la possibilità delle donne di poter effettuare una libera scelta garantita da una legge dello Stato.

Obiettivo facilmente raggiungibile favorendo l'obiezione di coscienza, organizzando in un certo modo i consultori, mettendo ostacoli alla diffusione dei sistemi abortivi farmacologici.

Non basta perché dietro il paravento della demonizzazione dell'utero in affitto, in realtà è chiaro che si cela il disconoscimento di una somma di diritti che riguardano i bambini.

In pratica la ministra intende tutelare i diritti di bambini non ancora nati e rinnega quelli dei bambini ormai venuti al mondo ma da genitori e con modalità che a lei non piacciono.

Tutto questo, e anche qualche altra cosa, ha l'effetto dirompente di un ritorno ad un passato oscuro (vagamente, ma non tanto, clericale) che ci si era illusi di aver cancellato con la conquista di sprazzi di civiltà.

E dopo questa serie di attentati a libertà acquisite, alla prima occasione viene ovviamente contestata.

Ma che si aspettava?

Si è lanciata a condannare la forma della contestazione, ma non una parola sulla sostanza.