Il Pd si avvia a morire lentamente affogando nel ridicolo

Il Pd si avvia a morire lentamente affogando nel ridicolo

Il Partito Democratico non ha bisogno di essere deriso... sarebbe tempo e lavoro sprecato. Infatti, a prendersi in giro, ci pensa già da solo... e lo fa benissimo.

Dopo aver contribuito a cancellare una testata storica come l'Unità, il Pd, per il secondo anno consecutivo vuole rifargli la "Festa", dimenticandosi che quel "lavoretto" è già stato fatto e con successo. Ma tant'è...

Così, euforico, con totale disprezzo del ridicolo, il segretario reggente Maurizio Martina annuncia la data della Festa Nazionale dell’Unità, che si terrà a Ravenna dal 24 Agosto al 10 Settembre.


Una volta, la Festa de l'Unità serviva a raccogliere fondi per sostenere l'organo ufficiale del Partito Comunista Italiano. Oggi, il PCI non c'è più (a parte qualche folkloristico tentativo di scimmiottarlo), l'Unità neppure ed il Pd, che qualcuno vorrebbe identificare come erede del Pci, in stato di progressiva disgregazione in attesa di risollevarsi - non tanto vestendo di sacco e battendosi il petto per gli errori fatti cercando di ritornare sulla retta via - scommettendo che gli avversari politici facciano peggio di quanto loro hanno fatto in precedenza! Una strategia suicida.

E che il Pd sia in stato comatoso, sul punto di passare a miglior vita, lo ha praticamente ammesso in un evento che si è tenuto a Milano anche Andrea Orlando, uno dei principali esponenti del partito, capo di una delle due correnti di minoranza, come ha riportato il Fatto Quotidiano.

Il Partito Democratico «non esiste più in gran parte del Paese, dobbiamo ricostruirlo. [E in quelle zone dove ancora è presente] sarebbe meglio non esistesse, soprattutto in molte realtà del Mezzogiorno.»

«Dobbiamo rompere gli indugi, avere meno carattere ideologico e prendere l’iniziativa. Abbiamo bisogno di quadri politici che vanno a ricostruire pezzi di società. Non risolveremo la crisi del Partito democratico con patti sindacali ma solo se siamo in grado noi di porre l’iniziativa politica.»

«Abbiamo l’esigenza di aprire una fase radicalmente nuova e dobbiamo dire cambiamo le regole e andiamo subito a congresso, perché non possiamo stare in una posizione di limbo dove non si capisce chi detta la linea. Rischiamo di perdere ancora più voti.»

Infine, anche un accenno al "renzismo": «Quella di Renzi è stata una stagione politica della quale abbiamo fatto tutti parte, che però a mio avviso è sopravvissuta oltre il quadro generale. È la terza via di Blair che nel nostro Paese è arrivata tardi, quando non aveva più senso.»

A parte l'ammissione di uno stato di fatto, nella parole di Orlando - comunque per molti aspetti da apprezzare - vi è alla fine la riprova dell'impossibilità di una presa di coscienza, da parte della maggioranza renziana del partito, che così non è possibile continuare. Infatti, nessuno sta indicando appuntamenti, date, situazioni che possano segnare una svolta e dare il via a quella fase di rinnovamento auspicata dallo stesso Orlando.

Ciò che probabilmente accadrà in futuro, sarà un Pd impegnato in una guerra all'interno della stessa maggioranza che supporta Renzi, che scoppierà quando si capirà che lo "statista" della "provincia di Firenze" non sarà più in grado di assicurare una poltrona ai principali dirigenti, che, a loro volta, inizieranno a denunciare ciò che prima si rifiutavano non solo di capire, ma persino di vedere. Il tutto finirà con ulteriori scissioni, disintegrando quel poco che già adesso rimane del Partito Democratico.

Categoria Politica
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