Anche la Specola Vaticana definisce meravigliosa la scoperta dell'acqua su Marte

Anche la Specola Vaticana definisce meravigliosa la scoperta dell'acqua su Marte

Si trova ad un chilometro e mezzo sotto i ghiacci del Polo Sud, ha un diametro di 20 chilometri ed una forma vagamente triangolare, il lago di acqua liquida e salata scoperto sotto la superficie di Marte dal radar italiano Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding), attivo dal 2005 sulla sonda Mars Express, dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa).

Il lago ha tutti i requisiti per ospitare la vita: ha acqua liquida, sali ed è protetto dai raggi cosmici... tutti fattori che potrebbero far pensare persino anche alla possibilità di una nicchia biologica.


Sicuramente, quella annunciata ieri è stata una delle più importanti scoperte degli ultimi anni, come ha dichiarato il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston: «Sono decenni che il sistema spaziale italiano è impegnato nelle ricerche su Marte insieme a Esa e Nasa. I risultati di Marsis confermano l'eccellenza dei nostri scienziati e della nostra tecnologia e sono un'ulteriore riprova dell'importanza della missione europea a leadership italiana ExoMars, che nel 2020 arriverà sul pianeta rosso alla ricerca di tracce di vita.»

È un problema teologico la vita su Marte? Una domanda interessante che però non pare neppure presa in considerazione da Guy Consolmagno, gesuita e direttore della Specola Vaticana.

«Un risultato meraviglioso! Troveremo un giorno la vita in queste regioni di Marte? Chi lo sa! Sarà soltanto attraverso un lavoro lento e minuzioso come quello svolto che lo scopriremo. Naturalmente questo dimostra anche che le tecniche radar possono esplorare gli oceani sotto la crosta di ghiaccio delle lune di Giove e Saturno.

Viviamo in tempi entusiasmanti» ha detto Consolmagno in una dichiarazione rilasciata all'Agenzia Sir, congratulandosi anche con i colleghi dell’Inaf, dell’Asi e delle tante università italiane che hanno partecipato al progetto.

Come si vede i tempi del cardinale Bellarmino, pure lui Gesuita, che inquisì Galileo Galilei davanti al Sant'Uffizio sulla "teoria eliocentrica" sono ormai ampiamente superati.

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