Ricercatori cinesi coltivano un orto in mezzo ai ghiacci perenni

Ricercatori cinesi coltivano un orto in mezzo ai ghiacci perenni

Trascorrere lunghi mesi impegnati in progetti di ricerca in mezzo all'Oceano Antartico, a 62 gradi di latitudine sud, significa dover scendere a compromessi anche per quanto riguarda la dieta. Soprattutto in termini di verdura e frutta, la sola possibilità è far ricorso a cibi surgelati (nessuna intenzione di fare una facile ironia).

Un gruppo di ricercatori cinesi stazionati nell'isola di Re Giorgio, la più grande delle Shetland Meridionali, a 120 chilometri dalle coste dell'Antartide, hanno deciso di far fare un salto di qualità al loro regime alimentare: portare in tavola verdura fresca.

L'unica possibilità era coltivarla sull'isola, ma con temperature che scendono a meno 30 gradi centigradi e il suolo perennemente ghiacciato, l'unica soluzione era una serra, ma non si trattava di una soluzione semplice.

Tecnicamente realizzare una serra ha rappresentato una grossa sfida, in considerazione delle condizioni ambientali estreme in cui sarebbe venuta a trovarsi.

La progettazione e la costruzione sono state affidate ad una società di Shangai, la Dushi Green, che l'ha costruita in sede e, una volta in Antartide, è stato sufficiente riassemblarla di nuovo.

Ricercatori cinesi coltivano un orto in mezzo ai ghiacci perenni

Il problema più grosso da risolvere è stato quello di trovare il materiale adatto per le finestre. Doveva trattarsi di un materiale in grado di resistere alle frequenti tempeste, con venti che raggiungono la velocità di 320 Km/ora, ma anche ai raggi ultra-violetti, molto forti al polo Sud.

E' venuta in aiuto una azienda tedesca, la Evonik, che ha fornito un tipo di vetro acrilico, in pratica plexyglas, già utilizzato per i finestrini degli aerei e particolarmente resistente alle intemperie e all'ultravioletto.

La trasparenza di questo materiale, che lascia passare il 91% delle radiazioni luminose, una percentuale più alta del normale vetro, ha risolto anche il problema della scarsa illuminazione.

Infatti, sull'isola di Re Giorgio, anche in estate, con ventiquattro ore di luce, i raggi del sole sono deboli e l'energia radiante è molto bassa. Nei mesi invernali, con una o due ore di sole, si è fatto ricorso a dei LED.

Per una crescita più rapida delle piante, l'aria all'interno della serra viene arricchita con anidride carbonica, per rafforzare il processo di fotosintesi.

La serra è stata dotata di sensori per il controllo a distanza della temperatura e dell'umidità, mantenute sotto costante monitoraggio dalla ditta costruttrice da Shangai.

Attualmente, si riescono a produrre circa sessanta chili di verdure al mese. Questo ha reso la mensa cinese molto "appetibile" anche ai ricercatori di altre nazioni presenti sull'isola, che hanno cominciato a frequentarla sempre più spesso.

Mauro Sartini
nella categoria Scienza e Tecnologia
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