50 costituzionalisti spiegano che cosa non funziona nella riforma costituzionale di Renzi

50 costituzionalisti spiegano che cosa non funziona nella riforma costituzionale di Renzi

Dalla forma, al metodo, ai contenuti, 50 esperti costituzionalisti, hanno espresso in un documento il proprio parere sulla riforma costituzionale partorita dal Governo Renzi ed approvata da un'eterogenea maggioranza, utilizzando delle procedure parlamentari alquanto rivoluzionarie, in particolar modo al Senato.

Un parere, va detto, esclusivamente di carattere tecnico che prende in esame i vari aspetti della riforma e che manifesta preoccupazione per i risultati ottenuti sia in relazione ad una "potenziale fonte di nuove disfunzioni del sistema istituzionale" sia per "l’appannamento di alcuni dei criteri portanti dell’impianto e dello spirito della Costituzione".


Queste sono, organizzate per i punti principali, le critiche rivolte alla riforma costituzionale.

1. Siamo anzitutto preoccupati per il fatto che il testo della riforma – ascritto ad una iniziativa del Governo – si presenti ora come risultato raggiunto da una maggioranza (peraltro variabile e ondeggiante) prevalsa nel voto parlamentare (“abbiamo i numeri”) anziché come frutto di un consenso maturato fra le forze politiche.

2. Nel merito, riteniamo che l’obiettivo, pur largamente condiviso e condivisibile, di un superamento del cosiddetto bicameralismo perfetto (al quale peraltro sarebbe improprio addebitare la causa principale delle disfunzioni osservate nel nostro sistema istituzionale), e dell’attribuzione alla sola Camera dei deputati del compito di dare o revocare la fiducia al Governo, sia stato perseguito in modo incoerente e sbagliato.

3. Ulteriore effetto secondario negativo di questa riforma del bicameralismo appare la configurazione di una pluralità di procedimenti legislativi differenziati a seconda delle diverse modalità di intervento del nuovo Senato.

4. L’assetto regionale della Repubblica uscirebbe da questa riforma fortemente indebolito attraverso un riparto di competenze che alle Regioni toglierebbe quasi ogni spazio di competenza legislativa, facendone organismi privi di reale autonomia, e senza garantire adeguatamente i loro poteri e le loro responsabilità anche sul piano finanziario e fiscale (mentre si lascia intatto l’ordinamento delle sole Regioni speciali).

5. Il progetto è mosso anche dal dichiarato intento (espresso addirittura nel titolo della legge) di contenere i costi di funzionamento delle istituzioni.

6. Sarebbe ingiusto disconoscere che nel progetto vi siano anche previsioni normative che meritano di essere guardate con favore.

7. Tuttavia questi aspetti positivi non sono tali da compensare gli aspetti critici di cui si è detto. Inoltre, se il referendum fosse indetto – come oggi si prevede - su un unico quesito, di approvazione o no dell’intera riforma, l’elettore sarebbe costretto ad un voto unico, su un testo non omogeneo, facendo prevalere, in un senso o nell’altro, ragioni “politiche” estranee al merito della legge.

Tra i firmatari, Antonio Baldassare e Gianmaria Flick dell'Università LUISS di Roma,  Lorenza Carlassare dell'Università di Padova, Francesco Paolo Casavola dell'Università di Napoli Federico II,  Enzo Cheli e Ugo de Siervo dell'Università di Firenze, Guido Neppi Modona dell'Università di Torino, Valerio Onida dell'Università Statale di Milano.

Per la lettura completa del documento e dei firmatari si rimanda a questa pagina.

Marzio Bimbi
nella categoria Politica
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