Referendum costituzionale: dalla catastrofe evocata da Benigni al ricorso al Tar sul quesito nella scheda

Referendum costituzionale: dalla catastrofe evocata da Benigni al ricorso al Tar sul quesito nella scheda

Intervistato per la trasmissione Le Iene, Roberto Benigni ha confermato il suo Sì al referendum costituzionale. Volendo però esser sicuro che la corrente di maggioranza del Partito Democratico avesse ben chiaro il suo appoggio e che la sua fede nell'attuale capo apparisse ben salda e incrollabile, stavolta Benigni ha pensato di rafforzare il proprio sostegno all'approvazione del nuovo testo costituzionale dicendo che va approvato perché altrimenti, il giorno dopo, nel caso vincesse il No sarebbe una catastrofe... peggio della Brexit!

Tutto questo, naturalmente, incorniciato tra risate e pacche sulle spalle, in modo da far sì che quanto detto, nel caso crei troppo scompiglio, possa in futuro esser fatto passare anche come se fosse stato una battuta.

E d'altra parte Benigni ha sempre fatto ridere, questo è il suo mestiere. E non si capisce perché adesso dovrebbe averlo cambiato!

Ed in tema di costituzione, che ormai giornalmente segnerà il corso delle vicende politiche dei prossimi due mesi, da segnalare anche il ricorso al Tar del Lazio di M5S e Sinistra Italiana che, con questa iniziativa, cercano di cambiare il testo del quesito sulla scheda del voto, poiché adesso ha tutte le caratteristiche di uno spot elettorale per indurre gli elettori a votare Sì.

Naturalmente il comitato del Sì la pensa diversamente, ricordando che quanto è stampato sulla scheda è stato approvato dalla Corte di Cassazione, in base a quanto previsto dall'articolo 12 della legge 352 del 1970 per ciò che riguarda il voto su una riforma costituzionale, che deve riprodurre il titolo della legge così come è stato approvato dal Parlamento.

Inceccepibile! Però, va anche riconosciuto che già il primo titolo del quesito (disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario) è del tutto fuorviante oltre che completamente falso! Infatti, il Senato continuerà ad esistere e le leggi approvate dalla Camera, in linea teorica anche tutte, in alcuni casi potranno ed in altri dovranno essere esaminate e votate anche dal Senato.

E che dire poi del quesito successivo che parla della riduzione dei parlamentari! Sicuramente è corretto, ma non dice che questi saranno solo nominati e non più votati. Non è certo un elemento secondario che chi vota non debba conoscere.

Vedremo quindi se gli avvocati Palumbo e Bozzi, in qualità di elettori ed esponenti del Comitato Liberali x il No e del Coordinamento per Democrazia Costituzionale, insieme ai senatori Crimi (M5S) e De Petris (Sinistra Italiana-SEL) saranno riusciti a presentare argomenti tali da convincere i giudici del Tar della bontà della loro tesi.

Giuseppe Ballerini
nella categoria Politica
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