Nel suo discorso speciale indirizzato all'agenda di Davos 2021, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha ricordato come, rispetto ad un anno fa, siano cambiate le priorità internazionali a causa della pandemia che, comunque, ha ricordato al mondo quali siano le priorità a cui dare la precedenza, dichiarando che da adesso

"dobbiamo cambiare il modo in cui viviamo e facciamo affari, per essere in grado di mantenere ciò che apprezziamo e ci sta a cuore. Se le temperature continuano a salire e la natura continua a scomparire, assisteremo a più disastri naturali e malattie zoonotiche. Abbiamo parlato molto dei legami tra la perdita di biodiversità e COVID-19. Ora dobbiamo passare all'azione".

Ma la von der Leyen in versione ambientalista  non si è fermata qua, precisando che

"più della metà del PIL globale dipende dalla biodiversità e dal particolare funzionamento degli ecosistemi, come dimostrano cibo e turismo. Nell'ultimo rapporto del World Economic Forum sui rischi globali, i primi cinque rischi indicati sono tutti legati all'ambiente. Quasi tre quarti della superficie terrestre sono stati alterati e vediamo i cambiamenti nella nostra vita quotidiana: meno natura selvaggia e fauna selvatica, temperature in aumento e condizioni meteorologiche estreme. E questi sviluppi sono facce diverse della stessa medaglia. In effetti, si rafforzano a vicenda. Quando perdiamo foreste, non perdiamo "solo" spazi verdi o habitat naturali. Perdiamo un alleato fondamentale nella nostra lotta contro il cambiamento climatico. Ed è per questo che l'Europa presenterà presto un quadro giuridico per il ripristino di ecosistemi sani. È per questo che proteggeremo almeno il 30% della terra e del mare qui in Europa. Siamo pronti a mediare gli stessi oboiettivi a livello globale, al prossimo Summit delle Nazioni Unite sulla biodiversità a Kunming. Dovrà essere come la COP21 per il clima. Perché abbiamo bisogno di un accordo in stile parigino per la biodiversità".

Un altro tema su cui la presidente della Commissione ha puntato il dito ha riguardato i social media e i Big Tech che operano su Internet, prendendo ad esempio quanto accaduto negli Stati Uniti con l'assalto al Campidoglio, alla cui base vi è la disinformazione, l'incitamento all'odio e alla violenza diffuso tramite alcune piattaforme digitali:

Il modello di business delle piattaforme online ha un impatto - e non solo sulla concorrenza libera e leale, ma anche sulle nostre democrazie, sulla nostra sicurezza e sulla qualità delle nostre informazioni. Ecco perché dobbiamo contenere questo immenso potere delle grandi aziende digitali. Perché vogliamo che i valori che amiamo nel mondo offline siano rispettati anche in quello online. In termini elementari, ciò significa che ciò che è illegale offline dovrebbe esserlo anche online. E vogliamo anche che le piattaforme siano trasparenti su come funzionano i loro algoritmi. Perché, non possiamo accettare che le decisioni, che hanno un impatto di vasta portata sulla nostra democrazia, siano prese solo dai programmi per computer.Vogliamo che sia stabilito chiaramente che le società di Internet si assumano la responsabilità del modo in cui diffondono, promuovono e rimuovono i contenuti. Non importa quanto possa essere stato allettante per Twitter disattivare l'account del presidente Trump, perché un'interferenza così grave per la libertà di espressione non dovrebbe essere basata solo su regole aziendali. Occorre un quadro di leggi per decisioni di così vasta portata. Questo è il motivo per cui la Commissione ha lanciato a dicembre la legge sui servizi digitali e la legge sui mercati digitali. Questo è il nostro nuovo regolamento per il nostro mercato digitale.