Il 12 settembre 2021, come ogni anno, nelle civili, amabili, garbate, educate, moderne, emancipate ed evolute Isole Faroe, un arcipelago che comprende 18 isole vulcaniche situate tra l’Islanda e la Norvegia, sono stati massacrati oltre 1500 (millecinquecento) delfini nella secolare pratica barbarica, la cosiddetta Grindadrap, che consiste nel trascinare i mammiferi a riva per poi massacrarli con uncini, coltelli ed asce; quest’anno il governo faroese sembra aver posto Il limite di 500 delfini, in un rigurgito di civiltà che comunque ancora non sappiamo quanto possa essere risolutivo, ma che sicuramente è tardivo… 

Tralasciando ma cogliendo l’importanza che poteva avere la caccia alle balene in passato per la sopravvivenza stessa delle popolazioni del luogo, risulta oggi incomprensibile, intollerabile, inammissibile ed insopportabile la violenza con cui si rievoca tale usanza; e il fatto che gran parte di quel pesce andrà buttato, probabilmente in mare, dimostra ancora una volta che l’uomo è l’unico animale che uccide anche solo per il piacere di farlo!

Dopo aver ripreso fiato, devo ignorantemente ammettere di aver appreso dell’esistenza di queste isolette rocciose, una sorta di ordinato ed accogliente paradiso naturale, soltanto recentemente e per meri motivi calcistici: le qualificazioni a cui partecipa la nazionale.

A tale riguardo devo dire che anche qui la curiosità non era suscitata tanto dalle imprese sportive di una squadra di dilettanti che dall’esordio del 1988 ha inanellato soltanto sonore sconfitte patendo roboanti goleade in giro per l’Europa (arrivando a subire 8 gol contro l’ex Jugoslavia nel 1996…), quanto sempre per la “simpatia” che ispirava il solo pensiero che una Nazione (a governo autonomo anche se dipende per le questioni più importanti dal regno di Danimarca) con una popolazione inferiore a quella dei comuni di Civitavecchia e Bitonto, potesse misurarsi con le migliori Nazionali del mondo, anche se in modo impari: una sorta di Cenerentola del calcio internazionale; e si sa, Cenerentola è sempre stata ben voluta, con la sua umiltà, la sua bontà, la sua gentilezza e la sua ingenuità.

Proprio così mi immaginavo anche i “faroesi”: cordiali e ospitali, nelle loro casette variopinte distribuite ordinatamente tra una verde collinetta e uno scoglio scosceso non più di quel che basta per definirlo tale; miti e pazienti, dediti ad attività legate alla natura in cui sono immersi e assolutamente rilassati e ben disposti, senza l’ombra delle tensioni e dello stress tipiche del resto del pianeta.
Vere e proprie “isole felici”, isolani compresi.

Scoprire, invece, che ogni anno si chiudono anche le scuole per permettere ai bambini di condividere questa macabra cerimonia di festa con gli adulti sulla spiaggia per essere certi che la tradizione prosegua, è stato quanto meno sorprendente.

E’ infatti risaputo che i paesi del Nord Europa sono quelli in cui si vive meglio, in cui la qualità della vita è elevata, in cui le politiche sociali, il welfare e il sostegno alle famiglie è ai massimi livelli, dove l’istruzione pubblica arriva fino all’Università e dove i servizi pubblici funzionano; la struttura del lavoro è valida ed efficiente tanto da garantire il migliore equilibrio tra vita professionale e vita privata; sono inoltre paesi modello per la parità di genere, i diritti civili e la sostenibilità.

Quello che è meno conosciuto è che anche tra gli abitanti di questi Paesi si annidano considerevoli sacche di infelicità: recenti studi evidenziano come soprattutto tra i giovani e gli anziani sia elevato uno stato di sofferenza psicologica e disagio, e come siano in aumento problemi di salute, differenze di reddito, disoccupazione ed isolamento sociale; aumentano anche stress, ansia e depressione, e con questi i comportamenti autolesionistici, i consumi di antidepressivi, l’uso di armi e i suicidi; per non parlare del tasso di natalità, che risulta decisamente in picchiata.

E io che quei luoghi li ho sempre immaginati popolati da simpatici gnomi, allegri folletti e magiche fatine… Una fitta successione di paradossi, invece, smentisce in modo inequivocabile la consecutio per cui lo sviluppo e la modernità portino inevitabilmente alla felicità: sono evidentemente altri i meccanismi che muovono determinati stati d’animo e sentimenti, non necessariamente legati alle elevate condizioni di vita.

Noi europei del Sud saremo anche meno progrediti, avanzati ed emancipati, e saremo pure afflitti da una qualità della vita sicuramente scadente, ma ai nostri figli facciamo saltare la scuola per andare a fare le foto con i delfini (ancora…), non per assisterne alla mattanza ingiustificata e ingiustificabile!

Anche l’Europa si muova, tralasciando per un momento il green e condannando il red: quella battigia su cui si abbattono onde rosso sangue è un insulto alla civiltà che l’uomo si vanta di rappresentare.

I faroesi si evolvano, come ha fatto la loro nazionale di calcio, che dopo le prime apparizioni finite con punteggi tennistici, è riuscita a ridurre il gap con il resto del mondo infliggendo anche qualche sconfitta ad avversari nettamente più quotati.

E magari vengano un po’ giù al Sud da noi a visitare qualche parco acquatico per disintossicarsi dalla loro violenza ittica compulsiva; perché, per dirla alla Checco Zalone, non vorrei che 6 mesi consecutivi di buio e 6 di luce comincino a confondergli un po’ le idee…

P.S.: informazione di servizio per Babbo Natale, che dovrebbe risiedere da quelle parti: se tanto mi dà tanto, occhio alle renne…

Paolo Scafati