Mattarella rimanda qualsiasi decisione ad un nuovo ciclo di consultazioni che si terrà la prossima settimana

Mattarella rimanda qualsiasi decisione ad un nuovo ciclo di consultazioni che si terrà la prossima settimana

«Le elezioni che abbiamo celebrato un mese fa hanno visto un ampio aumento di consenso per due partiti - uno dei quali alleato con altri - ma non hanno assegnato a nessuna parte politica la maggioranza dei seggi in Parlamento, né alla Camera né al Senato, dove sono presenti tre schieramenti politici.

Nessun partito, né schieramento politico dispone, quindi, da solo, dei voti necessari per formare un governo e sostenerlo. È indispensabile, quindi - in base alle regole della nostra democrazia - che vi siano delle intese tra più parti politiche per formare una coalizione che possa avere la maggioranza in Parlamento e quindi far nascere e sostenere un governo.»

Questa la dichiarazione di quella che ormai è evidente essere la reincarnazione di Jacques de La Palice, ovvero il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla fine delle consultazioni per la formazione del nuovo governo che si sono concluse nel pomeriggio di giovedì.

Che cosa accadrà adesso? È lo stesso Mattarella a dircelo: «Farò trascorrere qualche giorno di riflessione, anche sulla base della esigenza di maggior tempo che mi è stata prospettata durante i colloqui da molte parti politiche.

Sarà utile a me per analizzare e riflettere su ogni aspetto delle considerazioni che i vari partiti mi hanno prospettato.

Sarà utile anche a loro per valutare, responsabilmente, la situazione, le convergenze programmatiche e le possibili soluzioni per dar vita a un governo.

Nella corso della prossima settimana avvierò, quindi, un nuovo ciclo di consultazioni per ascoltare le opinioni dei partiti e verificare se è maturata qualche possibilità che oggi non si registra.»

Quindi, Mattarella ha invitato le forze politiche ad inventarsi degli accordi che ad oggi non sembrano possibili. Che cosa dovrebbe cambiare in questi due giorni è impossibile immaginarselo, almeno in base alle posizioni di Pd e Lega - inutile parlare degli altri partiti - che sono quelli che in base al numero dei seggi potrebbero dar vita, insieme ai 5 Stelle, ad un governo.

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Questo è quanto ha detto il segretario reggente del Pd Martina al presidente della Repubblica: «L’esito elettorale per noi negativo non ci consente di formulare ipotesi di governo che ci riguardino. Chi ha vinto le elezioni, quindi, si faccia carico della responsabilità di governare...

Abbiamo segnalato come l’avvio della legislatura ha fatto emergere una potenziale maggioranza che si è espressa in ambito istituzionale dall’elezione dei presidenti di Camera e Senato fino alla definizione delle commissioni, sono scelte che non hanno previsto un nostro coinvolgimento e di certo non fatte casualmente, sono scelte di natura politica e per noi si tratta di capire se queste scelte compiute da queste forze coerentemente siano in grado di avanzare un’ipotesi di governo.»

Martina, ha poi aggiunto che il Pd è in campo «da protagonista per rafforzare in coerenza con il lavoro fatto dal governo tutti gli interventi di sostegno sociale. Sui quattro snodi di interesse generale il Pd eserciterà fino in fondo la sua funzione nel suo ruolo di opposizione. E cioè su taglio del costo del lavoro e reddito di inclusione; controllo della finanza pubblica; gestione del fenomeno migratorio; rafforzamento del quadro internazionale.»

In che cosa possa concretizzarsi tale protagonismo non è ancora ben chiaro, ognuno tragga le considerazioni più credibili. Va comunque ricordato che il prossimo 21 aprile, il Partito Democratico ha convocato l'Assemblea Nazionale - dove il segretario uscente formalizzerà le proprie dimissioni e i candidati alla segreteria presenteranno la propria candidatura, con l'elezione demandata ad una nuova Assemblea che verrebbe convocata della fine di Maggio - con Martina che sarà in lizza per guidare il partito dopo Renzi.

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La posizione della Lega può essere riassunta molto più brevemente nel modo seguente: la coalizione di centrodestra è quella che ha vinto le elezioni e, pertanto, è quella che conduce i giochi e a cui tocca la guida del governo. Le alleanze? I 5 Stelle sono i benvenuti, purché accettino tutto il centrodestra, senza alcuna preclusione nei confronti di Forza Italia e del suo presidente, Silvio Berlusconi.

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Infine, ecco ciò che Di Maio ha detto a Mattarella, dando l'impressione di non aver ascoltato o di non aver dato molto peso alle precedenti dichiarazioni di Martina e Salvini: «Dal voto del 4 marzo emergono tre richieste fondamentali:

- Che al Governo vadano persone legittimate dal popolo (vorrei ricordare a tutti che i cittadini hanno bocciato governissimi, governi di scopo o governi tecnici).
- Che si governi per cambiare davvero le cose.
- Che si mettano al centro le soluzioni ai loro problemi e non i giochi di palazzo.

Il percorso per realizzare un Governo del cambiamento non passa per le alleanze, ma passa da un contratto di Governo che abbia al centro le questioni più importanti per gli italiani. Vogliamo che le forze politiche si impegnino davanti alla nazione sui grandi temi da affrontare il prima possibile. Siamo una forza politica né di destra e né di sinistra e questo ci dà la forza di formare un Governo con chi sarà disposto a fare le cose.»

Quello illustrato da Di Maio è il cosiddetto "modello tedesco", già bocciato dagli altri partiti, ma che per Di Maio continua ad essere vivo e vegeto tanto da fargli dire che «ho intenzione di proporre un incontro da subito a Maurizio Martina e a Matteo Salvini per discutere della redazione di questo contratto per il cambiamento dell’Italia.»

Secondo Di Maio, i 5 Stelle ascolterebbero i punti su cui Lega e Pd sarebbero disponibili a convergere e, successivamente, deciderebbero con chi allearsi. Già questo quadro sembra di per sé improbabile, ma diventa addirittura surreale se non vengono chiariti i punti relativi al premier e alla "squadra" di governo.

«Le nostre aperture - ha concluso Di Maio - sono sincere. Non sono giochi di palazzo. Qualcuno ha detto che io voglio spaccare il Pd. Io mi rivolgo sinceramente alle forze politiche che ho scelto nella loro interezza. Non mi sarei mai permesso di alimentare scissioni interne. E non ho mai pensato di voler spaccare la coalizione di centro destra rivolgendomi alla Lega, semplicemente perché è una coalizione che non esiste. Lo dimostra il fatto che si siano presentati divisi a queste consultazioni ma sopratutto lo dimostrano le dichiarazioni di oggi che hanno manifestato posizioni opposte anche rispetto al Movimento 5 Stelle.

Ci stiamo assumendo le nostre responsabilità, come ci hanno chiesto i cittadini. Ci prendiamo l’onere di incontrare le forze politiche, avviare il percorso per creare una maggioranza, individuare lo strumento, però chi ci chiede responsabilità ora metta al centro gli interessi degli italiani.»

Rino Mauri
Categoria Politica
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