Il ritorno del dottor Dulcamara

Il ritorno del dottor Dulcamara

Fino a qualche tempo fa poteva capitare, in mercatini rionali o in occasione di feste paesane, di assistere alle performance di ciarlatani in piedi su malfermi palchi di fortuna che, con voce stentorea, si davano da fare per affibbiare agli astanti, con frizzi e lazzi, le loro pozioni magiche così miracolose da poter curare allo stesso modo calli, reumatismi, dolori cervicali o chissà quali altri acciacchi.

Mi stupiva la faccia tosta con cui, a distanza di poche settimane, quei ciarlatani ritornassero negli stessi luoghi incuranti del rischio di essere inseguiti e malmenati dai gonzi che avevano buggerati con i loro infusi.

Negli anni, però, con il mutare dei tempi, a rappresentare i loro avvilenti spettacoli sulle piazze sono comparsi loro, i politici imbonitori più pericolosi ed inaffidabili perché con i comizi  riuscivano ad  infinocchiare milioni di cittadini.   

Oggi alle piazze sono subentrati i talk show televisivi, le feste di partito, i convegni, le manifestazioni di protesta, ma la desolante cialtroneria dei politici non è cambiata, anzi è ancora più spudorata ed arrogante.

Sono convinto che se si istituisse un Premio Oscar da assegnare al politico più sfrontato abbonderebbero le candidature, anche se il premio se lo aggiudicherebbe di diritto, secondo me, per il suo incessante attivismo proprio Matteo Renzi.

Il “Bomba”, come lo avevano etichettato già i suoi compagni di scuola, soffrendo di astinenza da protagonismo ha deciso, in questi giorni, di rompere il silenzio ed impossessatosi del microfono, alla Festa dell’Unità di Ravenna, ha tentanto di turlupinare i presenti.

Il copione sempre lo stesso.

Dapprima frizzi e lazzi con cui beffeggiare e denigrare quelli che lui, ex-segretario, ex-premier, ex enfant prodige della politica, considera i suoi avversari: da Salvini a Di Maio, da Conte a Toninelli.

Poi, però, credendo di parlare ad una platea di grulli smemorati ed esibendo la più bronzea delle facce toste ha sparata questa balla spaziale: “per due volte mi è stata fatta guerra, sono stato colpito da fuoco amico (sic !)”.

Chiaramente il meschinello vive un penoso stato confusionale se è giunto al punto di fare affermazioni che travisano la realtà.

Infatti, ad esempio, non ricorda che in realtà l’unico a colpire con fuoco amico un compagno di partito sia stato proprio lui, Matteo Renzi, quando nel febbraio 2014 pugnalò il premier Enrico Letta pur di occupare la poltrona a Palazzo Chigi.

È solo amnesia ?

Eppoi, cos’è quella cavolata delle due volte che gli avrebbero “fatta guerra” !

Forse intende riferirsi al dicembre 2016 quando più di 19 milioni di italiani hanno bocciato quel referendum costituzionale sul quale lui aveva messa la faccia al punto di giurare che se avesse perso si sarebbe ritirato dalla vita politica insieme a Maria Elena Boschi ?

Non è stato fuoco amico ma gli elettori a costringerlo a dimettersi da presidente del Consiglio, ma non da segretario del PD sul quale, invece, ha continuato a spadroneggiare con il “giglio magico”, quella tragicomica corte di valletti ed ancelle che hanno assecondato e fatto prevalere ogni suo ghiribizzo.

Oppure pensa al 4 marzo 2018, quando lui, segretario PD, dopo aver derisi per mesi i suoi predecessori colpevoli di aver ottenuti così mediocri risultati elettorali da restare inchiodati al 25%, ha condotto al tracollo elettorale il partito ?

Anche in questo caso sono stati gli elettori, e non il fuoco amico, a bocciarlo in modo clamoroso senza che lui si sia preoccupato, fino ad oggi, di capire dove abbia sbagliato.

Per questo di fronte al suo dichiarato intento di ripresentarsi alle primarie per la segreteria del partito, se fossi un militante, od anche solo un simpatizzante PD gli chiederei: “Ah Matte’ ma perché odi così tanto ‘sto partito da volergli fare er funerale?”

Categoria Politica
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