L'illogica follia o il lucido pragmatismo di Mattarella e Renzi

L'illogica follia o il lucido pragmatismo di Mattarella e Renzi

La cronaca politica italiana ci riserva, quotidianamente, la sua dose di illogica follia o di lucido pragmatismo... dipende dai punti di vista. Gli esempi di oggi, o perlomeno quelli che possono essere considerati esempi più eclatanti da riportar rispetto ad altri, riguardano Mattarella e Renzi.


Il capo dello Stato, questo pomeriggio, ha deciso di firmare il Rosatellum e di farlo diventare legge a tutti gli effetti. Così, con un pastrocchio che non è né uninominale né proporzionale, che non garantisce rappresentatività e neppure governabilità, andremo a votare per eleggere alla Camera e al Senato dei parlamentari - alcuni di questi pure in fuga dalle procure di mezza Italia - che hanno come unico obbiettivo quello di accontentare le necessità politiche e personali dei loro capibastone in cambio di un lautissimo stipendio per i prossimi cinque anni. Non è certo una bella prospettiva, ma sarebbe stato comunque da stupirsi se, al contrario, Mattarella avesse invece deciso di non firmare.

Finora, il galantuomo siciliano - così viene definito - ha firmato di tutto... persino l'Italicum. Pertanto, perché meravigliarsi se adesso ha firmato anche questa nuova ennesima legge elettorale? Infatti, è più facile finire per esser galantuomini dicendo sì a tutti, piuttosto che a randellar dietro, a chi te li presenta, dei testi presentati come leggi che chiunque sia dotato di un minimo di logica e di senso dello Stato definirebbe porcate.


E passiamo adesso all'altra follia di giornata, il riassuntino con cui il giovane Renzi ci informa della gita che ha fatto negli Stati Uniti. E qui, sinceramente, parlare di follia non descrive al meglio la vicenda, o almeno non la descrive nella sua totale completezza.

Domenica prossima, i siciliani sono chiamati a votare il rinnovo dell'Ars, o se preferite il presidente e i consiglieri regionali che da quelle parti si chiamano deputati... anche per giustificare lo stipendio che prendono. È l'appuntamento elettorale più importante prima delle politiche e che tutti i partiti, nel caso di esito positivo, utilizzeranno come traino nella campagna per le le prossime elezioni.

Per questo, tutti i politici a livello nazionale si sono precipitati nell'isola a dar man forte ai loro candidati. Tutti, eccetto Matteo Renzi che nella settimana che precede il voto se n'è andato a Chicago per partecipare "ad una bellissima iniziativa voluta da Barack Obama per coinvolgere e motivare una nuova generazione di donne e uomini che si impegnino nella cosa pubblica. Contro l’egoismo, contro la superficialità, contro la solitudine del cittadino globale la Fondazione Obama lavora per creare una rete mondiale di ragazze e ragazzi che si impegnino, che si mettano in gioco." (sic!)

"Ma che vor di'?" avrebbe chiosato il Montesano dei tempi d'oro. Ecco l'ulteriore spiegazione fornita dal segretario del PD: "Dobbiamo costruire una classe dirigente capace di affrontare insieme le sfide globali. Partecipare a questi eventi costa fatica e tempo, ma non è tempo perso: stiamo seminando per la prossima generazione di leader. E un politico serio deve pensare anche alle prossime generazioni, non solo alle prossime elezioni."

Il politico serio, per chi non l'avesse capito è sempre Matteo Renzi, quello che, seriamente, fa accordi con Berlusconi e Verdini e poi dice alla gente che lo spirito che guida il suo agire in politica è quello che ha imparato nei boy scout!

In tema di allucinazioni, ci sarebbero da citare i paragrafi in cui, sempre nel suo riassuntino, il segretario del PD si incensa sui Posti di lavoro a tempo determinato creati con il Jobs Act e si dissocia dal fallimento (in parte mascherato) di ben 7 banche italiane oltre che dall'aver messo in mutande migliaia di risparmiatori per non essersi minimamente reso conto delle implicazioni reali del bail-in.


Ma perché stupirsi? Risparmiatevi, ne avrete bisogno per sentire quello che verrà detto all’ottava edizione della Leopolda dal 24 al 26 novembre. C'è ancora di che meravigliarsi.

Giuseppe Ballerini
Categoria Politica
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