I rischi dell’ipertensione in gravidanza

I rischi dell’ipertensione in gravidanza

La gravidanza è un momento bello quanto delicato. Per questo viene consigliato alla gestante di programmare frequentemente visite con il proprio ginecologo e valutare con lui il proprio percorso di diagnosi prenatale. Tra gli esami prenatali rientrano i test di screening prenatale, come il test del DNA fetale, e gli esami invasivi, come l'amniocentesi. I test di screening aiutano a identificare l'eventuale presenza di anomalie cromosomiche nel feto. La salute della gestante, però, non è meno importante ed è bene non trascurarla. La donna infatti potrebbe andare incontro a diversi disturbi, potenzialmente dannosi anche per il bambino. Uno dei più frequenti è l'ipertensione gravidica, che consiste in un aumento della pressione arteriosa durante la gestazione.

 

L'ipertensione gravidica rientra nei disordini ipertensivi, i quali rappresentano la causa più frequente di morte materno-fetale, insieme a infezioni, disordini emorragici e tromboembolitici [1]. La prevalenza dei disturbi ipertensivi è varia: i tassi più alti in Europa sono registrati in Inghilterra, in cui si ha una prevalenza del 7-10%; in Svezia la percentuale è solo dell‘1,5%; l’Italia si trova a metà, arrivando a riguardare il 3% delle gravidanze totali [1].

 

Non c’è ancora uniformità dei pareri all’interno della comunità scientifica internazionale sulla classificazione dei disordini ipertensivi della gravidanza. Nel 2014 la Società internazionale per gli studi dell’ipertensione in gravidanza (SSHP) ha deciso di distinguere tre tipologie di disordini ipertensivi:

l'ipertensione gestazionale è una delle forme più frequenti. È caratterizzata da un temporaneo aumento della pressione arteriosa nella donna in stato interessante. Solitamente, si sviluppa dopo il primo trimestre con sintomi come giramenti e mal di testa, senso di pesantezza, aumento di peso, ritenzione idrica, gonfiori e problemi visivi [3]. Le arterie ristrette fanno sì che meno sangue arrivi al feto tramite la placenta. Questa potrebbe distaccarsi o causare rallentamenti nella crescita del bambino. La diagnosi di ipertensione avviene misurando la pressione arteriosa della gestante. L'ipertensione gestazionale può anche portare a preeclampsia (o gestosi), seconda forma più frequente di ipertensione in gravidanza [2,3,4].

La preeclampsia è la seconda forma più comune di disordine ipertensivo in gravidanza che si manifesta nella seconda metà della gravidanza con l‘aumento della pressione arteriosa e la perdita di proteine attraverso le urine. Può non essere legata alle altre forme di ipertensione, oppure può comparire come complicanza dell'ipertensione gestazionale o dell'ipertensione cronica [2]. Non si conosce l’esatto valore della sua incidenza ma pare si aggiri intorno al 5-8%, arrivando a rappresentare il 15-20% dei casi di mortalità materna. Inoltre, la preeclampsia rappresenta una delle cause principali di mortalità e morbilità prenatale e perinatale [4] e può diventare un fattore di rischio a lungo termine per la donna di sviluppare una patologia cardiovascolare, anche successivamente, una volta in menopausa [4]. Dunque questa condizione può causare gravi complicazioni per la mamma e il feto, costringendo, nella metà dei casi, a un parto prematuro [2].

Infine, l'ipertensione cronica rappresenta il terzo tipo di disordine ipertensivo in gravidanza che può essere presente anche prima della gravidanza o comparire nelle prime 20 settimane di gestazione. Solitamente, l’ipertensione cronica è dovuta a ipertensione essenziale, associata a una anamnesi familiare positiva, al sovrappeso o all‘obesità [2].

Durante i nove mesi di gravidanza, è essenziale che una gestante tenga bene sotto controllo la propria salute e si assicuri che anche il feto sia in salute e stia crescendo bene. Inoltre, dopo consulto con il ginecologo, le donne possono scegliere di effettuare un esame di screening non invasivo, che non presenta alcun rischio di aborto (contrariamente ad amniocentesi e villocentesi). Ad esempio, il test del DNA fetale si può svolgere già dalla decima settimana di gravidanza, e ha un’affidabilità del 99,9% nel rilevare le principali anomalie cromosomiche, come le trisomie 21, 18 e 13.

 

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente Genetica

Fonti:
Medicina dell'età prenatale: prevenzione, diagnosi e terapia dei difetti congeniti e delle principali patologie gravidiche – A.L. Borrelli, D. Arduini, A.Cardone, V.Ventruno – pag. 315 – cap.17
Disordini Ipertensivi in Gravidanza
Fondazione Veronesi
Linee Guida per il Management dell'Ipertensione in Gravidanza – AIPE (Associazione Italiana Preeclampsia)

 

Categoria Salute
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