Renzi, dall'avanti tutta a testa bassa alla retromarcia con prudenza

Renzi, dall'avanti tutta a testa bassa alla retromarcia con prudenza

Ieri Matteo Renzi ha pubblicato la sua enews 433. In questa nota del premier, il pensiero renziano si pone a mezza via tra i risultati dei ballottaggi delle amministrative 2016 e la Direzione del Partito Democratico fissata per venerdì.

Dopo l'esito delle urne, Matteo Renzi ha iniziato a tenere un profilo basso o, perlomeno, meno arrogante rispetto a quello a cui eravamo abituati fino a qualche giorno fa.

Così, nel suo commento ai fatti della settimana, Il presidente segretario cerca di evitare polemiche provando ad autenticarsi su contenuti alti, auspicando un dibattito non sulle correnti e sulle beghe di partito, ma su crescita e di diseguaglianze, diritti civili e terzo settore, stabilità istituzionale e lavori a tempo indeterminato, tassazione e energie rinnovabili, innovazione e merito nella pubblica amministrazione, immigrazione e flessibilità europea.

Questi sono i miracoli delle urne. Un presidente del consiglio segretario di partito che fino a ieri ha deciso per proprio conto il programma di governo, mai passato al vaglio delle urne, che ha operato per fare favori soprattutto a banche e a medie e grandi aziende, adesso scopre il vogliamosi bene e parliamo di temi alti a favore delle persone che più hanno bisogno.

Sembra che Renzi abbia scoperto il socialismo e adesso scelga come comportarsi, ma sempre a seconda della convenienza.

Quindi, le premesse non fanno pensare, per domani, ad una Direzione fuoco e fiamme. Probabilmente, andrà in scena una cerimonia da mea culpa collettivo, in stile orientale,  ma senza cambi di ruolo. Anzi, tutti i dirigenti, incapaci e arroganti, saranno ringraziati e confermati al loro posto, almeno per qualche tempo. Quando però le acque si saranno calmate, uno per volta, molti di loro saranno sostituiti.

Il renzismo non paga più e quelli che ne sono stati i sacerdoti dovranno essere cambiati. D'altra parte Renzi, almeno per ora, non è sacrificabile. E lui stesso non si vuole certo sacrificare, tanto che il referendum madre di tutti i destini sembra non si svolgerà più il 2 di ottobre e sembra anche che non dovrà più segnare la vita o la morte di Renzi politico, ma non perché Renzi abbia visto la mala parata, ma perché glielo chiede il partito!

Insomma, dopo le amministrative, sembra che andrà in scena non più un Renzi 2.0 o addirittura un Renzi 3.0, ma un Renzi 1.5, tendente all'1. Un cambio di verso, anzi di versione, tendente all'antico che sa tanto di sopravvivenza. Niente lanciafiamme, ma solo camomilla... in attesa di tempi più propizi.

Categoria Politica
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