Intervista ad un grande fotografo: Augusto De Luca

Intervista ad un grande fotografo: Augusto De Luca

Incontriamo Augusto De Luca, famoso fotografo e performer, che da più di quarant’anni reagisce alla scintilla creativa sperimentando vari generi fotografici, muovendosi liberamente e agevolmente tra fotografia tradizionale e sperimentale. Le sue immagini dimostrano inquadrature particolarmente intense ed accurate, nulla viene trascurato, pur rispondendo ad una sfrenata immaginazione. Ogni dettaglio è inevitabile quanto indispensabile a tradurre la visione dell’artista.

Ha ricevuto premi e riconoscimenti internazionali, tra gli altri nel 1996, insieme ad Ennio Morricone, gli viene assegnato il “Premio Città di Roma” (per il libro “Roma Nostra”, di Gangemi Editore).
Ha esposto in tutto il mondo, le sue fotografie sono presenti in diverse collezioni pubbliche e private. Ha ritratto numerose celebrità, realizzato scenografie, progetti pubblicitari, copertine di dischi e naturalmente libri fotografici. 

Grazie all’intervista che segue, Augusto De Luca ci permette uno sguardo sull’artista e sull’uomo...


Dove sei nato? Dove sei cresciuto?
ADL: Sono nato a Napoli, città surreale per eccellenza. È lo scontro del FUOCO del Vesuvio con L’ACQUA del Golfo, che governa le funzioni vitali di tutto l’universo partenopeo. Così nascono stimoli creativi e grandi passioni. Napoli è un enigma che si offre fatalmente alla chiave onirica, io la amo e le sono riconoscente per aver nutrito la mia fantasia. Verità e finzione, realtà e immaginazione, sempre tutto esagerato, eccessivo, contraddittorio, ma sotto la Napoli del contrasto, della bella cartolina e del buio e tetro vicolo, è la città dal grande passato che mi ha sempre attratto, affascinato e ispirato.


Chi (o cosa) ami?

ADL: Io amo la pizza….La pizza è qualche cosa di insuperabile, e la scopri, anzi la riscopri in età avanzata, purtroppo proprio quando hai il colesterolo e i trigliceridi troppo alti.


Quando hai percepito per la prima volta il tuo talento creativo?
ADL: Ho studiato, mi sono laureato in giurisprudenza e avevo un amico che si dilettava a fotografare e a stampare le proprie fotografie, era la metà degli anni 70’. Un giorno entrai con lui nella camera oscura e, quando vidi venir fuori un’immagine miracolosamente sulla carta nella bacinella con gli acidi, rimasi stupefatto e fui folgorato, volevo “creare” anche io… e diventai fotografo. Evidentemente ho sempre avuto dentro di me il germe dell’uomo madre; la creatività mi ha sempre accompagnato.

Chi e/o cosa ti è stato di ispirazione e riferimento?
ADL: Sicuramente anche l’arte contemporanea, ma in particolare il surrealismo e la metafisica. Come fotografi Bill Brandt, Irving Penn, Richard Avedon, che sono dei grandissimi maestri. Mi hanno dato un’ impronta “classica” a cui ho cercato di aggiungere una mia personale visione.


Come descriveresti la tua arte a qualcuno che non ha mai avuto occasione di vedere i tuoi lavori?
ADL: Ogni mia foto è filtrata dall’EMOZIONE, dal rapporto che si crea tra me ed il luogo da ritrarre. Quando vedo qualcosa che mi attrae, comincio a girarci intorno per trovare la MIA inquadratura. È un lavoro su di me e sul luogo al tempo stesso. Attraverso le mie foto vengono fuori le mie idee, le mie passioni, i miei mostri, chi sono e cosa penso. Sicuramente la mia arte quindi è la foto della mia anima.


Come ti prepari ad una giornata di lavoro o ad un progetto? Hai un tuo rituale?
ADL: No non ho rituali, ma ancora oggi che ho 63 anni (lavoro come fotografo da circa 40 anni), sono agitato e nervoso fin quando non ho definito e programmato tutto il lavoro.


Qual è il tuo lavoro preferito tra quelli realizzati? Perché?
ADL: I libri sulle città italiane commissionati dalla TAV (treno alta velocità); perché ho avuto modo di conoscere bene e di scoprire a fondo le città che ho fotografato.


Se dovessi passare una giornata con qualcuno – vivo o meno che sia, chi vorresti con tee cosa speri di ricevere da una simile esperienza?
ADL: Mi piacerebbe passare una giornata intera con Andy Warhol. A Napoli negli anni 80’ alla mostra “Terremotus” organizzata dal gallerista Lucio Amelio, io lo conobbi, ma potei scambiare con lui solo poche battute ed una stretta di mano. Era un supercreativo e sicuramente ascoltarlo mi avrebbe aperto la mente.


Qual è, se l’hai, la tua ambizione segreta?
ADL: Mi piacerebbe ritrarre il Papa nelle sue stanze private in Vaticano.


Qual è la tua parola preferita?
ADL: “Perseverare.”

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