"Buongiorno a quei poveri giornalisti che aspettano ore e ore sotto casa mia". Così, il sindaco di Roma Virginia Raggi iniziava un post su facebook, lamentandosi dei giornalisti che stazionano senza sosta davanti all'ingresso della sua abitazione in attesa di non si sa bene cosa, tanto  da farle aggiungere: "Cosa vi hanno ordinato di catturare oggi? Un dito nel naso, i capelli fuori posto, mio figlio che magari fa i capricci, per dire che sono una madre snaturata? Mi fate un po' pena, a dire la verità, tutta la vita ad aspettare che qualcuno inciampi... Forse siamo al giornalismo 3.0?"

Un'attenzione ossessiva, che non ha risparmiato neppure il figio della Raggi. Ed è forse stato questo a farla indispettire più di qualsiasi altra cosa: "...che le persone sappiano come fate vivere non tanto me ma mio figlio che non ha alcuna responsabilità su questa follia che state creando."

Nel pomeriggio, è arrivata la replica, sempre via facebook, dell'Associazione Stampa Romana con un post dal titolo Privacy Sindaca ed esercizio diritto di cronaca.

"Sia i giornalisti sia i politici hanno una responsabilità pubblica. I politici, quando hanno incarichi di rilievo, come nel caso della sindaca Virginia Raggi, sanno che inevitabilmente l'attenzione della stampa salirà di grado e di livello.

Ha ragione la prima cittadina della Capitale ad individuare nel rispetto della sua privacy un limite da non oltrepassare. Un limite che i colleghi devono sempre avere presente se vogliono dare forza e spessore a quello che raccontano.

Se l'uscio di casa non può diventare il teatro di una conferenza stampa, è altrettanto vero che la sindaca e la Giunta non hanno brillato nell'informare con conferenze stampa, incontri e interviste franche ed aperte i colleghi delle tante cose che sono accadute nelle ultime settimane e negli ultimi giorni a Roma.

Ci vuole senso di responsabilità e consapevolezza dei propri ruoli da entrambe le parti. E' l'unico modo per riportare il tutto al senso di quanto fanno giornalisti e politici; informare i cittadini e decidere per i cittadini."

La conclusione è che il Caos Roma, e chissà se anche questo titolo è stato opera della Raggi, che da una settimana vede protagonista il sindaco della capitale, accusata di qualsiasi cosa accada nella città oltre che di incapacità e inadeguatezza nel svolgere il suo ruolo, è anche colpevole di non  aver informato la stampa riguardo al suo operato. E per tale motivo, secondo i giornalisti romani, la stampa è costretta a "pedinarla" 24 ore al giorno per essere informata di ciò che sta facendo... per la città.

Ma allora, perché finora tutti gli organi di informazione, a partire da quelli romani, l'hanno accusata di non fare niente? Infatti, i media non hanno mai scritto di non conoscere quali fossero le sue decisioni, ma che decisioni non ne aveva prese!

E adesso scrivono che avrebbero dovuto essere informati tramite delle conferenze stampa? Ma allora perché, non sapendo ciò che Virginia Raggi aveva fatto, i giornalisti hanno scritto comunque che la Raggi è incapace e non fa nulla per Roma?

Nella foga di volersi giustificare, i giornalisti romani  hanno così confermato di aver svolto il loro lavoro dando, sul Caos Roma, notizie parziali e non veritiere. Ed hanno fatto tutto da soli!