In occasione dell'Assemblea Generale di novembre 2018, la Cei bacchetta il Governo del cambiamento

In occasione dell'Assemblea Generale di novembre 2018, la Cei bacchetta il Governo del cambiamento

Nella sua introduzione all'Assemblea Generale della Cei, che si svolge a Roma dal 12 al 15 novembre, ieri il cardinal Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale, non ha tralasciato di commentare l'attuale situazione politica del Paese ed i contrasti sia interni che internazionali.

«... ciò che ci preoccupa è altro. Lo respiriamo stando in mezzo alla gente e facendo nostre le sue attese. Sono le attese frustrate rispetto al lavoro, per cui molti giovani, per poter immaginare un futuro, si ritrovano costretti ad andarsene dalla nostra terra.

Sono le attese delle famiglie ferite negli affetti, che soffrono nel silenzio delle solitudini urbane e nell’avvizzimento dei sentimenti. Sono le attese degli anziani, che non si sentono più utili a nessuno, privi di quella considerazione di cui avrebbero – o, meglio, avremmo tutti – tanto bisogno.

Sono le attese di una scuola qualificata, che sia frontiera e laboratorio educativo da cui non possono essere esclusi i nuovi italiani, per i quali torniamo a chiedere un ripensamento della legge di cittadinanza.

Sono le attese di una sanità puntuale, attenta e accessibile a tutti.

Sono le attese di una giustizia che – rispetto al malaffare e alla criminalità organizzata – continui a perseguire un uso sociale dei beni recuperati alla legalità.

Sono le attese di un uso del potere, che sia davvero corretto e trasparente.»


Teoricamente, quelli elencati, sono tutti temi che l'attuale Governo, in base alle dichiarazioni dei suoi componenti, dovrebbe combattere, anche se non è ben chiaro con quali strumenti e con quali risorse, preoccupandosi invece di promuovere rancore e divisioni sociali.

«In un Paese sospeso come il nostro, caratterizzato dalla mancanza di investimenti e di politiche di ampio respiro, gli effetti della crisi economica continuano a farsi sentire in maniera pesante, aumentando l’incertezza e la precarietà, l’infelicità e il rancore sociale.

Al posto della moderazione si fa strada la polarizzazione, l’idea che si è arrivati a un punto in cui tutti debbano schierarsi per l’uno o per l’altro, comunque contro qualcuno. Ne è segno un linguaggio imbarbarito e arrogante, che non tiene conto delle conseguenze che le parole possono avere.

Stiamo attenti a non soffiare sul fuoco delle divisioni e delle paure collettive, che trovano nel migrante il capro espiatorio e nella chiusura un’improbabile quanto ingiusta scorciatoia. La risposta a quanto stiamo vivendo passa dalla promozione della dignità di ogni persona, dal rispetto delle leggi esistenti, da un indispensabile recupero degli spazi della solidarietà.

Stiamo attenti, dicevo: se l’Italia rinnega la sua storia e soprattutto i suoi valori civili e democratici, non c’è un’Italia di riserva. Se si sbagliano i conti non c’è una banca di riserva che ci salverà: i danni contribuiscono a far defluire i nostri capitali verso altri Paesi e colpiscono ancora una volta e soprattutto le famiglie, i piccoli risparmiatori e chi fa impresa.»


E tanto per non mancare, come da tradizione, di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, ecco che Bassetti ne ha anche per l'Europa.

«Così, se l’Unione Europea ha a cuore soltanto la stabilità finanziaria, disinteressandosi di quella sociale e delle motivazioni che soggiacciono ai vincoli europei; se perde il gusto della cittadinanza comune e del metodo politico della cooperazione, non c’è poi un’Europa di riserva e rischiamo di ritornare a tempi in cui i nazionalismi erano il motore dei conflitti e del colonialismo. Questo nonostante le opportune celebrazioni di questi giorni per il centenario della fine della Grande Guerra!»


Ma il cardinal Bassetti non si è limitato solo alle denunce e alle esortazioni. Nel suo discorso ha ricordato anche quanto gli esempi del passato possano essere attuali, ricordando le esperienze di Giuseppe Toniolo e Alcide De Gasperi.

«Giuseppe Toniolo, in una situazione in cui i cattolici erano politicamente irrilevanti e comunque impediti, egli seppe riunirli attorno a un impegno per il lavoro, la giustizia e la pace sociale; con il suo servizio culturale divenne promotore di legislazioni e di opere sociali a favore delle classi più disagiate. Così, la sua visione di un’economia per l’uomo, permeata dall’etica e governata dai principi di sussidiarietà e di solidarietà, rimane anch’essa una lezione estremamente attuale.

De Gasperi, seguendo il principio della laicità della politica, seppe lottare per difendere la propria fede con grande pudore, facendo gli interessi dei cittadini, in piena e sofferta autonomia di pensiero, di parola e di azione.»

Categoria Politica
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