Per un'alleanza a sinistra servono i contenuti, non le sigle

Per un'alleanza a sinistra servono i contenuti, non le sigle

Avete presente Gennaro Migliore? Quel signore con la testa molto grossa e gli occhiali molto piccoli che dalla Rifondazione comunista è passato a quella renziana? Sì, proprio lui.

In una intervista a Repubblica, in risposta alla domanda «Che cosa chiedete a Giuliano Pisapia e Mdp?», Migliore ha pronunciato le seguenti parole: «Di sedersi a un tavolo con noi, partendo dal presupposto che i risultati raggiunti con le riforme fatte sono storici e mai ottenuti finora da nessun governo di centrosinistra».

In pratica, la sinistra, o quel che resta della sinistra, dovrebbe prendersi a sberle, darsi delle martellate in testa ed affermare poi che, ad esempio, il Jobs Act sia una riforma storica, i cui risultati siano da esaltare?

In questa dichiarazione di Migliore si può riassumere l'inconciliabilità tra il Pd di Renzi e la sinistra. Infatti, le alleanze si fanno sui contenuti e non sulle sigle.

Che Renzi si intestardisca a voler far credere che il Pd sia un partito di centrosinistra quando finora ha fatto delle riforme che avrebbe voluto fare il centrodestra guidato da Berlusconi è un problema suo e di chi ancora crede alle sue panzane, fondate sulla base della retorica e non certo su quelle della logica, senza voler disturbare il socialismo.

Come è possibile per chi si definisce di sinistra fare un'alleanza con chi esalta il Jobs Act, negando l'evidenza di una riforma che ha contribuito solo a rivitalizzare il lavoro a tempo determinato dopo aver buttato al vento quasi venti miliardi di euro per eliminarlo? E in aggiunta, l'unico ad esser stato eliminato è il lavoro a tempo indeterminato. E questa sarebbe una riforma di sinistra?

Patetico, pertanto, l'intestardirsi di Veltroni o di Pisapia nel voler auspicare un'alleanza con il Pd come se l'attuale partito preso in ostaggio da Renzi e dal suo cerchio magico avesse qualcosa a che vedere con la sinistra. Al confronto di Renzi e dei suoi renzuschini, persino i democristiani di sinistra di una volta oggi apparirebbero come dei pericolosissimi rivoluzionari!

Quindi, perché continuare con questa farsa, con appelli insensati di unità con lo scopo di "vincere", come se il Governo di un Paese fosse un campionato di calcio! Le alleanze si fanno sui contenuti e non sulle etichette che uno si dà a dispetto delle evidenze.

Oggi ci sarà una direzione del Partito Democratico in cui si discuterà di questo. Ecco come andrà. Renzi farà il suo discorso iniziando a dire che avrebbe voluto parlare dei problemi del mondo, come se ne capisse qualcosa, ma che non potrà farlo perché costretto dalla recalcitrante sinistra a doversi inventare delle formule per fare delle alleanze che gli consentano di vincere le prossime elezioni. Quindi, inviterà la platea ad appoggiare la sua mozione per un'alleanza a sinistra. Applausi. E i contenuti? Silenzio.

Poi sarà la volta della minoranza con gli ammonimenti di Orlando, Emiliano (che ancora deve capire chi vincerà per aggiornare la sua posizione) e Cuperlo che, con la sua solita eleganza, dirà che la linea Renzi è fallimentare ma che lui la accetterà comunque in nome del partito. Qualche accenno di applauso.

Votazione finale con l'assemblea che appoggerà con la quasi unanimità la linea del segretario. Applausi. E per quanto riguarda le conclusioni? Boh è la risposta più adatta... tanto finora è sempre andata così. L'importante è che a Renzi sia sempre data ragione, nonostante l'inconsistenza e la contraddittorietà dei suoi risultati.

Naturalmente, quel che è certo, è che nessuno farà notare la verità della banalità costituita dal fatto che le alleanze si fanno sui contenuti e non sulle sigle. Avanti così... secondo il vangelo di Renzi.

Piero Rizzo
nella categoria Politica
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