In passato la Coppa Italia era considerato se non un torneo di poca importanza, comunque un torneo per cui non valeva la pena far affaticare i migliori giocatori di una squadra, soprattutto se questa fosse stata impegnata in una coppa europea, oltre che in campionato.

Da qualche anno a questa parte, non è più così. Il motivo? Oltre al prestigio, i soldi che ne derivano. Infatti, escludendo gli incassi della vendita dei biglietti, la Lega di Serie A, oltre ai premi assegnati durante la fase eliminatoria - a partire dagli ottavi - destina circa 12 milioni di euro alle due squadre che il prossimo 15 maggio disputeranno la finale allo Stadio Olimpico di Roma.

Chi alzerà la Coppa Italia si porterà a casa circa 7 milioni di euro, mentre l'altra finalista ne incasserà più o meno 5. In queste cifre sono inclusi anche i proventi della vendita di biglietti per la finale, che nelle ultime edizioni ha fatto registrare incassi per 4 milioni di euro.

E chi vince può anche aumentare i ritorni economici grazie al fatto di poter disputare la Supercoppa, di cui due delle finali delle prossime 4 edizioni si giocheranno in Arabia Saudita, nazione che per entrambi gli appuntamenti ha già garantito il pagamento di diritti per oltre 13 milioni.

Ed a tutto questo c'è da aggiungere che chi conquisterà la Coppa Italia, e non si fosse qualificato a partecipare a nessuna delle coppe europee tramite il campionato, avrà anche l’accesso diretto alla fase a gironi della prossima Europa League, con premi garantiti dall'Uefa per quasi 3 milioni di euro, oltre ai proventi della vendita dei biglietti per tre gare assicurate in casa.

Pertanto, come non impegnarsi, da parte di una qualunque squadra, per un assegno che potrebbe arrivare a portare in cassa  fino a 13 milioni di euro?