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Lo sciopero generale dell'11 ottobre, per USB è da considerarsi un successo del sindacalismo di base

Sono stati almeno un milione, secondo USB, i lavoratori che hanno partecipato allo sciopero generale dell'Unione Sindacale di Base, mentre in 100mila il numero dei partecipanti alle manifestazioni che si sono svolte in tutta Italia, affollatissime quelle svoltesi a Torino, Milano, Genova, Trieste, Bologna, Firenze e Napoli.

Lo sciopero generale nazionale di tutti i settori pubblici e privati proclamato da USB, che ha coinvolto tutte le altre sigle del sindacalismo di base e conflittuale, è stato organizzato per dire no alle politiche antipopolari di Draghi e Bonomi e al nuovo "patto" che Cgil, Cisl e Uil stanno per concludere con il governo e Confindustria, in ottica "padronale".

La giornata è iniziata con il blocco dei porti principali e si è poi snodata con cortei e presidi in 40 città. A Roma nel corteo che si è mosso da piazza della Repubblica diretto a piazza Santi Apostoli, sono confluiti i partecipanti ai tre foltissimi presidi tenuti davanti al Mise (aziende in crisi, da Alitalia a GKN all'ex Ilva), alla Funzione Pubblica (pubblico impiego) e al Ministero dell’Istruzione (docenti, Ata, studenti e ricercatori).

Secondo USB, lo sciopero è stata una "risposta forte e convinta al governo del plenipotenziario europeo Mario Draghi e alle scelte di politica economica e sociale dell’Esecutivo del “tutti insieme appassionatamente”. Al centro dello sciopero c’era una piattaforma ricca e articolata che USB ha rappresentato nelle piazze di tutta Italia e che abbiamo portato significativamente davanti al ministero dello Sviluppo Economico, sotto le finestre di Brunetta e assediando il ministero dell'Istruzione assieme a centinaia di studenti di Opposizione Studentesca di Alternativa.Emerge con chiarezza che l'alternativa al consociativismo di Cgil Cisl Uil non solo esiste ma si rafforza e si radica in migliaia di luoghi di lavoro, dall'industria ai trasporti, al pubblico impiego, alla scuola, alla logistica e ovunque ci sia da dare battaglia vera in difesa dei diritti dei lavoratori.Un forte richiamo alla pratica antifascista ha percorso tutti i cortei, ben sapendo che spetta a noi la difesa di questo patrimonio ideale che è stato messo nel dimenticatoio da chi sostiene il governo Draghi, a cui partecipano tutti, anche chi con i fascisti va a braccetto.Insomma, lo sciopero generale ha segnato un passo politico rilevante di maturità dei lavoratori organizzati nel sindacalismo di base e di classe, ne ha evidenziato ovviamente pregi e limiti ma anche segnalato la crescita e l'affermarsi di un blocco sociale antagonista, che non pratica movimenti reazionari ma si accolla la responsabilità della ricostruzione di un movimento di classe capace di diventare un punto di riferimento non minoritario nel Paese".

Autore Mario Falorni
Categoria Politica
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