Esteri

Altro che Ong, i trafficanti sono i guardacoste libici

Il 12 giugno è stato l'aereo da ricognizione Colibrì di Pilotes Volontaires che pattuglia il Mediterraneo meridionale ad allertare la Sea-Watch 3 della presenza di un gommone con persone a bordo che si trovava a circa 47 miglia da Zawiya.

Lo stesso aereo, successivamente, ha assistito e fotografato l'intervento dell'unità della Guardia Costiera libica arrivata dopo che i naufraghi erano già stati tratti in salvo.

Il personale a bordo dell'unita navale "Talil 267" non sembra costituito da militari. Solo 3 delle sei persone visibili indossano al massimo dei pantaloni di una tuta mimetica.

Le foto riprese dal Colibrì mostrano i libici al lavoro sulla poppa del gommone da cui poi scompare il motore che era stato montato dagli scafisti.

A bordo del "Talil 267" in passato è stato più volte avvistato Abd al-Rahman al-Milad, altrimenti conosciuto come Bija, il militare libico impegnato nel doppio ruolo di guardacoste e trafficante!

In base alle foto del Colibrì, Avvenire, in un suo articolo, mostra quelli che è presumibile ritenere essere i miliziani di Bija impegnati a recuperare gommone e, soprattutto, il motore per un suo eventuale successivo riutilizzo.

Perché tale ipotesi? Perché la Corte penale internazionale dell’Aja ha aperto un'indagine sulla gestione dei migranti a Zawia, il "feudo" di Bija, denunciando anche al Consiglio di sicurezza dell'Onu il ruolo delle istituzioni libiche nella gestione dei migranti, a cui verrebbe inflitto un "trattamento crudele, inumano e degradante".

Gli accordi esistenti tra Tripoli, Roma e l'Ue prevedono che entro il 2023 vengano spesi 285 milioni di euro da destinare alla guardia costiera libica.

Autore Giuseppe Ballerini
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