"Questa mattina, alle 9.53, l’aereo di ricognizione Colibrì aveva avvistato l'imbarcazione, informando le autorità competenti e la nave Sea-Watch 3.

La cosidetta guardia costiera libica successivamente comunicava di aver assunto il coordinamento del caso. Giunti sulla scena, priva di alcun assetto di soccorso, abbiamo proceduto al salvataggio come il diritto internazionale impone".


Quello sopra riportato è il contenuto, almeno dal punto di vista della sintassi, a dir poco sibillino con cui Sea-Watch ha comunicato di aver tratto a bordo della propria nave 52 naufraghi in difficoltà su un gommone al largo della Libia, a circa 47 miglia di Zawiya.

Non è ben chiaro chi fosse privo dell'assetto di soccorso (probabilmente i libici), oltre a chi sia stato più tempestivo nell'effettuare l'intervento.


L'importante è che 52 persone siano state salvate dal pericolo di annegare in mare e dalla possibilità di essere riportate nei lager libici.

 Tra le persone salvate anche nove donne e due bambini molto piccoli.

Adesso, però, inizierà il solito braccio di ferro sull'accoglienza. Se la nave della Ong tedesca si dirigerà in acque italiane, potrebbe essere il primo caso in cui il decreto sicurezza bis verrebbe messo alla prova... se il capo dello Stato, nel frattempo, lo avrà firmato.

A conferma di ciò, è arrivata più tardi la consueta minaccia via social del ministro dell'Interno italiano...