Tumore all'occhio: Salerno all'avanguardia, nuove cure e nuovi metodi chirurgici

Tumore all'occhio: Salerno all'avanguardia, nuove cure e nuovi metodi chirurgici

Basta viaggi della speranza all’estero o al nord Italia, a Salerno, al Ruggi D’Aragona, sta nascendo uno dei centri di eccellenza del Sud. Per saperne di più bisogna parlare con il professore Nicola Rosa ordinario dell’Università Salernitana e primario della Clinica Oculistica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Salerno.

Grazie ad un lavoro di equipe interdisciplinare, due pazienti affetti da tumore all’occhio sono stati trattati senza l’asportazione di quest’ultimo. La Clinica Oculistica, diretta dal prof. Nicola Rosa, diventa quindi centro di riferimento per il sud Italia, tanto che il primo paziente è arrivato dalla Basilicata.

Fino a qualche anno fa i malati con neoplasie oculari volavano a Berna nel tentativo di salvare l’occhio interessato dal tumore. Questa speciale radioterapia è un’alternativa agli interventi demolitivi che prevedono l’asportazione dell’occhio – spiega il prof Nicola Rosa – il melanoma intraoculare può essere trattato con la chirurgia, che generalmente comporta l’enucleazione dell’occhio, o con la radioterapia eseguita direttamente a contatto, mediante l’applicazione con intervento chirurgico di placche di Rutenio o placche di Iodio, o radioterapia dall’esterno».


I primi due pazienti trattati proiettano Salerno nell’elenco dei centri di eccellenza per il trattamento del melanoma oculare: «per poter procedere con la brachiterapia c’è bisogno di una sinergia specialistica tra radioterapisti, oculisti e oncologi – spiega il prof. Rosa – occorre, infatti, prima di tutto effettuare la diagnosi e quindi misurare la lesione neoplastica. In base alle dimensioni il radioterapista e l’oncologo decideranno le dosi di rutenio necessarie e quindi il tempo di posizionamento della piastra all’interno dell’occhio».


I primi due pazienti trattati proiettano Salerno nell’elenco dei centri di eccellenza per il trattamento del melanoma oculare: «per poter procedere con la brachiterapia c’è bisogno di una sinergia specialistica tra radioterapisti, oculisti e oncologi – spiega il prof. Rosa – occorre, infatti, prima di tutto effettuare la diagnosi e quindi misurare la lesione neoplastica. In base alle dimensioni il radioterapista e l’oncologo decideranno le dosi di rutenio necessarie e quindi il tempo di posizionamento della piastra all’interno dell’occhio».


Una sinergia che parte dalla diagnosi mediante l’ecografia e prosegue in sala operatoria: «un approccio clinico che prevede l’impiego di radiazioni ionizzanti (attualmente si utilizzano le placche di rutenio 106) per distruggere i tessuti patologici senza danneggiare in modo significativo i tessuti sani circostanti, permettendo al paziente di conservare l’occhio affetto senza mettere a rischio la sopravvivenza – sottolinea il professore Rosa – questa tecnica è caratterizzata da bassi costi di gestione e da scarsi effetti collaterali sulle strutture adiacenti al tumore, consentendo di somministrare dosi elevate in superficie senza ledere i tessuti vicini radiosensibili (retina, nervo ottico, cristallino). Tale forma di trattamento prevede 2 interventi chirurgici: un primo per il posizionamento di una placca dalla forma a conchiglia con tempi di permanenza pianificati dal fisico sanitario e dal radioterapista, secondo parametri ecografici quali spessore e diametro di base del tumore; un secondo step per la rimozione della stessa».

Per far partire il processo, però, è necessaria un’alta professionalità nella diagnosi e misurazione attraverso l’ecografia, cosa riconosciuta a livello internazionale al professore Nicola Rosa. Infatti il primo paziente trattato a Salerno è un 50enne di Benevento: «abbiamo impiantato la piastra che è stata rimossa dopo tre giorni – continua il Professore – dopo sei mesi il tumore presente nell’occhio è completamente regredito».

Un successo clinico per l’Azienda Ospedaliera Universitaria “Ruggi D’Aragona” che ha consentito di procedere con i trattamenti grazie all’integrazione fra la componente Universitaria ed Ospedaliera dell’Azienda, fortemente voluta dal Direttore Generale dott. Giuseppe Longo e dal Direttore del Dipartimento Universitario Prof. Mario Capunzo.


«Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la collaborazione indispensabile del professore Stefano Pepe direttore dell’oncologia, dell’equipe di radioterapisti guidati dal dott. Davide Di Gennaro, dell’ingegneria clinica guidata dell’Ing. Antonio. Orientale e dall’equipe di sala operatoria che ha compreso anestesisti e personale infermieristico, e ai miei colleghi dott.ssa Maddalena De Bernardo, dott. Giuseppe Marotta e dott. Palmiro Cornetta, quest’ultimo perno della collaborazione che si è venuta a creare con il reparto di oculistica dell’Ospedale di Eboli diretto dal dott. Giovanni Iovieno – conclude il professore Rosa».

Categoria Salute
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