Lo squalo è un animale estremamente pericoloso, è lo spazzino del mare e grande divoratore di pesce, stando al parere degli esperti quando gli capita un uomo, dopo averlo “assaggiato”, lo sputa perché non gli piace a differenza di alcune “derivazioni similari” rintracciate tra la specie umana il cui pasto preferito è il prossimo. Questa derivazione di predatori è diffusa soprattutto nelle istituzioni, nella politica e nell’imprenditoria nazionale.

L’ultimo avvistamento di un branco feroce e determinato è recente, si sta ancora aggirando tra le macerie del ponte Morandi. Quando accadde il fattaccio del crollo malauguratamente alla guida del Paese vi era il M5S e come premier Conte questo fu per i Benetton & C. un problema notevole infatti nei posti “chiave” non c’erano i compari a garantire l’operazione di depistaggio e salvataggio dei responsabili per un fatto così grave.

 I due governi a guida Conte sono stati “spazzati via” non solo per ipotecare la destinazione del Pnrr ma per risolvere i molteplici problemi che il tempo e l’incuria hanno prodotto a danno del patrimonio pubblico e di riflesso della collettività.

Prendiamo due emblematici esempi per tutti: il Morandi e l’ex ILVA dei Riva dove gli interessi collettivi sono stati sacrificati a favore dei privati appartenenti al gotha economico del settentrione.

La Procura di Genova ha cercato di fare chiarezza e in parte ci è riuscita, ha rinviato a giudizio i vertici di Autostrade ma nei procedimenti penali ha lasciato fuori i Benetton i cui interessi sono stati tutelati molto bene proprio dai rappresentati pro tempore del governo dei “migliori”. La Corte dei Conti, tirata in ballo dal ministro per le Infrastrutture Giovannini in merito ai contenuti dell’atto di transazione proposto ad Aspi per chiudere il contenzioso attivato dopo il crollo doloso del ponte di Genova, indica con chiarezza l’iniquità del contenuto dell’accordo: si ripete la stessa pantomima del contratto di concessione.

Gli accordi gestiti dal governo dei migliori prevedono tra l'altro l’assunzione da parte dello Stato di una spesa per miliardi di euro da versare ai Benetton per rientrare in possesso della rete autostradale grazie alla “comparata” messa in piedi durate la suddetta trattativa. 

Florentino Pérez il giorno prima del cda di Atlantia che doveva prendere in esame la proposta Cdp-fondi per Aspi, inviava una lettera con una offerta informale che contemplava un valore globale della società pari a 9/10 miliardi stima basata su notizie raccolte informalmente e da fonti genericamente indicate ma mai verificate. La controparte pubblica non aspettava altro per portare l’offerta da un valore reale di 3 miliardi alla cifra offerta dal socio/compare spagnolo dei Benetton (infatti Atlantia controlla la società di Pérez con una partecipazione azionaria del 50% + 1) che immediatamente si ritirava e lasciava i cittadini italiani con il cerino in mano grazie ai buoni uffici del ministro Giovannini.

La procedura corretta che doveva seguire il ministro, altro illustre esemplare della “stirpe dei migliori”, era attendere che il processo in corso determinasse le responsabilità dei Benetton nel crollo prima di acquistare il diritto di rientrare nella disponibilità di un patrimonio reso fatiscente e pericoloso  per incuria del concessionario inoltre  sono state inserite delle clausole sulle responsabilità e relativi risarcimenti danni che andrebbero a capo dei cittadini italiani e non dei responsabili.

Per legge, tra i contraenti è vietato il “patto leonino” che, se presente, rende nullo l’atto: nel contratto di concessione e negli accordi successivi al crollo del ponte di Genova sono presenti delle condizioni inique dove chi rappresentava allora gli interessi dello Stato concedeva ampi vantaggi al concessionario che ha potuto ricavare notevoli profitti lasciando andare in malora il bene ricevuto in concessione senza dover rendere conto a nessuno per decenni.

Ma la cosa non finisce qui!  Se tale accordo verrà concretizzato i cittadini si dovranno accollare anche i risarcimenti danni dovuti ai parenti delle vittime: questo accade quando si affida nelle mani sbagliate la cura degli interessi pubblici.

Personalmente non riesco a comprendere il favore che incontra il Presidente della Repubblica presso gli italiani quando è palese la sua responsabilità per aver affidato l'incarico di gestire un paese senza l'intervento del Parlamento (per quel che vale) ad un’equipe di tal genere.  Ancora non riesco a comprendere come mai un patrimonio pubblico costruito con il lavoro e con i capitali di tutti i cittadini debba essere svenduto o concesso  sistematicamente ad un gotha di parassiti privi del senso dello Stato, che si pone al di sopra della legge e di ogni principio morale e riesce ad imporre le sue condizioni in dispregio della verità, della giustizia e della convenienza reciproca.

La Corte dei Conti lascia in attesa il ministro lamentando inoltre una carenza di documentazione che impedisce di avere una visione chiara ed esaustiva di una transazione che favorisce coloro che hanno sfruttato per decenni un patrimonio pubblico, lo hanno mandato in malora per ottenere alti profitti e che alla fine riesce a guadagnarci un plus-valore del 200%  e di porre sulle spalle di una collettività mal rappresentata e indifesa i danni prodotti da terzi su beni e persone.

La stessa Corte sottolinea il comportamento a dir poco incoerente del ministro Giovannini che chiedeva dapprima il parere all’Avvocatura dello Stato, che aveva risposto sfavorevolmente e criticamente in merito al contenuto della transazione, tra l'altro aveva indicato che la decadenza del concessionario a seguito del processo in corso a Genova avrebbe inficiato l’accordo per “mancanza di causa” in quanto il riconoscimento delle responsabilità penali a capo dei concessionari esclude obbligatoriamente qualsivoglia accordo tra le parti, ciò è previsto dal Codice dei contratti inserito nel dlgs n. 231 del 2001 che inoltre contempla la pena accessoria dell’incapacità di porre in essere alcun accordo con il ministero in caso di omicidio colposo, lesioni gravi o gravissime commesse in violazione delle norme sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Evidentemente il ministro con quell'accordo vuole stabilizzare gli interessi dei Benetton garantendo loro una buonuscita miliardaria pagata con il pubblico denaro.

La Corte dei  Conti avverte che il contenuto dell’accordo lascia ampio spazio a possibili “espedienti legali” attraverso i quali i Benetton possono scaricare sul futuro concessionario pubblico gli oneri risarcitori relativi al crollo del ponte di Genova, tale contenuto mina la validità dell’atto “per difetto di causa e/o dell’oggetto, per insussistenza sostanziale di reciproche concessioni e, quindi, per violazione del canone generale di correttezza”.

Il ministro Giovannini chiama in causa la Corte dei Conti perché non soddisfatto del parere sfavorevole dell’Avvocatura dello Stato ma inutilmente: entrambi si rifiutano di avallare una simile disdicevole operazione.

C'è da chiedersi: se emergono tali gravi incoerenze perché queste “operazioni” non vengono bloccate sin dal loro nascere? Tale situazione evidenzia inoltre un altro aspetto a mio parere gravissimo: l'abuso di secretare i contratti serve per tutelare atti addirittura invalidi sin dall’origine posti in essere per favorire una parte (privata) a danno dell'altra (pubblica).

In merito a quanto dico, il senatore Cruccioli di Alternativa (ex 5S) parla chiaro: “Il crollo del Morandi avrebbe dovuto imporre allo Stato un rigore esemplare nel punire chi, per avidità, ha consentito quella tragedia. Invece siamo di fronte ad accordi poco trasparenti tra chi ha la responsabilità del crollo e lo Stato. Ho presentato innumerevoli interrogazioni e chiesto il testo del contratto di vendita di Aspi, dell’accordo transattivo e del parere dell’Avvocatura: il ministero delle Infrastrutture non ha mai risposto e quando l’ha fatto ha negato di aver chiesto pareri all’Avvocatura.  In un Paese normale, i vertici di un ministero che mente su una cosa come questa sarebbero costretti a dimettersi. Se poi mentissero per nascondere accordi lesivi per lo Stato, il loro operato sarebbe oggetto di attenzione da parte della magistratura. Vediamo se dopo la cura Draghi siamo ancora un Paese normale”. 

Quando questo “governo dei migliori” andrà a casa in Italia non crescerà più un filo d'erba.