L'uomo al centro dell'ambiente

L'uomo al centro dell'ambiente

La problematica dell’individualismo è presente anche nell’ecosistema. La questione ambientale non è un problema tecnico o economico, è prevalentemente un problema che riguarda i comportamenti, perché l'uomo è al centro dell'ambiente.

Quando agli albori della civiltà umana l’unica divinità era l’antica Madre, gli uomini erano un tutto unico con il divino ed erano parte integrante della Natura e vivevano in Armonia con il creato seguendo le leggi naturali. La sfida di oggi è da una parte alzare il livello educativo e morale di ogni cittadino del mondo, dall'altra conseguire il riconoscimento politico e giuridico dell'umanità. Le risorse del pianeta, le aree verdi, i terreni fertili coltivabili, ecc… non sono beni delle nazioni che le detengono, bensì patrimonio di tutta l'umanità. Le crisi di questa epoca, come la scarsità di risorse, la contaminazione dell'atmosfera, i cambiamenti climatici, la riduzione della biodiversità, sono una straordinaria opportunità per una crescita evolutiva individuale e collettiva senza precedenti.

L’uomo non ha tenuto conto dell’interdipendenza dei vari componenti ed ha quindi stravolto le leggi che regolano la sopravvivenza. Il rapporto degli organismi animali e vegetali con l’ambiente garantisce il mantenimento della vita nell’ecosfera compreso il benessere e la sopravvivenza dell’uomo. La Medicina naturale, per esempio, propone il mantenimento del benessere dell’organismo senza alterare gli equilibri naturali. L’agricoltura biologica non solo indica un metodo di coltivazione che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, ma rappresenta un modello rispettando l’ecosistema non inquinando, ma, a differenza dell’agricoltura bio, la biodinamica si arricchisce di solide basi teoriche e filosofiche e il pilastro portante che la regola è la connessione tra Terra e Cielo.

I principi dell’agricoltura biodinamica sono: il rispetto della biodiversità; la rotazione delle colture; l’osservazione delle fasi lunari e dei cicli planetari nella semina e nella coltivazione; l’utilizzo di appositi composti per la concimazione; il rifiuto di qualunque prodotto chimico.

Molto dipende dall’atteggiamento dell’uomo nei confronti dell’ambiente: vivere la natura senza opporre resistenza o contrastarla per agire in sincronia. L’osservazione precisa, consapevole ed empatica degli avvenimenti naturali consente all’uomo di vivere meno l’aspetto teorico a vantaggio della pratica: è la realtà stessa a conferire direzione alle nostre teorie, non le teorie a modificare le nostre percezioni.

L’uomo deve imparare ad affrontare in modo realistico le vicende della vita osservando l’esito di qualunque azione. Alla base dell’ecologia c’è la visione olistica dell’uomo, illuminata dalla sua natura spirituale che lo ricongiunge alla vera essenza della vita. Se vogliamo salvare il pianeta dobbiamo mangiare poca carne, coltivare la terra con meno prodotti chimici e proteggere le foreste. Questo il messaggio lanciato dalle Nazioni Unite, nel rapporto del comitato scientifico sul clima, composto da 66 esperti provenienti da tutto il mondo.

Secondo gli scienziati, gli esseri umani usano il 75 percento della terra e soprattutto gli allevamenti stanno contribuendo alla crescita del riscaldamento globale. Per affrontare e scongiurare le minacce dei disastri ecologici con urgenza e decisione, il ripristino delle   foreste quindi è la migliore soluzione perché forniscono tutte le risorse per mantenere il nostro clima stabile e la conservazione della biodiversità.

Ed è quanto intuito in questa ottica di valutazione, quale primaria necessità planetaria fondamentale per la sopravvivenza del pianeta, il perché tutto il mondo scientifico, istituzionale e governativo è in perpetuo fermento per reperire possibili soluzioni.

Salvaguardare le foreste è una priorità. Tagliare gli alberi per fare legna, convertirle in terreni per il pascolo o in piantagioni per produrre prodotti come l'olio di palma sono tutti fattori trainanti del riscaldamento climatico e rappresentano il 15-20% delle emissioni globali. Il riscaldamento globale farà aumentare la siccità e le piogge estreme in tutto il mondo, pregiudicando la produzione agricola e la sicurezza delle forniture alimentari. A pagarne le conseguenze saranno soprattutto le popolazioni più povere di Africa e Asia, con guerre e migrazioni. Ma anche il Mediterraneo è a rischio di desertificazione e incendi. Il futuro quindi dipende dai governi, dalle scelte che faranno, ma anche da ogni singolo consumatore.

Maria Gabriella Lavorgna  
Pres.Fondazione no profit "Il Mandir della Pace"

 

Risorse addizionali per questo articolo da Reuters e Ansa

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