Ai premier non serve la laurea. Dissertazioni sulla contestata leadership di Luigi Di Maio

Ai premier non serve la laurea. Dissertazioni sulla contestata leadership di Luigi Di Maio

Da quando è stata resa pubblica la notizia della candidatura a premier di Luigi Di Maio da parte del Movimento 5 Stelle, molti giornali (on line e cartacei) si sono occupati del suo titolo di studio, o meglio, del fatto che non abbia mai conseguito una laurea. Tra questi figurano nomi importanti come L’Espresso, la Repubblica, Affari Italiani, Secolo d’Italia, La Stampa, il Giornale, Huffpost , oltre, naturalmente a una miriadi di giornali minori. Critiche abbastanza pesanti sono state fatte anche da alcuni ricercatori all’incontro nell’auditorium dell’”Ash Center for democratic Governance and innovation”, nella Kennedy School di Harvad, che hanno sottolineato come i cosiddetti “uomini nuovi” del “Movimento” non abbiano una preparazione adeguata, con riferimento esplicito, anche questa volta, al fatto che Di Maio non possedesse una laurea.

 

Recenti gli attacchi dell’editorialista del quotidiano “la Repubblica” Massimo Giannini, durante la trasmissione televisiva “DiMartedì” (condotta da Giovanni Floris) del 30 gennaio, e del “tuttologo” Vittorio Sgarbi, durante la trasmissione televisiva “Piazzapulita” (condotta da Corrado Formigli) dell’1 febbraio, i quali, rispettivamente, il primo riportando una citazione del Financial Times, e il secondo con un discorso farneticante, hanno riproposto ancora una volta la questione, certamente a corto di argomenti validi per aggredire Di Maio su questioni più importanti. La discussione, inoltre, imperversa nei vari forum dei blog che si occupano di politica, tra cui anche il “Blog delle stelle”, dove gli stessi pentastellati si dividono nell’esprimere la loro opinione. Il tema, infatti, considerato l’avvicinarsi delle elezioni, risulta essere di grande interesse e attualità.

 

Mario Rapisardi, docente universitario, grande letterato catanese dell’ottocento, era solito ripetere: “La laurea è indispensabile ai mediocri ma è superflua ai geni”, intendendo dire che, chi è dotato di una grande intelligenza può fare anche da solo, senza bisogno di affidarsi a un’istruzione programmata, quale potrebbe essere appunto quella di un liceo o di un’università. Questa frase (che per quanto mi risulta non figura in nessuno dei suoi scritti pubblicati) mi è stata riferita circa quarant’anni fa da un suo diretto discendente ed era molto nota ai suoi colleghi e frequentatori abituali. Ora, detta da lui che, oltre ad essere un uomo dotato di grande erudizione, rappresentava il simbolo della cultura istituzionalizzata, dovrebbe quanto meno indurre ad accurate riflessioni. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire cosa significhi essere o non essere laureati, capirlo però in funzione del contesto in cui il soggetto (titolato o non titolato) operi o desideri operare. E’ovvio che in ambiti specifici, dove occorre cioè una preparazione programmata e accademica (per svolgere, ad esempio, alcune professioni: medico, avvocato, ingegnere, notaio, insegnante ecc.) in linea con i programmi didattici stabiliti dal Ministero della pubblica istruzione e con le leggi dello Stato, non ci si possa esimere dal conseguire il “titolo”, pena, tra l’altro, l’impossibilità di esercitare la professione. Giustissimo. Si tratta di parametri importantissimi che rientrano nei provvedimenti atti a tutelare i cittadini nei più svariati aspetti della vita e in cui concorrono competenze e professionalità. Ma nel campo dell’arte, della letteratura e della politica, in cui per potersi realizzare e raggiungere il successo non occorre un titolo di studio, ma essere dotati di intelligenza, cultura, creatività e sensibilità, tutto ciò sarebbe limitativo oltre che della libertà individuale di espressione, della crescita del Paese nelle sue forme più elevate di sviluppo democratico e culturale. Non a caso, neanche la nostra Costituzione prevede la laurea (e nemmeno un titolo di studio inferiore) per ricoprire le cariche istituzionali più importanti del Governo, fosse anche quella di Presidente della Repubblica.

 

Scuola e cultura, per quanto abbiano molti punti in comune, sono due cose diverse: Si può essere, infatti, acculturati, pur non avendo conseguito un titolo scolastico, e ignoranti, nonostante il conseguimento di una laurea. Ora, ritornando all’affermazione fatta dal grande Rapisardi, se ne deduce da questa che, sia i mediocri che i geni, restano tali con o senza laurea, come a dire che il titolo può certo agevolare il successo di una persona, ma mai esserne l’elemento primario. Infatti, alla formazione e allo sviluppo delle capacità di un individuo concorrono diversi fattori, e la preparazione accademica rappresenta solo uno di questi; parallelamente ad essa, infatti, vanno considerate: la genetica, la personalità, la predisposizione naturale nei confronti della disciplina di interesse, il bagaglio esperienziale, la capacità di apprendimento, la praticità, l’intraprendenza, l’ambizione, e in alcuni casi anche il coraggio. L’apprendimento scolastico, quindi, costituisce solo uno dei tanti aspetti formativi e rappresentativi dell’individuo, cosa che, per ovvie ragioni, non può bastare a fare di chicchessia un artista, un grande manager, o, per rimanere in tema, un leader politico, o meglio ancora, un Premier.

 

Se qualcuno fosse convinto che essere in possesso di una laurea sia sufficiente per consentirgli di occupare la carica di Vicepresidente del Parlamento e farsi carico delle responsabilità che competono ad una figura istituzionale così importante, o fargli affrontare platee televisive con milioni di telespettatori e giornalisti pronti a sbranarti come lupi affamati, concentrati più che sul contenuto di quello che dici, sull’errore che potresti commettere parlando, a causa dell’emozione (fosse solo un congiuntivo scorretto), sappi che si sbaglia di grosso; fossero anche dieci le lauree conseguite, non basterebbero per permettergli di reggere certe situazioni.

 

I leader sono tali proprio perché hanno una personalità forte, non si fanno condizionare dai formalismi imposti dalla società, credono nelle loro potenzialità, sono in grado di crescere culturalmente da soli, e più che al valore di un titolo di studio credono nel valore delle proprie idee e delle loro capacità.

Luigi Di Maio, ispiratore di questo articolo, ha tutte le qualità di un leader politico e quindi le carte in regola per concorrere alla carica di Premier, avendo dimostrato in diverse occasioni di essere all’altezza della situazione… che piaccia o no. Inoltre, non si riesce a capire perché tutta questa polemica sulla laurea sia nata solo su di lui, quando la storia del Parlamento italiano, sia attualmente che in tempi recenti e passati è sempre stata piena di personaggi politici che non hanno mai conseguito il famoso “pezzo di carta”; tra questi, è il caso di ricordarlo, figurano anche politici di primo piano, che hanno avuto e hanno cariche istituzionali importantissime. Valgono per tutti i nomi di: Francesco Rutelli (candidato Premier dal PD nel 1990 in contrapposizione a Silvio Berlusconi, ve lo ricordate?... a lui nessuno cercò mai la laurea!); Walter Veltroni (ex Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e candidato premier della coalizione PD-Italia dei Valori nel 2008; nessuno parlò mai del suo titolo di studio); Massimo D’alema (ex Presidente del Consiglio, eletto nel 1998, altro caso in cui, di fronte a tanta magnificenza parlare di titolo di studio sarebbe stato quantomeno irriverente nei suoi confronti, oltre che inopportuno; la statura politica del personaggio, infatti, non permetteva a nessuno di batter ciglio); Andrea Orlando (Ministro della Giustizia); Giuliano Poletti (Ministro del Lavoro); Michela Vittoria Brambilla (ex Ministra per il Turismo); Valeria Fedeli (Ministra dell’Istruzione; per quest’ultima il polverone si è alzato pure, non tanto perché non fosse laureata, ma per aver dichiarato di esserlo, millantando un titolo che non possedeva); Beatrice Lorenzin (Ministra della Salute). A voler continuare, la lista sarebbe lunghissima, basti pensare che i dati pubblicati da Eurostat nel 2016 relativi ad una indagine riguardante i titoli di studio dei nostri parlamentari riportavano che oltre 200 deputati degli attuali 630 presenti in Parlamento non sono laureati.

 

Certo, i più pignoli diranno che solo in politica possono accadere certe cose, ambiti aleatori in cui più che i fatti valgono gli intrallazzi di palazzo e i giochi di potere; come a dire che i personaggi che la rappresentano sono come i simboli del gioco delle tre carte, dove non capisci mai qual è la posizione che occupano e il loro reale valore e dove ti rendi conto della fregatura che prendi solo alla fine del gioco. Un esempio, questo, teso a dimostrare che solo in politica puoi ritrovarti  un “non laureato” a cui vengono riconosciuti capacità e meriti che solo chi è in possesso di una laurea può invece possedere realmente. Nulla di più falso! In altri ambiti, infatti, dove non può esserci inganno, dove non è possibile bluffare, è stato dimostrato che il successo, l’abilità, la creatività, la cultura, la genialità non sempre vanno a braccetto con il titolo di studio. In proposito, vorrei ricordare ancora una volta alcuni nomi illustri (questa volta non di politici, fatta eccezione per uno) che non hanno mai conseguito una laurea, il cui successo è stato raggiunto esclusivamente grazie all’intelligenza, alla tenacia, alla voglia di sapere e di raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati:

Salvatore Quasimodo (premio Nobel per la letteratura nel1959), Grazia Deledda (premio Nobel per la letteratura nel 1926, curioso il fatto che non abbia conseguito neanche la licenza elementare, quindi autodidatta pura), Ernest Miller Hemingway (Premio Nobel per la letteratura nel1954), Eugenio Montale (premio Nobel per la letteratura nel1975), Dario Fo (premio Nobel per la letteratura nel 1997), H.P. Lovercraft (riconosciuto tra i maggiori scrittori di letteratura horror), Maksim Gor'kij (riconosciuto tra i maggiori scrittori e drammaturgi russi), Raymond Douglas Bradbury (riconosciuto tra i maggiori scrittori statunitensi del genere fantascientifico). Benedetto Croce (figura centrale della politica e della cultura italiana nei primi quarant’anni del secolo scorso: fu storico, filosofo e scrittore, nonché Ministro della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia). Giovanni Borghi (fondatore della Ignis), Angelo Rizzoli (fondatore dell’omonima casa editrice), Arnoldo Mondadori (fondatore dell’omonima casa editrice), Steve Jobs (fondatore di Apple Inc.), Mark Zuckerberg (fondatore, presidente e amministratore delegato di Facebook Inc.). Vittorio De Sica (regista, considerato uno dei padri del neorealismo), Federico Fellini (considerato uno dei più grandi registi della storia del cinema). E ancora, il più recente Piero Angela (tra i più famosi divulgatori scientifici del mondo, autore di 36 libri, ha ricevuto nove lauree honoris causa).

Mi fermo qui, perché la lista sarebbe lunghissima e continuare potrebbe mettere in crisi qualche lettore, futuro laureando.

 

Categoria Politica
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