Donne trasparenti

Donne trasparenti

La dittatura dell'immagine vuole un esercito di donne trasparenti. La taglia 36, l'ossessione del numero che scende sulla bilancia, l'omologazione ad un modello di bellezza che reificano il corpo femminile.

Le mie righe sono mosse dalla consapevolezza che solo un anno e mezzo di lotta contro l'anoressia può portare. Sono mosse dalla rabbia che provo quando torno a fare i controlli in ospedale e vedo negli occhi spenti delle ragazze ricoverate quella che io ero prima.

Accedo a Instagram e vengo bombardata da immagini di cibo "fit", di confronti tra apporti calorici, di corpi abbronzati,in costume e scolpiti da ore di palestra. Poi vado in cucina, prendo le medicine che stanno cercando di compensare un anno di privazioni e mi sento vittima di questo infimo tiranno che è lo sbagliato uso della socialità mediata.

I disturbi alimentari sono in costante crescita e conseguentemente lo sono i ricoveri che spesso sembrano non bastare a guarire. Il problema di queste patologie è l'idea sbagliata che se ne crea. E' il loro essere "di tendenza".

Ciò è legato alle conseguenze che creano quindi al colpire l'immagine esteriore la cui magrezza sembra essere direttamente proporzionale al successo sociale che nella vita sarà possibile avere.

Rimuovere il pensiero comune che per essere felici sia necessario essere belli risulta complesso in un mondo nel quale l'ideale estetico è veicolato da pubblicità che mostrano modelle in intimo, altre che massaggiano creme le quali promettono di rendere esattamente come loro.

Troppe volte sono andata a dormire sentendomi in colpa nell'avere mangiato un gelato per rimanere a tacere davanti ad una realtà che non si limita ad omologare gusti, culture e linguaggi ma si estende all'imposizione di un comune denominatore dell'aspetto fisico.

I mass media possono essere tanto utili quanto nocivi nel momento  in cui diventano un tiranno che continua a mietere vittime. Scapole che sporgono, cosce che non si toccano, costole in vista non rappresentano il valore che ognuno di noi porta con sé. Continuo a ripeterlo a me, ma vorrei che potesse arrivare a più persone l'idea che non sarà un numero maggiore o inferiore a renderci portatori di quella differenza che potrebbe riscattare il nostro presente monodimensionale.

Non siamo solo un corpo, il modo in cui appariamo o la taglia dei nostri jeans. Siamo i nostri sogni, il nostro passato, le nostre aspettative e le nostre crepe dalle quali la luce può passare. Non c'è e non ci sarà mai bellezza più grande del colore che vibra in ognuno di noi.

Categoria Salute
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