«Lo avevamo detto: se non è lo Stato a farsi carico della tutela del lavoro e della giustizia sociale ci sarà sempre spazio per i caporali e la criminalità avrà sempre la meglio. Ecco, da oggi noi possiamo dire che vince lo Stato, perché lo Stato è più forte della criminalità, lo Stato è più forte del caporalato.Quello di ieri è un risultato importante, abbiamo detto a tante donne e uomini: avete il diritto di esistere.È vero. Ho pianto. Ho faticato, ho combattuto, e alla fine ho pianto. Hanno accostato le mie lacrime ad altre lacrime: le hanno riportate ad un genere, quello femminile. Io invece ho avuto la forza di piangere - sì, la forza - perché ho fatto una battaglia per qualcosa in cui credevo sin dall'inizio, perché ho chiuso il cerchio di una vita che non è soltanto la mia, ma è quella di tantissime donne e uomini che come me hanno lavorato nei campi. Però una cosa la voglio dire, a chi sta con me e a chi sta contro di me: le lacrime non le giudicate perché appartengono non a me sola, ma a chi ha ogni giorno il coraggio di sfidare per cambiare, sapendo che si può perdere o vincere. Sono cose che hanno a che fare con la vita, con l'impeto e la forza delle idee. Le lacrime sono il segno costitutivo, generativo della nostra specie. Chi le teme, o chi non ne comprende il senso e la forza, ha perso di vista il carattere più importante dell'umano: la coscienza delle cose, quant'è prezioso mostrarsi vulnerabili. Se abbiamo perso di vista questo, se non sappiamo più riconoscere cosa significa il pianto di chi crede in quello che fa, è preoccupante. Più di ogni battaglia, vinta o persa che sia. La forza delle donne, ed anche di molti uomini, è proprio saper piangere: non esiste un "pianto di genere", perché l'unico genere capace di pianto è quello umano. Le donne qui non c'entrano nulla: c'entrano coloro che ogni giorno portano avanti le battaglie in cui credono, magari impopolari ma giuste. Quelli che avanzano il cuore senza bisogno di calcolare le distanze. Spostano la notte più in là. E credono nella politica che guarda in faccia i problemi che attendono risposte».

Queste le dichiarazioni della ministra Bellanova rilasciate nelle ultime 24 ore a commento dell'approvazione del decreto Rilancio e della conseguente regolarizzazione dei migranti, in esso contenuta.

Gli estremisti di destra hanno utilizzato la commozione della ministra come leva per manifestare il loro dissenso... buttarla sul personale, per loro, è indispensabile, perché in tal modo possono incanalare meglio l'odio nei confronti di un nemico che abbia una faccia, un nome... ciò è necessario alla loro propaganda, al loro modo di far politica.


Questo, in proposito, lo sconclusionato parallelismo di Giorgia Meloni:

«Centinaia, forse migliaia di italiani in queste settimane hanno pianto, magari di notte, di nascosto dai loro figli, schiacciati dalla disperazione per aver perso tutto, o per timore di perdere tutto. Aspettando un aiuto che non è arrivato mai. Stasera il Ministro Bellanova si è commossa. Ma per la regolarizzazione degli immigrati. Io sinceramente sono basita».


Questo, invece, è il commento altrettanto sconclusionato dell'altro sovran-primatista, Matteo Salvini:

«Da un ministro della Repubblica Italiana ci si aspetterebbe impegno e sofferenza innanzitutto per i cittadini italiani, per i disoccupati, i cassintegrati, le partite IVA hanno ricevuto poco o nulla. Mi sembra un'Italia al contrario».


Per la cronaca, anche dal versante opposto non tutti fanno festa per la regolarizzazione dei migranti, perché nella norma i migranti sono stati garantiti come braccia per lavorare, come strumento di produzione e non come esseri umani in quanto tali.

Questa la nota di commento al provvedimento della Bellanova da parte dell'Unione Sindacale di Base:«In un contesto di pandemia ciò che bisogna garantire è la salvaguardia della vita degli esseri umani, patrimonio di incommensurabile valore. L'Italia ripartirà davvero soltanto se riusciremo a tutelare il diritto alla vita. Cosa che non fa il Decreto Rilancio con l'articolo 110 bis dedicato alla regolarizzazione.Nessun medico ha mai chiesto a un paziente che arriva in ospedale se ha un rapporto di lavoro o una promessa di rapporto di lavoro: lo cura e basta. Il governo ha invece deciso di preoccuparsi delle braccia e non della salute delle persone. Il governo ha deciso di preoccuparsi della verdura che rischia di marcire nei campi e non dei diritti delle persone. Non è nemmeno una questione tra italiani e migranti, perché il 9° rapporto del Ministero del Lavoro sull'occupazione dice che l'82% dei braccianti sono italiani.Con il Decreto Rilancio restano inascoltate le grida di dolore degli invisibili, dei dannati dei decreti sicurezza e della Bossi-Fini. Per tutelarsi dal Covid-19 chiedevano il rilascio del permesso di soggiorno per tutti, convertibile per attività lavorativa, che consentisse loro di iscriversi all'anagrafe e di avere un medico di base. Il governo ha scelto invece di non accogliere gli appelli disperati provenienti dalle zone rurali e dalle periferie metropolitane.Per questi motivi, USB Lavoro Agricolo proclama per il 21 maggio lo sciopero degli invisibili, che chiedono solidarietà ai contadini/agricoltori schiacciati dai giganti della GDO e ai consumatori che hanno diritto a cibo eticamente sano. Perché è questo il punto: nelle campagne a mancare sono proprio i diritti degli agricoltori, dei contadini e dei braccianti, che siano italiani o no».