L'economia in Toscana nei primi tre mesi del 2016 nel rapporto Ires Cgil

L'economia in Toscana nei primi tre mesi del 2016 nel rapporto Ires Cgil

Gli ultimi dati sull'occupazione, nonostante il tentativo di reinterpretazione dato da Matteo Renzi, dicono che il Jobs Act, non poteva essere altrimenti, non è una riforma in grado di far ripartire l'occupazione. Oltre al dato nazionale, lo confermano anche i dati locali. Queste sono le conclusioni del rapporto sull'economia in Toscana relativo al primo trimestre 2016 a cura di Ires e Cgil Toscana: calo delle assunzioni e forte aumento nell'utilizzo dei voucher.

Diminuti gli incentivi sulla decontribuzione, nei primi tre mesi del 2016 le assunzioni sono in calo per 10.000 unità pari ad un -12% rispetto allo stesso periodo del 2015 e riguardano soprattutto i contratti a tempo indeterminato (-33%) e le trasformazioni da tempo determinato a indeterminato (-25%). Invece, i contratti di lavoro a tempo determinato risultano essere sostanzialmente stabili.

Al contrario, è esploso il ricorso all'utilizzo dei voucher lavoro. 1.431.000 erano quelli acquistati fino a marzo 2015, 2.195.000 quelli fino a marzo 2016, con un incremento di oltre il 54%, quasi il 15% in più rispetto alla media nazionale. Nello stesso periodo del 2014 erano stati 767.407.

Questo il commento di Dalida Angelini, segretaria generale della Cgil Toscana: «Più di 3 anni fa la Cgil ha presentato il suo Piano per il Lavoro, tre anni sono tanti, ma la situazione è sempre quella, o il governo vara un intervento straordinario fatto di investimenti pubblici e privati o il paese non riparte e la Toscana pure. I dati della ripartenza non ci sono. Fin da subito per ridare fiato ai consumi interni una cosa semplice semplice potrebbero farla le nostre controparti pubbliche e private, rinnovando i contratti con qualche euro in più in busta paga.
Sul già fatto, per occuparci di casa nostra, ricordiamo che Piombino è sulla strada giusta, l'accordo di programma per Livorno però deve trovare gambe per marciare e soprattutto deve trovare risorse per non lasciare migliaia di persone senza reddito alla fine degli ammortizzatori. Sul tanto da fare penso all'accordo di programma per l'area di Massa Carrara, dove un settore, quello del marmo prospera arricchendo pochi a spese dei più e della sicurezza. In questi giorni stiamo esaminando il Prs della Regione: l'analisi da cui parte la Regione è condivisibile, noi abbiamo riscontrato alcune debolezze sulle questione della qualità del lavoro e dell'occupazione. Nel Piano il tema del lavoro è affidato quasi esclusivamente al progetto Giovani Sì, che certo è importante ma vorremmo aprire una discussione su quanta occupazione di qualità sia riuscito a produrre. Chiediamo poi un potenziamento del rapporto tra scuola e lavoro e di puntare sulle infrastrutture: ad esempio, perché nella zona di Massa Carrara e Lucca non si creano condizioni migliori per far lavorare il marmo in loco e tenere lì la ricchezza? Questo, senza dimenticare il tema della trasparenza e della sicurezza sul lavoro. Infine, va introdotto il tema del credito: la Toscana è l'epicentro della riorganizzazione del sistema bancario, per questo chiediamo alla Regione di aprire un tavolo sul credito».

L'andamento dell'economia in Toscana indica una situazione di incertezza. I dati positivi legati essenzialmente alle aziende che esportano sono bilanciati in negativo dai dati su investimenti e produzione industriale che si attestano intorno a un -25% rispetto al 2007.

Questo il commento di Fabio Giovagnoli (Direttore Ires Toscana): «L'andamento degli indicatori economici della Toscana ci mette nella condizione di confermare un giudizio sostanzialmente critico della politica economica e finanziaria messa in atto dalle autorità internazionali e dal nostro Governo. In particolare per il nostro Paese sarebbe necessario compiere una svolta abbandonando l'insufficiente e contraddittorio intervento su una domanda che rimane inesorabilmente debole, e puntare in maniera più decisa su un piano di investimenti che qualifichi anche l'occupazione rendendola meno precaria e meno povera, dando quindi più speranze alle famiglie e, in particolare, ai giovani».

Giuseppe Ballerini
nella categoria Economia
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