Dibattito presso la Società Umanitaria

Dibattito presso la Società Umanitaria

Vittorio Feltri, direttore di Libero Quotidiano, e Andrea Mascaretti, consigliere comunale FI, mercoledì 25 maggio, presso la Società Umanitaria (via San Barnaba, 48) hanno dato vita a un interessante dibattito su Riflessioni senza false ipocrisie su moschee, immigrazione, sicurezza e regole da rispettare. Obiettivi del dibattito, condotto da Rossana Rodà, sono stati l’analisi dei problemi e l’individuazione di possibili auspicabili soluzioni, per il futuro di Milano. Temi che hanno suscitato l’interesse di un folto e attento pubblico.

Da parte sua Andrea Mascaretti, riferendosi in particolare alla situazione milanese e alla sua consolidata esperienza come amministratore pubblico, ha ricordato che la microcriminalità appare micro perché così definita dai mezzi di informazione, ma “quando entrano in casa vostra, quando tornate a casa e non trovate più le vostre cose e i vostri ricordi di famiglia, e quando trovate qualcuno con una pistola, non è più micro: è macrocriminalità per chi la subisce”.

Chi la infligge  è certo dell’immunità, è sicuro di poter delinquere tranquillamente. Le politiche di integrazione, se mai ci sono state, sono fallite, complice una politica falsamente buonista. Anche se, come ha tenuto a precisare Rossana Rodà, si possono registrare molte presenze positive di immigrati che hanno saputo inserirsi nel nostro contesto sociale e trasformarsi anche in imprenditori. Comunque, secondo Mascaretti, una prima immediata risposta a questo grave disagio sociale  può essere individuata nel dare il proprio voto a chi interpreta il bisogno di sicurezza dei cittadini.

Vittorio Feltri, ha allargato lo scenario, e ha individuato le cause della nostra incapacità a contenere l’immigrazione, e poi a gestirla, nella nostra incapacità di conservare la nostra identità e la nostra cultura. “Nonostante le nostre lamentele, siamo un popolo imbelle e vogliamo accogliere tutti perché speriamo di essere uccisi per ultimi. Gli immigrati non sono quindi il nostro futuro, sono la nostra minaccia”. La provocazione del direttore, nel suo acuto pessimismo, ha raggiunto l’obiettivo di coinvolgere il pubblico anche sul piano emotivo.

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