I conti di Trump non tornano ma nessuno sembra farci caso, neppure in Italia

I conti di Trump non tornano ma nessuno sembra farci caso, neppure in Italia

All'inizio della prossima settimana, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, presenterà al Congresso il bilancio per il 2020.

Al di là dei contenuti, comunque interessanti e che non mancheranno di creare polemiche visto che - secondo un'anticipazione di Reuters - Trump chiederà ancora 8,6 miliardi di dollari per il muro al confine con il Messico, quello che vale la pena sottolineare è l'elevato livello di deficit raggiunto durante la sua amministrazione.

Come nei precedenti progetti di spesa, nel bilancio disegnato da Trump per il 2020 vi sarà il taglio di molti programmi sociali, lasciando però inalterati quelli relativi a pensioni e sanità (Medicare).

In base a quanto comunicato dal Dipartimento del Tesoro, nei primi mesi dell'anno il deficit è aumentato del 77%, per le minori entrate e per la costante crescita della spesa.

Il motivo? Il taglio delle tasse voluto da Trump nel 2017, a cui si è aggiunto un forte aumento della spesa, in gran parte destinata al Pentagono.

Qual è la morale? Che la ricetta del taglio delle tasse che avrebbe così generato un aumento dello sviluppo della crescita economica tale da ripagare con gli interessi le mancate entrate si è rivelata - come già era prevedibile in base alle passate esperienze - tristemente sbagliata.

Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, riprendendo una dichiarazione di un funzionario dell'amministrazione Trump, il presidente degli Stati Uniti promette di arrivare al pareggio il bilancio tra 15 anni, naturalmente dopo aver esaurito i due mandati, a meno che non pensi di diventare un nuovo  Roosevelt.

Una notizia, questa, che difficilmente i sovranisti iperliberisti di casa nostra, che ci indicano l'amministrazione Trump come esempio di buon governo (!), si preoccuperanno di far sapere ai propri elettori. Eppure, come già aveva dimostrato l'esempio di Reagan, si sapeva benissimo che il taglio indiscriminato della pressione fiscale non produce, in automatico, un boom economico in grado di compensare le mancate entrate. Ma ciò che dice il passato continua a non essere di insegnamento.

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