Marilyn e il clistere (conclusione)

Marilyn e il clistere (conclusione)


Vai alla nona parte...

Il clistere, dunque. Per rafforzare questa tesi, si cita una conversazione registrata, quella in cui Eunice chiama la Polizia dicendo che la Monroe si era suicidata ( come faceva a saperlo?); e una sua frase sibillina, riportata da diversi presenti dopo l'ennesima intervista, in cui lei sussurra qualcosa di simile a " per quanto tempo ancora dovrò continuare con questa farsa?".

Ulteriori, asseriti, elementi di prova del complotto: la mancanza di contenitori d'acqua per ingerire le pillole e le dichiarazioni del sergente Jack Clemmons, il primo entrato fisicamente in casa dopo l'allarme, secondo cui " qualcosa non tornava". Poiché la tutrice della madre di Marilyn, chiamata non si sa perché, aveva appunto buttato via tutto, flaconi e forse anche qualcos'altro, con la scusa di non dare adito a maldicenze, mai si saprà se esisteva davvero e dove sia eventualmente finita la famosa agenda rossa di Marilyn. Notiamo che essa è un elemento presente anche nella nostrana tragedia della morte del giudice Borsellino. Ciò significa qualcosa? No, è una curiosa coincidenza, però. E' fascinosa.

Si punta il dito anche contro la fretta della Murray nel fare pulizia. Clemmons notò che la lavatrice era in funzione; lei stessa, nel libro, ammette di aver lavato dei panni, vestiti o ammennicoli tipo fazzoletti, e, appena uscita la salma, anche tutto il resto, lenzuoli compresi. Nessuno si preoccupò di cintare l'area, tanto si trattava di suicidio...

Il secondo presente è lo psichiatra Ralph Greenson (1911/1979). In verità egli ha sempre suscitato pesanti sospetti e sussurri di bassa lega; fu esplicitamente accusato in un libro " Marilyn Monroe: Caso Chiuso, di Jay Margolis e Richard Buskin, uscito nel 2014, di essere l'esecutore materiale del delitto;  anche se un altro libro del 2006, " Marilyn dernières séances («Marilyn, le ultime sedute»)", di Michel Schneider, si prende la briga di difenderlo

Emerito studioso freudiano, frequentatore dei massimi consessi mondiali di psichiatria, autore di pubblicazioni molto considerate, con diversi clienti famosi, è rimasto sempre in possesso dei nastri delle sedute con la Monroe, capitati in mano al procuratore Miner, che curava l'inchiesta sulla morte dell'attrice; in seguito se ne è appreso il contenuto. Si trattava di confidenze intime ed estreme, come accade in questi casi, ma, visto il contesto si scatenò un inferno di chiacchiere.

I detrattori di Greenson parlano di un circuito infernale: la psichiatra di Marilyn a New York, Marianne Kris, l'aveva fatta ricoverare e lei aveva dato di matto, chiamando Joe di Maggio a liberarla ( girano sempre le immagini di Marilyn che esce cercando di coprirsi il viso, affranta, strinata, spettinata). In questo humus infido, Kris le consiglia di rivolgersi, una volta a Los Angeles, a Greenson; Greenson le trova come governante la Murray e come avvocato  suo cognato, Milton Rudin. Gli psichiatri che gravitano intorno a lei, si occupano anche di suoi conoscenti o parenti o ex, e avrebbero condotto delle danze di condizionamento intorno ai personaggi più esposti.

Greenson, che si lamentava " mi è infedele come a un padre" e ostentava sentimenti paterni, appare in effetti influenzato dalla celebre paziente. Poiché le faceva frequentare casa propria, con la motivazione di darle una parvenza di ambiente familiare, suo figlio può raccontare di un breve climax sessuale con lei: il tutto non sembra molto professionale. Greenson inoltre, pochi giorni prima della tragedia, torna precipitosamente da un viaggio in Europa per seguire Marilyn ( e allarmato da chi, se non dalla Murray?), e si materializza quando Eunice lo chiama, quella notte.

Il punto del mistero rimane, ma si delinea qualcosa che sa di verosimile. Vediamo.

Le dichiarazioni dei presenti non sono state messe in discussione più che tanto. Se Eunice sosteneva di essersi allarmata per un sesto senso a mezzanotte e Greenson di essere arrivato alle tre e mezzo, e non si è compreso cosa sia accaduto in quelle ore di vuoto, nessuno potrà chiederlo più, scomparsi gli interessati. Potrebbero "cantare" dei loro discendenti, ma siamo alle informazioni di seconda o terza mano; o uscire ulteriori documenti o dichiarazioni clamorose contenute in qualche cassaforte.

A meno che non si decida a parlare colui che fece l'autopsia, il discusso dottor Noguchi ormai novantenne o che egli non abbia lasciato scritto qualcosa da pubblicare dopo la sua morte, di più concreto non c'è assolutamente nulla o né alcuno di vivente, in grado di parlare.

Nel 2012, alcuni esperti italiani Francesco Mari ed Elisabetta Bertol, docenti di tossicologia forense all’Università di Firenze, e Barbara Gualco, docente di criminologia nella stessa università, che si sono occupati anche della morte di Pacciani, (per molti un omicidio mediante veleno), hanno pubblicato un libro, dal titolo " L'enigma della morte di Marilyn Monroe. Cursum perficio".

Ricordiamo che "Cursum perficio" era la scritta all'ingresso della villa dove Marilyn morì, acquistata poco tempo prima, e significa " sto per finire il mio cammino", un particolare intrigante. Ma i tre di importante indicano altro, rilanciando palla alla governante: Marilyn avrebbe ricevuto un clistere dei medicinali incriminati, dalla Murray, che sarebbe in pratica la responsabile della sua morte, sia pur non volendolo.

Un interessante servizio su NatGeo, circa del 2016, ricostruisce, con un esperimento, le modalità ufficiali del suicidio, con pillole del tipo e quantità che avrebbero schiantato la diva. Gli esiti, unitamente alle risultanze degli esperti consultati a suo tempo da Summers, considerano compatibile la versione conosciuta, con gli esami e gli studi a posteriori: ovvero, il gesto anticonservativo, volontario o meno, cioè con modalità dovute alla debolezza, che avrebbero potuto portare a perdere il controllo della situazione. Tutti i discorsi sulle tracce delle capsule e i residui non trovati nello stomaco, o dettagli del genere, vengono spazzati via da queste ultime ricostruzioni.

Nella stanza non c'erano bicchieri, si è sempre detto. Abbiamo a disposizione un'unica foto, quella di un comodino con il poliziotto che indica qualcosa e, nelle vicinanze, una caraffa, ma non è da un solo documento fotografico che si possono trarre conclusioni.

In ogni caso, le pastiglie forse non erano necessarie.

Lo psichiatra Piero Rocchini ha fatto notare che era relativamente facile indurre un soggetto del genere a togliersi la vita, ma l'istigazione al suicidio è un reato la cui importanza viene rilevata solo da pochi anni; qualcuno, ricordando i commenti di Edoardo Sanguineti su Pierpaolo Pasolini, ha rispolverato la locuzione " suicidio per delega".

Personalità di un certo tipo si metterebbero in condizioni tali da esporsi alla morte per mano di altri, inconsapevolmente eletti a carnefici, e tra questi potrebbe rientrare Eunice Murray; la quale, resasi conto magari di un errore nel compiacere la padrona di casa, per averle portato l'acqua e le pillole proibite dai medici o per aver accettato di farlo col famoso clistere o una puntura, in seguito si sarebbe protetta da accuse eventuali, con l'avallo di Greenson e di tutto un sistema che non voleva grane.

Ricapitolando: pillole forse, ma non c'era acqua nei dintorni; punture, Noguchi dice di non averne trovato traccia. Rimane il clistere, infatti all'autopsia il colon risulta molto infiammato.

La cornetta del telefono in mano? Lo abbiamo detto, riportando ciò che molti amici notavano: aveva la pessima abitudine di non riagganciare.

Le altre ipotesi vanno sempre nell'indirizzo della cricca degli illuminati, gli handlers (manipolatori), le cospirazioni: le evitiamo. Non mancano sedi ove approfondire.

Francamente ci ha un po' stancato la storia dei fratelli Kennedy che usano e gettano la poverina, di John che manda Bob a scaricarla e tutto il resto ascoltato e letto all'infinito. Magari è vero, si saranno divertiti insieme e lei avrà chiamato qualche volta di troppo ( forse più per la carriera, che per un improbabile, agognato matrimonio): ma ci pare una ricostruzione, in fondo, più insultante, per lei, di un suicidio.

Marilyn , d'altronde, conservava gelosamente molti misteri sulla propria vita e alla base di qualcuno di essi, sfuggito ai biografi, o tenuto in caldo per libri e filmati dei futuri scopritori di verità,  potrebbe rintanarsi la rivelazione del millennio. Temiamo che, per quell'epoca, potrebbe non interessare più a nessuno.

Gli eredi di Marilyn sono gli Strasberg. Lee è morto nel 1982, preceduto di molto dalla prima moglie Paula, mentore dell'attrice, scomparsa nel 1966. E' mancata prematuramente anche la figlia Susan, nel 1999. Rimangono dunque la vedova Anna e altri figli: se esiste qualcuno in grado di conoscere di più, in quella famiglia va cercato, ma nessuno di loro sembra particolarmente desideroso di aprir bocca. Invece, di sfruttarne l'immagine, pare non ci si stanchi mai.

Dpiace svalorizzare una fine leggendaria, smitizzare un finale filmico, anzi deludo anche me stessa, ma la realtà, come il male, è spesso così banale.

E poi, poco male: Marilyn mi ha fatto compagnia, divertito, ammiccato ovunque io sia andata, un grazie le è dovuto.

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