Spread, il Governo del cambiamento ricorre alla retorica della propaganda per coprire i propri errori

Spread, il Governo del cambiamento ricorre alla retorica della propaganda per coprire i propri errori

Juncker? Un ubriacone. «Parlo con persone sobrie che non fanno paragoni che non stanno né in cielo, né in Terra», aveva detto ieri il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini al programma Tagadà su La7. Quest'oggi ha ripetuto il concetto ribadendo a Mattino Cinque su Canale 5: «Juncker sobrio e barcollante? Andate a vedere le foto su Google.»

Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, oggi sul blog delle Stelle: «I colpi bassi che arrivano dalla UE all'Italia per far aumentare artificiosamente lo spread (grazie Moscovici, grazie Juncker) non sono motivati da un ragionamento economico sul DEF, ma da meri interessi politici, perché il nostro governo non viene digerito dai partiti che sono oggi maggioranza in Parlamento e in Commissione Europea. Ma, e vorrei che se lo appuntassero, tra pochi mesi ci saranno le elezioni europee.»

Alessandro Di Battista su Facebook: «... eccole le dichiarazioni dei campioni di terrorismo mediatico. Quel che nei grattacieli di Bruxelles uomini senza volto e senza un voto temono è la logica dell'esempio. [...] La verità è che gli speculatori finanziari detestano la giustizia sociale. Lorsignori (sic) si nutrono delle disparità, si arricchiscono grazie alla povertà altrui, speculano sulle disgrazie.
[...]
Temono la forza dell'esempio questi signori fuori dalla storia, temono la forza dell'esempio i funzionari di Bruxelles schiavi dell'alcol e dei diktat di Goldman Sachs, temono la forza dell'esempio questi traditori della sinistra e del Popolo, colmi di invidia perché "noi realizziamo i loro sogni".
[...]
Adesso spetta al Popolo ignorarli, spetta al Popolo smettere di leggerli, spetta al Popolo incartare un pezzo di caciotta con le prime pagine di questi giornali morenti. Ho letto che Luigi ha detto che se necessario andremo a spiegare la manovra nelle piazze d'Italia.»


Come aiutano a capire gli esempi - brevi e più recenti - sopra riportati, i rappresentanti e i supporter dell'attuale maggioranza che governa l'Italia non rinunciano alla loro ripetitiva, asfissiante e aberrante propaganda. Le elezioni si sono celebrate 6 mesi fa ed il linguaggio con cui Lega e 5 Stelle si rivolgono agli italiani è però ancora quello della campagna elettorale.

Chi è contro di loro è un ubriacone, un profittatore del popolo, gente che vive nei grattacieli, piena di invidia e che pensa solo ad arricchirsi alle spalle del popolo, a cui invece pensano con amorevole premura e cura i tribuni Salvini, Di Maio e Di Battista... anzi... no! Bisogna scrivere i tribuni Matteo, Luigi e Alessandro! Adesso ci siamo.

Purtroppo per loro, però, la realtà dei fatti è un po' diversa da quella che raccontano. Se a causa di quello che loro hanno detto, presentando la "manovra del popolo", la flat tax viene percepita come un semplice allargamento del regime forfettario, il reddito di cittadinanza una mancia elettorale e gli investimenti sulle infrastrutture un'utopia causando un ulteriore rallentamento sulle previsioni di crescita - secondo quanto riportato oggi da Confindustria - non è possibile richiamarsi all'esistenza di un nemico per sopperire ai propri errori che, come conseguenza, hanno effetti devastanti su spread e borsa.

E se così non fosse, allora sarebbe inspiegabile quello che il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, ha detto quest'oggi alla presentazione dei nuovi scenari macroeconomici di Confindustria, annunciando che il governo, dopo aver fissato al 2,4% del Pil il deficit nei prossimi tre anni, sta trattando per ridurre i target del biennio 2020/2021 al 2,2% e successivamente al 2%.

E non è colpa della Commissione europea che questa cerchi di ricordare all'Italia che, in base alle regole attuali, con il deficit nominale al 2,4%, è possibile che il deficit strutturale non riesca a rispettare i margini del patto di stabilità e crescita. E non era forse per tale motivo che Tria inizialmente voleva fissare il deficit debito/Pil all'1,6%?

Ma le regole, per il governo del cambiamento, valgono solo se devono essere gli altri a rispettarle.

Categoria Politica
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